PSM MEDIA: INTERVISTA A SIMONE CASO

Intervista a Simone Caso: Arsenal Soccer Schools Youth Development Coach

Come sei entrato in contatto con il mondo Arsenal e di cosa ti occupi all’interno dell’Arsenal Soccer School?


La mia piccola avventura iniziò da Como cinque anni fa quando fallii per il secondo anno di fila il quarto anno di scuola superiore. Mi iscrissi alla scuola serale e iniziai ad allenare in una scuola calcio. Essere circondato da persone più anziane di me che facevano grandi sacrifici per le loro famiglie e lavoro mi diede un enorme esempio di vita. Mi innamorai della città di Londra in una piccola vacanza e mi dissi che dovevo andare a viverci a tutti i costi. Scoprii tramite Internet che in Inghilterra oltre a Sports Science (Scienze Motorie) c’era la possibilità di studiare “Sports Coaching” e alcuni corsi erano organizzati tramite le squadre di calcio. Iniziai il corso CONI-FIGC, feci la richiesta di studiare per alcune università inglesi, tra cui la London Metropolitan University il corso “Football and Community Sports Coaching with Arsenal FC”. Dopo un periodo di colloqui mi invitarono ad entrare a far parte del corso foundation degree. Finita la maturità, presi un biglietto di sola andata per Londra e così iniziai la mia avventura.  Ho avuto in questi due anni una materia chiamata “Football coaching” con insegnanti proveniente dall’Accademy dell’Arsenal. Durante il primo anno ho insegnato calcio nelle scuole elementari sotto la supervisione di un allenatore dell’Arsenal, mentre il secondo anno nei college.  Durante le vacanze estive e invernali ho avuto la fortuna anche di poter lavorare per l’Arsenal in Italia nelle Arsenal Soccer Schools presenti nel territorio. L’anno scorso ho finito il corso di mini laurea, quest’anno mi laureò in “Sport Psychology and Coaching” e continuo a lavorare nel centro di sviluppo delle Arsenal Soccer Schools in Highgate. Le Arsenal Soccer Schools si sviluppano dai U8 agli U13 e partecipano al campionato Regent’s Park League.

Attraverso l’Arsenal Soccer School hai la fortuna di viaggiare molto e conoscere nuovi modi di fare calcio: quanto ha inciso e incide in termini professionali personali un continuo confronto con l’estero?


Credo che il confronto e la condivisione sono la base per imparare e migliorare noi stessi. Grazie all’Arsenal Soccer Schools ho la fortuna di poter viaggiare e incontrare colleghi disponibili a confronti e scambi di idee. Molti dei più grandi allenatori hanno studiato o lavorato in altri Paesi prima di aver raggiunto “l’eccellenza”. Per esempio, Mourinho e Villas Boas studiarono in Scozia, Wenger allenò in Giappone prima di arrivare all’Arsenal, mentre Hodgson allenò per un lungo periodo in Svezia durante l’inizio della sua carriera. Ciò mi fa pensare che un allenatore è un manager cioè colui che sa gestire delle persone come per esempio un direttore d’ufficio. Quindi, le cosiddette leadership skills sono comuni. Oltre all’Italia e Inghilterra, ho avuto una bella esperienza la scorsa estate col Levante U.D. Mentre non vedo l’ora di iniziare il prossimo settembre se tutto va bene il mio master ad Amsterdam e vedere i metodi olandesi dell’Ajax. Il sogno rimane comunque il Sud America, passare un certo periodo della mia vita lì a vedere come accademie brasiliane e argentine lavorano sullo sviluppo del talento dei bambini.

Spesso si parla di stili di allenamento e di vita differenti tra una Nazione e all’altra: facendo un paragone tra Italia e Inghilterra, quali sono le differenze di approccio allo sport dei ragazzi? 

In Inghilterra si organizzano le attività cosiddette “Breakfast clubs”, “Lunch break clubs” e “After-school clubs”. Durante le pause di circa un’ora nelle scuole, ci sono istruttori di compagnie esterne che organizzano attività sportive che possono essere educazione fisica, dove si cerca di far esperimentare tutti gli sport ai bambini oppure sport specifici come il calcio. Per esempio, l’Arsenal ha un progetto chiamato “Double club” che unisce il calcio con l’insegnamento delle lingue. Il programma include il francese, tedesco, spagnolo, italiano e portoghese. Quasi tutte le squadre di calcio inglesi hanno la loro “community”. Così mandano allenatori nelle scuole nelle zone in cui si trovano come per esempio l’Arsenal nella zona di Islington, Arsenal e Highbury.


Il calcio inglese da sempre è un modello di riferimento: qual’è la grande differenza che vedi con il calcio italiano?

Il calcio italiano è sempre stato famoso per essere difensivo e tattico, mentre il calcio inglese fisico e veloce. La differenza la noto già nel metodo di allenamento che vedo in Italia e in Inghilterra nelle scuole calcio. In Inghilterra si lavora molto nello sviluppo della fisicità dei bambini tramite giochi, sugli 1 contro 1 e i gli esercizi devono essere sempre basati su giocate che accadono realmente in partita. Gli allenatori favoriscono molto la giocata “forward” avanti, mentre in Italia si punta sul possesso palla e non nella costruzione immediata di un’azione per fare goal. La FA (Football Association) suggerisce di coinvolgere i “four corners” ad ogni esercizio. Gli FA “four corners” sono: technical, psychological, physical e psychological. Quindi, ad ogni esercizio si cerca di coinvolgere aspetti di questi quattro fattori. Inoltre, buona parte della struttura dell’allenamento è dedicata agli small-sided games, cioè le partite ristrette in spazi più piccoli e con meno giocatori per ricreare il gioco di strada. Perciò credo che una differenza che vedo con il calcio italiano è l’intensità e il “playing forward” continuo. Per quanto riguarda l’atmosfera che si respira negli stadi è completamente diversa da quella degli stadi italiani: qui la partita è uno spettacolo e gli attori sono i giocatori di entrambe le squadre che vengono rispettati e supportati dalle proprie tifoserie. Inoltre in Inghilterra c’è la Premier League, la FA Cup e la Capital One Cup. Tutte le tre competizioni vengono seguite allo stesso modo, perciò non si accumula tutta la pressione che magari una squadra italiana ha in una partita di campionato.

 Per concludere, puoi essere un esempio per tutti i ragazzi e i tecnici che hanno l’ambizione di lavorare in un club importante come lo è l’Arsenal: quali suggerimenti ti senti di dare per chi vuole intraprendere questa carriera?

Non mi sento di essere un esempio, perché la mia carriera non è ancora iniziata da allenatore professionista. Posso condividere i miei pensieri e valori personali che girano intorno alla mia figura da allenatore per raggiungere un giorno lo scopo che mi sono prefissato. Credo che per intraprendere una carriera da professionista bisogna avere tanta passione, ambizione e sacrificio per quello che si fa. Bisogna avere un senso di gratitudine in tutto e avere la voglia di non smettere mai di imparare. Come ho detto prima, la grande voglia di confrontarsi tra colleghi e mai avere la presunzione di sentirsi superiore a qualcun’altro. Il duro lavoro ripagherà sempre, e bisogna essere pazienti e fiduciosi in se stessi. La prima volta che mi è stata consegnata la felpa Arsenal ho pianto per l’emozione e ho avuto la sensazione di non meritarmi l’onore di indossare quella tuta. Il mio suggerimento è di non smettere mai di sognare, amare quello che si fa ed essere se stessi.