Community Soccer Report. La creazione da zero di un progetto

Oggi parliamo di Community Soccer Report, un progetto sviluppato dalla nostra Agenzia in collaborazione con Stefano D’Errico.
Siamo partiti da zero, quindi dalla creazione del logo. Cercavamo qualcosa di semplice, intuitivo per certi versi minimal. Il nome nasce dall’intuizione di Stefano, noi abbiamo pensato alla parte grafica.
Il punto  bianco al centro rappresenta il sistema calcio costituito dai club, federazioni, addetti ai lavori, ovvero il target al quale ci rivolgiamo. Il cerchio giallo che lo circonda rappresenta il territorio, gli stakeholder. Quello viola la community appunto. La scelta del giallo e viola è un gusto strettamente personale senza specifici riferimenti.
Altro passaggio minimal, il sito. Semplice, speriamo chiaro, intuitivo, costituito da sole due pagine: home e news, la sezione attraverso la quale vogliamo creare valore.
Tre i canali social ad oggi: Facebook, Twitter, LinkedIn.
La personalizzazione passa dalle grafiche, è la parte dove stiamo spingendo più forte. La parte minimal lascia spazio ad un’anima pop, colori accesi, immagini ritoccate sui toni gialli e viola, colori sicuramente accesi. Lo sfondo spesso e volentieri è accompagnato dal payoff Not Just a Game, che disegna e racchiude la missione e la Community Soccer Report.
Quali altre attività? Ci occupiamo di gestire la pubblicazione dei contenuti, attraverso l’inserimento delle news sul sito e la condivisione su tutte le piattaforme. Questa è la fase di Start-up, ma il nostro intervento man mano si amplierà con l’obiettivo di diffondere sempre più il progetto, ampliando il bacino d’utenza ed attivando importanti partnership.
Siamo all’inizio, ci facciamo un in bocca al lupo da soli!

La campagna Summer Dart

L’utilizzo del bianco e nero è in linea con l’immagine coordinata del nostro cliente.

La base neutra ci permette di “giocare” con il verde acido per mettere in evidenza alcuni concetti.

Abbiamo scelto delle immagini che possano render riconoscibili a primo impatto le diverse discipline.

Quelle alcune grafiche della Campagna “SUMMERDART”.

 

Broma Srl: una nuova storia da raccontare

Una strategia completa, sviluppata attraverso un lavoro di squadra.

Da pochissimo sono stati lanciati i canali ufficiali di Broma, una start-up innovativa, impegnata nella ricerca, sviluppo e commercializzazione di prodotti e servizi in ambito di nutrizione e salute.

La costruzione dell’architettura comunicativa comprende:

Per ogni target il proprio canale:

  • FACEBOOK per rivolgersi alla fascia dai 40 in sù interagendo attraverso campagne e gruppi
  • INSTAGRAM per “colpire” la fascia più giovane e sviluppare in futuro il progetto “testimonial”
  • LINKEDIN per attivare quel processo di networking con professionisti del settore salute, nutrizione benessere
  • TWITTER per legarsi ad un social molto utilizzato all’estero più che in Italia

Siamo nella fase 0, quella del lancio, posticipato causa Covid-19.

L’obiettivo oggi è presentare l’Azienda, scoprire chi sono e cosa fanno, quali sono i servizi. Il focus sul BROMATEST e le specifiche delle barrette. Il target al quale ci vogliamo rivolgere, l’e-commerce, i valori, la sostenibilità ed il Made in Italy.

C’è ancora tanto da raccontare.

Siamo a lavoro per pianificare e pubblicare!

www.broma.bio

Costruzione di una identità social: il Castrum Monterotondo

Dandone una definizione generica e letterale, il “tone of voice” è il tono che si vuole dare ad una comunicazione, coerente ed in piena armonia con il brand.

Carattere, personalità, stile, strategia. Il tone of voice deve tener conto di tutto ciò. E’ uno dei primi passaggi che analizziamo e costruiamo, cercando di capire come trasmettere i valori, i principi, lo stile del nostro cliente. Si può avere un tono istituzionale, si può avere un tono divertente, easy, ironico.

Il lavoro con il Castrum Monterotondo nasce da lontano, l’identità è stata costruita nel tempo attraverso un team di comunicazione e forgiata nelle vittorie della squadra.

In questo caso il tono utilizzato è un misto tra divertimento e senso di appartenenza. E’ una comunicazione che cerchiamo di rendere efficace attraverso grafiche e copy che possano attrarre l’utente visitatore per un motivo o per un altro. Sicuramente è una strategia ad hoc, personalizzata e riconoscibile.

 

Tone of voice da quarantena

Durante il periodo di quarantena ci siamo attivati per adattare al contesto tutti i piani editoriali dei clienti e, ovviamente, aggiornando anche quello della PSM Sport.

Abbiamo “sfruttato” la situazione per mostrare i confini del nostro lavoro e rilanciando al contempo alcuni messaggi che venivano dati dalle Istituzioni senza avventurarci in consigli, indicazioni e pareri personali. Ecco, in un momento in cui i social sono impazziti tra palco e realtà, tra verità e fake news, tra messaggi solidali ed odio profondo, il nostro “tone of voice” e di conseguenza anche quello di tutti i partner si è basato su equilibrio, empatia e responsabilità.

In primis, abbiamo illustrato il nostro ruolo in qualità di Social Media Manager: cosa deve fare un SMM in un momento di crisi mondiale come questo?

Nello step 2 ci siamo avventurati nel lancio della Campagna “IO RESTO A CASA”, PSM Sport edition. Per l’occasione abbiamo creato un logo che ha accompagnato tutte le nostre grafiche ed immagini, incastrando il quadrato PSM all’interno di una casa stilizzata.

Torneremo ad abbracciarci, ora restate a casa!

Orgoglio italiano!

Mantenete le distanze

In molti hanno giustamente dato merito a tutti gli operatori sanitari che hanno lavorato e stanno lavorando notte e giorno per la salute e sicurezza di tutti. A questi, vanno aggiunte tutte le categorie professionali che non si sono mai fermate. Noi, l’abbiamo voluta interpretare così: “Per una volta i nostri idoli non sono sportivi…”

Proseguendo, invitavamo a rispettare le indicazioni e disposizioni del Governo, mantenendo ancora il distanziamento sociale qui indicato da alcuni Campioni del calcio, quel famoso metro di distanza gli uni dagli altri.

Nel frattempo, ribadivamo ancora una volta chi siamo e cosa facciamo, non ne abbiamo mai abbastanza. La comunicazione non si può fermare nemmeno davanti una situazione del genere. Anzi, per sopravvivere e ripartire qualsiasi tipo di attività sportiva e non ha bisogno di trasmettere. Se comunichi significa che ci sei, che sei vivo, che sei visibile ai tuoi utenti, sostenitori e clienti. Noi abbiamo continuato a supportare chi ha avuto fiducia in noi e lo continueremo a fare in questa fase di ripartenza.

Monchi Masterclass: comunicare e trasmettere

Una iniziativa che ci è piaciuta molto. L’abbiamo interpretata come una grande opportunità sfruttata al meglio dal Club. Il Siviglia, ha lanciato sul proprio canale Youtube, da qualche settimana la Masterclass con il Direttore Sportivo Monchi, che, raccontando la sua esperienza, effettua vere e proprie lezioni sulla figura del Direttore Sportivo, definendone al meglio i confini.

Il Siviglia ha un fuoriclasse e ne è consapevole. Lo ha posto al centro di una iniziativa social unica.

Noi occupandoci di social media applicati allo sport abbiamo voluto approfondirla da un punto di vista strategico.

Ci siamo posti, innanzitutto, una domanda per capire l’attore protagonista: un direttore sportivo può essere allo stesso tempo anche un tifoso?

“Esiste gente per cui il Siviglia è più importante della famiglia; persone che rinunciano a molte cose pur di avere i soldi per comprarsi un abbonamento. È un sentimento!”.

Facciamo leva sulle parole di Monchi raccolte nel libro a cura di Daniel Pinilla per risponderci. Facciamo nostro il concetto ed andiamo avanti.

Abbiamo sin qui visto e ascoltato tutti i video pubblicati. Qui il link diretto alla Playlist per i curiosi: https://bit.ly/2Lg3egS

Tanti i temi trattati: il processo di adattamento di un calciatore all’interno di una nuova squadra; il calciomercato con la scelta di un sostituto all’altezza del campione che cambia club; la capacità di delegare, la fiducia e la determinazione nel credere fortemente nelle competenze e responsabilità del tecnico, dello staff, degli scout; i rapporti con la stampa e l’importanza del saper comunicare; la valutazione del talento; il ruolo essenziale del settore giovanile; il ruolo della fortuna.

Temi trattati molto spesso ma raramente raccontati da chi li ha vissuti e li vive in prima persona ad altissimo livello.

L’abbiamo definita opportunità, perché il Club ha “sfruttato” il momento di blocco per  lanciare una serie di messaggi, avvicinarsi ai propri tifosi e coinvolgerne altri.

  • Far conoscere la persona Monchi rendendola più vicina
  • Definire meglio il ruolo di Direttore Sportivo
  • Fare formazione con alcuni dettagli, consigli e tematiche sviluppate
  • Spiegare quanto lavoro c’è dietro un ruolo essenziale come quello del Direttore Sportivo
  • Trasmettere valori come la collaborazione, la responsabilità, la competenza
  • Valorizzare e diffondere il sevillismo attraverso uno dei suoi attori protagonisti più vincenti

Questi i messaggi lanciati, almeno per noi.

Noi abbiamo notato tutto ciò, da appassionati e professionisti che lavorano nell’ambito della comunicazione social applicata allo sport. Una riflessione che ci tenevamo a condividere con voi evidenziando ancora una volta come un contenuto digital “semplice” ma ragionato possa avere un impatto positivo sugli utenti a più livelli.

Per chi conoscesse lo spagnolo sono contenuti da non perdere.

Comunicare un evento. La Giornata Internazionale della Danza

Ieri è stata celebrata la Giornata Internazionale della Danza.

Con tutto lo staff social, copy e grafico abbiamo comunicato questo evento con una strategia personalizzata per il nostro cliente DART, una Scuola di Danza.

Abbiamo studiato concetto d’immagine e grafico in linea con i colori DART e coerente con lo stile comunicativo utilizzato sino ad ora, cercando di impattare anche da un punto di vista emotivo su tutti i follower vista la situazione Covid-19.

Primo aspetto abbiamo realizzato una Cover dell’evento:

Secondo step la stesura di un breve articolo per spiegare alcuni dettagli della Giornata Internazionale della Danza con immagini brandizzate DART ad hoc: https://bit.ly/3bYYLL6

Terzo Step la creazione di Storie Instagram per celebrare le diverse discipline del mondo della Danza:

Ultimo step un video che ha coinvolto tutte le Allieve e gli Allievi DART: “La danza per me è…”

PSM Sport: chi siamo e cosa facciamo

Siamo una Agenzia specializzata in Social Media Management fondata nel 2015 con un focus specifico nel settore sportivo. La nostra missione è posizionare il marchio dei nostri clienti sulle principali piattaforme social, comunicando al meglio il progetto sportivo, educativo, sociale e commerciale.

IL NOSTRO STILE: #NOTJUSTLEMONADE

“Se la vita ti offre limoni, non devi per forza fare limonate”

Studiamo il contesto, entriamo in sinergia con il cliente condividendone ambizioni, obiettivi e necessità. Abbiamo esperienze con realtà professionistiche e dilettanti. La nostra forza è la capacità di adattamento al settore di riferimento, alla categoria, alla disciplina sportiva specifica. Definiamo una strategia su misura, disegnata ad hoc, sulla base del budget e del risultato finale da raggiungere. Creiamo delle alternative alle soluzioni tradizionali.

SERVIZI PSM Sport

OBIETTIVI

Posizionamento social. Potenziamento visibilità. Ampliamento bacino d’utenza.

COSA FACCIAMO COME AGENZIA?

  • Definizione strategia: quali canali e perchè
  • Stesura piano editoriale: calendarizzazione dei post
  • Pubblicazione contenuti: condivisione su tutti i canali
  • Immagine coordinata: identità grafica social
  • Gestione community: interazioni e gruppi
  • Campagne sponsorizzate: pubblicità social a pagamento
  • Reportistica dati: analisi statistiche e target utenti

In sintesi, comunichiamo la vostra e la nostra passione. 

Premier League Core Strategy. Un nuovo approccio socialmente responsabile

Oggi stiamo vivendo tutti una situazione surreale. Per il bene comune mondiale dobbiamo restare il più possibile in casa. Siamo sempre a caccia di qualcosa da fare per far passare il tempo. Che per molti potrebbe tramutarsi in qualcosa da leggere, un buon film o qualche documentario, tra la noia più profonda, la curiosità e la mai doma deformazione professionale.

In questo, un supporto davvero valido è TED. Si tratta di una piattaforma online gratuita, nata dalle geniali menti della Silicon Valley, in cui scienziati, accademici o esperti del settore tengono brevi seminari o conferenze sui temi più disparati in giro per il mondo.Questi vengono registrati, diventando fruibili a tutti. Molto interessante ed illuminante, soprattutto se si capita sull’argomento giusto.

E speravo proprio in questo digitando “CSR in football”. Poco o niente purtroppo, evidentemente il tema è ancora troppo di nicchia. Tuttavia, tra i titoli consigliati ce n’era uno in particolare che mi ha ispirato: “The business benefits of doing good”. E lasciatemi dire che ci ho visto giusto!

https://www.ted.com/talks/wendy_woods_the_business_benefits_of_doing_good

La professorona di turno è Wendy Woods, espertissima in strategie di investimento e consulenza in impatto sociale, che in meno di due minuti e mezzo ha distrutto tutto quello che credevo di sapere sul CSR. Ma come? Mesi e mesi di letture e studio sull’argomento, progetti e idee in cantiere, e “Corporate Social Responsibility isn’t the answer?

Siccome la speranza è l’ultima a morire, è bastata un po’ di pazienza e mi si è prospettata davanti agli occhi la soluzione: TSI, o Total Societal Impact. Non una semplice alternativa, ma una vera rivoluzione in questo campo. E che vale la pena approfondire perché c’è chi ne sta già facendo (buon) uso.

TSI, UN NUOVO APPROCCIO AL CSR

Secondo il Boston Consulting Group, coniatore del termine, per TSI si intende:

“L’insieme dei benefici sociali, economici ed ambientali per la società derivanti dall’attività, dai servizi e dai prodotti di un’azienda”.

Il che pare mettere la CSR e il TSI sullo stesso piano, almeno per quanto riguarda scopi e obiettivi. Se non fosse per una differenza fondamentale. Nel primo approccio l’impatto sociale è considerato in aggiunta all’idea di business e profitto, quindi qualcosa che è giusto fare per il bene del territorio coi soldi che si guadagnano. Nel secondo, invece, questo elemento è visto come parte integrante per raggiungere questi risultati. Nell’approccio TSIambiente e società sono fattori parte della core business stragegy aziendale, ed imprescindibili da essa. Non un settore esterno, soggetto eventualmente a tagli o riduzioni come spesso accade nei momenti meno fortunati alle iniziative di responsabilità sociale.

Per portare un esempio concreto, la Unilever, azienda leader del packaging, ha stabilito che entro il 2020 tutti il materiale grezzo agricolo usato per la produzione dovrà avere rispondere ad una caratteristica ben precisa: sostenibilità. Quindi, garantire una riduzione dell’impatto ambientale, il supporto delle comunità agricole, ma allo stesso tempo la longevità e la stabilità del sistema produttivo, senza anelli deboli nella catena.

Davvero un ottimo esempio di come applicare questa strategia da parte di un colosso industriale. E, fortunatamente, nemmeno l’unico. Lo stesso Boston Consulting Group, di cui la nostra musa ispiratrice fa tra l’altro parte, ha condotto e pubblicato uno studio a riguardo (Insights on Total Societal Impact from five industries, 2017), identificando una serie di esempi virtuosi appartenenti a vari ambiti dell’economia. E, manco a dirlo, i risultati riscontrati erano più o meno positivi per tutti.

Tra i vari settori presi in esame non c’era purtroppo quello dello sport, né tanto meno il calcio. Questo però non significa che qualcuno non abbia già iniziato a pensare in questi termini, anzi…

LA PREMIER LEAGUE CORE STRATEGY

Come al solito è la Premier League il sistema pioniere quando si tratta di novità. Campionato più bello del mondo e anche il più all’avanguardia. Ma, è probabile che ci sia una correlazion ediretta tra queste due evidenze? Cerchiamo di scoprirlo.

L’infografica sopra mostra il piano strategico dell’organizzazione(fonte: Premier League – Inspiring stories 2015/2016). Ben visibili sono i tre obiettivi chiavestabiliti dagli uffici di Gloucester Place. Si potrebbe parlare di come, in effetti, due di questi siano sulla buona strada per essere raggiunti. Il campionatoè davvero quello con più appeala livello globale, giocato in stadiquasi sempre pieni e tra i più belli del continente. Quanto interesse ed investimentiattorno all’universo Premier, si sono raggiunti livelli da capogiro. Un paio di “piccoli” dati.I 4,35 miliardi di sterline nel triennio 2019-2022 dai diritti tv (fonte: The Telegraph). Oppure, i milionari contratti di sponsorizzazione delle squadre top della classifica, non ultimo l’Arsenal a cui l’Adidas offre 65 milioni a stagione. Non serve aggiungere altro. Quello che però interessa alla nostra analisi è il terzo punto, quello relativo all’impegno sociale: “ispirare attraverso la partecipazione e la creazione di opportunità, connettendosi con le comunità locali e globali”. Definizione questa già usata in un precedente contributo raccontando del progetto PLCommunities. Che però ora fa un certo effetto vedere inserita in questo contesto, di natura prettamente strategica e sullo stesso piano di business e profitto.

Ma è davvero così importante? Miliardi di sterline sul piatto, e coinvolgere i bimbi nelle scuole e le famiglie del territorio è comunque una priorità?

UN ESEMPIO DI TSI APPLICATO AL CALCIO?

Per rispondere a queste domande, si potrebbe partire direttamente dalle parole di chi questo circolo virtuoso strategico l’ha pensato: “Il terreno non è mai stato così fertile, e abbiamo coinvolto molte più persone. I successi dei Club spingono i giovani a partecipare ed entrare nel movimento – sport e educazione offrono loro le giuste opportunità”.

Quello di Richard Scudamore (direttore esecutivo della Premier fino al 2018), è un assist perfetto, che porta ad una serie di considerazioni. La prima è quella che, seppur non espresso chiaramente, la strategia ruota attorno all’idea di Total Societal Impact. E non solo perché graficamente molto simili (vedi le due infografiche sopra). Sembra proprio che la valorizzazione ed il coinvolgimento del territorio siano a tutti gli effetti un anello forte della catena, e non qualcosa di accessorio.

E come dargli torto. Senza le communities non ci sarebbero partecipazione ed interesse nel sistema. Perché un bimbo dovrebbe comprare la maglia di una certa squadra? Perché passare pomeriggi a giocare al parco, esultando come il proprio idolo? Esempi banali, è vero, ma anche quelli più veri e tangibili. Perché un Club che vende cinque magliette al mese non riceve sponsorizzazioni a dieci zeri. Le stesse che poi vengono reinvestite per assicurarsi i migliori campioni in circolazione. Quindi ancora più interesse, seguito, coinvolgimento.

In altre parole, è difficile pensare di poter costruire un simile show, nei migliori teatri e coi migliori attori, senza una platea adeguata. Meglio allora tramutare tutto ciò in opportunità. Di sviluppo sociale e del territorio, senz’altro. Perché l’effetto calamita del calcio in relazione a qualsiasi tematica è impressionante, con effetti positivi dimostrati. Ma anche sviluppo economico, del business. Proprio come dice il Total Societal Impact.

Stefano D’Errico, Community Coach Leader at Arsenal FC

Social Basket: intervista a Davide Draghi, Responsabile Comunicazione della Pallacanestro Reggiana

Abbiamo intervistato Davide Draghi, Responsabile Comunicazione della Pallacanestro Reggiana, parlando della missione social del suo club e chiedendogli dei modelli di riferimento del settore. Ne è un uscito un ottimo contributo per ampliare il raggio d’azione, entra nel mondo del basket e dar luce ad un ottimo lavoro in termini di social media management.  

MISSIONE SOCIAL | “Pallacanestro Reggiana si rivolge principalmente ad un’audience molto radicata nel territorio e “fidelizzata” (lo dicono i dati degli abbonamenti, con uno zoccolo duro di oltre 3000 persone ormai fisse da un decennio), ma allo stesso tempo con un margine territoriale ridotto, composto dalla provincia reggiana e poco oltre. Il nostro obiettivo primario a livello social è quello di mantenere ovviamente legato a noi questo zoccolo duro, ma contemporaneamente attirare le nuove generazioni a legarsi al nostro sport e di conseguenza al nostro brand. Per farlo però, non serve solo Instagram, ma anche vere e proprie attività sul territorio: parlo ad esempio della presenza costante nelle scuole, oppure del legame con le varie società della provincia che svolgono attività giovanile.

In quest’ottica, lavoriamo da anni con progetti come “Scuola di Tifo”, rivolto soprattutto agli studenti di scuole primarie e medie, ed inoltre abbiamo lanciato nella scorsa estate la Pallacanestro Reggiana Academy: una vera e propria rete che colleghi tutte le società “minori” del territorio alla nostra, con una proficua collaborazione da cui possano trarre vantaggio entrambe le parti. In conclusione, la strategia social deve quindi andare di pari passo con quella che è la “mission” della società ad ampio raggio. Solo in questo modo si possono avere benefici.
FANBASE | “Pallacanestro Reggiana è presente su Instagram, dove ha circa 24 mila followers; su Facebook (più di 26 mila like), su Twitter (circa 9 mila followers) e su YouTube, dove gli iscritti al canale sono circa 1500.”
INTERAZIONI | “Fare social nello sport, a differenza della maggior parte degli altri contesti professionali, significa avere a che fare con una grande ed in parte imprevedibile variabile: il risultato sportivo. Bisogna essere quindi reattivi: bravi a cavalcare l’onda del momento positivo, e questa è la parte facile, ed ancor più bravi a mantenere attive le interazioni nei momenti invece in cui la squadra va meno bene. E’ scontato quindi che i maggiori click arrivino prima di tutto dai contenuti legati ad una bella vittoria, un trofeo conquistato, un record battuto. Oltre a questo, i post con maggiore interazione provengono fondamentalmente da due “macro-mondi”: o il mini-contenuto, più adatto ad Instagram, come ad esempio una clip di meno di 10 secondi o un meme, oppure l’approfondimento, più adatto a Facebook. In tal senso abbiamo anche cercato di togliere i giocatori, che sono ovviamente i nostri attori principali, dal loro “piedistallo” e renderli più umani e fruibili possibile: hanno avuto un buon successo ad esempio un video formato “candid camera” di Leonardo Candi che gira tra le vie del centro a promuovere la campagna abbonamenti, oppure una finta conferenza stampa dove Simone Fontecchio e Luca Infante rispondono a delle domande rivolte da bambini. In assoluto, da quando sono in Pallacanestro Reggiana, il contenuto con più visualizzazioni è stata una clip di Buon Natale, con giocatori e staff come attori, girata più di tre anni fa.”
MODELLI | “A livello italiano, andando per un attimo al di fuori dalla pallacanestro, penso che l’esempio più illuminato sia la Juventus: sia per investimenti che fa nel settore social, sia per quantità e qualità di produzione. Ovviamente hanno dei mezzi a disposizione che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli della nostra realtà. Più in generale però, siamo in un momento storico in cui l’esposizione mediatica e la visibilità social non sono mai state così grandi: c’è poco da inventare, quindi. Per questo motivo io non osservo una società in particolare, ma prendo spunto dalle cose che mi piacciono che vedo in giro. Se devo citare due franchigie Nba che apprezzo molto per mentalità friendly ed autoironia sui social, dico Philadelphia e Portland.”