PSM MEDIA: INTERVISTA A MARCO BELLINAZZO

L’intervista a Marco Bellinazzo esporto di calcio e sport business. Giornalista e opinionista per Il Sole 24 Ore, Radio24, Skysport e Raisport. Una lunga chiacchierata che parte dal suo libro, Goal Economy, per riflettere insieme sui principali temi e difficoltà del sistema calcistico italiano.  

Goal Economy ha dato una panoramica efficace dell’ormai consolidato ed essenziale rapporto tra calcio ed economia. Da dove nasce questa tua riflessione e qual’è il filo conduttore del testo?

Goal Economy racconta le rivoluzioni industriali che hanno trasformato lo sport più amato e seguito al mondo. Lo fa analizzando ciò che è accaduto soprattutto dal 1992 in poi, da quando nasce cioè il calcio moderno con la fondazione della Premier League inglese. Le qualità che i tanti lettori, giornalisti, dirigenti sportivi e giovani universitari hanno riconosciuto a questo libro sono essenzialmente due. E mi piace ricordarle. È un saggio che ricostruisce tutto quello che c’è da sapere sull’argomento, avendo come riferimento non solo la Serie A e la vecchia Europa, ma i tornei emergenti di tutto il pianeta, dalla MLS americana al campionato cinese (e chi ha seguito il calciomercato di gennaio con gli acquisiti milionari effettuati dai club cinesi può trovare le ragioni di questo fenomeno) e il fatto che si legge come un romanzo. Pur essendo un tomo di quasi 600 pagine, insomma, Goal Economy non annoia. E per uno scrittore, non ci può essere soddisfazione maggiore.

Il calcio italiano mostra diversi limiti da un punto di vista organizzativo e quindi economico. Dove bisogna intervenire? E’ possibile creare di nuovo un prodotto calcistico italiano di successo, capace di attrarre investitori e risorse?

Si, ma non alle condizioni date. Occorrono nell’ordine un profondo rinnovamento della  classe dirigente, della Lega e interventi strutturali su stadi, centro sportivi e reti commerciali. Su queste basi si può iniziare a definire, sviluppare e valorizzare di nuovo il prodotto calcistico italiano, rigenerandolo prima in termini organizzativi, legislativi e quindi economici e di conseguenza nel lato prettamente tecnico – sportivo.

Quali sono i modelli da te presi in considerazione? Quali i punti forti di queste strategie di successo?

Nel libro si raccontano le storie di successo della Premier e della Bundesliga. Storie di rinascita che partono da condizioni pre-fallimentari di quei movimenti calcistici. Non indico un modello preciso. Ma ci sono tanti esempi di buone pratiche  alle quali ispirarsi valorizzando le nostre peculiarità e le nostre risorse. Che sono uniche. Solo che al momento sono sepolte da una coltre di polvere che le nascondono agli occhi dei più.

Lo stadio come fattore chiave. Forse siamo ripetitivi, ma l’impianto di proprietà è uno dei limiti maggiorni del nostro calcio?

Gli stadi italiani hanno un’età media di oltre 60 anni. Gli ultimi interventi risalgono a Italia ’90. Non un prototipo di eccellenza. C’è molto da fare e sempre meno tempo per farlo. Anche se non dobbiamo fossilizzarci sul concetto di stadio di proprietà. A me piace parlare di stadi di qualità. Sicuramente gli esempi di Juventus e Udinese, oltre al Mapei Stadium di proprietà del Sassuolo posso essere i famosi stimoli per tutto il sistema nazionale.

Riprendendo il titolo, come la finanza ha cambiato lo sport più seguito al mondo?

Il calcio oggi fa parte a pieno titolo dell’industria dell’entertainment. Un’industria a sua volta soggetta a innumerevoli e velocissimi cambiamenti tecnologici e di abitudini dei consumatori. Il calcio deve imparare a stare dentro questo mondo con le sue specificità di sport che scatena la passione di oltre 2 miliardi di persone. Solo se il calcio avrà dirigenti all’altezza potrà sfruttare questi cambiamenti a proprio vantaggio, preservando la propria natura. Altrimenti sarà fagocitato dalla finanza e dagli interessi economici

Tra studi e approfondimenti, modelli e risorse avendo come obiettivo ambizioso la rinascita del sistema calcio italiano: quali prospettive per il futuro e quali gli interventi necessari?

Le prospettive non sono rosee. Ma il calcio italiano ha sempre dato il meglio di se nei momenti di grande crisi. Finora è accaduto sul campo. È fondamentale che presto si agisca anche fuori dal campo.