Articoli

Premier League Core Strategy. Un nuovo approccio socialmente responsabile

Oggi stiamo vivendo tutti una situazione surreale. Per il bene comune mondiale dobbiamo restare il più possibile in casa. Siamo sempre a caccia di qualcosa da fare per far passare il tempo. Che per molti potrebbe tramutarsi in qualcosa da leggere, un buon film o qualche documentario, tra la noia più profonda, la curiosità e la mai doma deformazione professionale.

In questo, un supporto davvero valido è TED. Si tratta di una piattaforma online gratuita, nata dalle geniali menti della Silicon Valley, in cui scienziati, accademici o esperti del settore tengono brevi seminari o conferenze sui temi più disparati in giro per il mondo.Questi vengono registrati, diventando fruibili a tutti. Molto interessante ed illuminante, soprattutto se si capita sull’argomento giusto.

E speravo proprio in questo digitando “CSR in football”. Poco o niente purtroppo, evidentemente il tema è ancora troppo di nicchia. Tuttavia, tra i titoli consigliati ce n’era uno in particolare che mi ha ispirato: “The business benefits of doing good”. E lasciatemi dire che ci ho visto giusto!

https://www.ted.com/talks/wendy_woods_the_business_benefits_of_doing_good

La professorona di turno è Wendy Woods, espertissima in strategie di investimento e consulenza in impatto sociale, che in meno di due minuti e mezzo ha distrutto tutto quello che credevo di sapere sul CSR. Ma come? Mesi e mesi di letture e studio sull’argomento, progetti e idee in cantiere, e “Corporate Social Responsibility isn’t the answer?

Siccome la speranza è l’ultima a morire, è bastata un po’ di pazienza e mi si è prospettata davanti agli occhi la soluzione: TSI, o Total Societal Impact. Non una semplice alternativa, ma una vera rivoluzione in questo campo. E che vale la pena approfondire perché c’è chi ne sta già facendo (buon) uso.

TSI, UN NUOVO APPROCCIO AL CSR

Secondo il Boston Consulting Group, coniatore del termine, per TSI si intende:

“L’insieme dei benefici sociali, economici ed ambientali per la società derivanti dall’attività, dai servizi e dai prodotti di un’azienda”.

Il che pare mettere la CSR e il TSI sullo stesso piano, almeno per quanto riguarda scopi e obiettivi. Se non fosse per una differenza fondamentale. Nel primo approccio l’impatto sociale è considerato in aggiunta all’idea di business e profitto, quindi qualcosa che è giusto fare per il bene del territorio coi soldi che si guadagnano. Nel secondo, invece, questo elemento è visto come parte integrante per raggiungere questi risultati. Nell’approccio TSIambiente e società sono fattori parte della core business stragegy aziendale, ed imprescindibili da essa. Non un settore esterno, soggetto eventualmente a tagli o riduzioni come spesso accade nei momenti meno fortunati alle iniziative di responsabilità sociale.

Per portare un esempio concreto, la Unilever, azienda leader del packaging, ha stabilito che entro il 2020 tutti il materiale grezzo agricolo usato per la produzione dovrà avere rispondere ad una caratteristica ben precisa: sostenibilità. Quindi, garantire una riduzione dell’impatto ambientale, il supporto delle comunità agricole, ma allo stesso tempo la longevità e la stabilità del sistema produttivo, senza anelli deboli nella catena.

Davvero un ottimo esempio di come applicare questa strategia da parte di un colosso industriale. E, fortunatamente, nemmeno l’unico. Lo stesso Boston Consulting Group, di cui la nostra musa ispiratrice fa tra l’altro parte, ha condotto e pubblicato uno studio a riguardo (Insights on Total Societal Impact from five industries, 2017), identificando una serie di esempi virtuosi appartenenti a vari ambiti dell’economia. E, manco a dirlo, i risultati riscontrati erano più o meno positivi per tutti.

Tra i vari settori presi in esame non c’era purtroppo quello dello sport, né tanto meno il calcio. Questo però non significa che qualcuno non abbia già iniziato a pensare in questi termini, anzi…

LA PREMIER LEAGUE CORE STRATEGY

Come al solito è la Premier League il sistema pioniere quando si tratta di novità. Campionato più bello del mondo e anche il più all’avanguardia. Ma, è probabile che ci sia una correlazion ediretta tra queste due evidenze? Cerchiamo di scoprirlo.

L’infografica sopra mostra il piano strategico dell’organizzazione(fonte: Premier League – Inspiring stories 2015/2016). Ben visibili sono i tre obiettivi chiavestabiliti dagli uffici di Gloucester Place. Si potrebbe parlare di come, in effetti, due di questi siano sulla buona strada per essere raggiunti. Il campionatoè davvero quello con più appeala livello globale, giocato in stadiquasi sempre pieni e tra i più belli del continente. Quanto interesse ed investimentiattorno all’universo Premier, si sono raggiunti livelli da capogiro. Un paio di “piccoli” dati.I 4,35 miliardi di sterline nel triennio 2019-2022 dai diritti tv (fonte: The Telegraph). Oppure, i milionari contratti di sponsorizzazione delle squadre top della classifica, non ultimo l’Arsenal a cui l’Adidas offre 65 milioni a stagione. Non serve aggiungere altro. Quello che però interessa alla nostra analisi è il terzo punto, quello relativo all’impegno sociale: “ispirare attraverso la partecipazione e la creazione di opportunità, connettendosi con le comunità locali e globali”. Definizione questa già usata in un precedente contributo raccontando del progetto PLCommunities. Che però ora fa un certo effetto vedere inserita in questo contesto, di natura prettamente strategica e sullo stesso piano di business e profitto.

Ma è davvero così importante? Miliardi di sterline sul piatto, e coinvolgere i bimbi nelle scuole e le famiglie del territorio è comunque una priorità?

UN ESEMPIO DI TSI APPLICATO AL CALCIO?

Per rispondere a queste domande, si potrebbe partire direttamente dalle parole di chi questo circolo virtuoso strategico l’ha pensato: “Il terreno non è mai stato così fertile, e abbiamo coinvolto molte più persone. I successi dei Club spingono i giovani a partecipare ed entrare nel movimento – sport e educazione offrono loro le giuste opportunità”.

Quello di Richard Scudamore (direttore esecutivo della Premier fino al 2018), è un assist perfetto, che porta ad una serie di considerazioni. La prima è quella che, seppur non espresso chiaramente, la strategia ruota attorno all’idea di Total Societal Impact. E non solo perché graficamente molto simili (vedi le due infografiche sopra). Sembra proprio che la valorizzazione ed il coinvolgimento del territorio siano a tutti gli effetti un anello forte della catena, e non qualcosa di accessorio.

E come dargli torto. Senza le communities non ci sarebbero partecipazione ed interesse nel sistema. Perché un bimbo dovrebbe comprare la maglia di una certa squadra? Perché passare pomeriggi a giocare al parco, esultando come il proprio idolo? Esempi banali, è vero, ma anche quelli più veri e tangibili. Perché un Club che vende cinque magliette al mese non riceve sponsorizzazioni a dieci zeri. Le stesse che poi vengono reinvestite per assicurarsi i migliori campioni in circolazione. Quindi ancora più interesse, seguito, coinvolgimento.

In altre parole, è difficile pensare di poter costruire un simile show, nei migliori teatri e coi migliori attori, senza una platea adeguata. Meglio allora tramutare tutto ciò in opportunità. Di sviluppo sociale e del territorio, senz’altro. Perché l’effetto calamita del calcio in relazione a qualsiasi tematica è impressionante, con effetti positivi dimostrati. Ma anche sviluppo economico, del business. Proprio come dice il Total Societal Impact.

Stefano D’Errico, Community Coach Leader at Arsenal FC