PSM MEDIA: Intervista a Giulio Longo

Abbiamo incontrato Giulio Longo, responsabile dell’Arsenal Soccer School per il Centro-Sud Italia ormai da dieci anni insieme al suo amico e socio Claudio Casella.

Salve Sig. Longo, innanzitutto complimenti per il decimo anniversario come responsabile del Progetto Arsenal.

Grazie mille ma devo fare una piccola premessa.Claudio è il mio socio e siamo interscambiabili in tutto. Parlo io , ma è come se stessimo parlando entrambi. Ci siamo conosciuti a Perugia circa tredici anni fa , dove lui lavorava da tre anni. Da lì siamo diventati inseparabili e abbiamo costruito insieme la nostra carriera.  Quella di Perugia fu un’esperienza indimenticabile incui ci affacciavamo in un mondo che fino a quel momento avevamo solo sognato, quello dei professionisti.

Avete avuto modo di lavorare quindi sia in una società italiana sia per una società inglese. Secondo lei quali sono le differenze più evidenti tra il calcio italiano e la Premier?

Lavorare per l’Arsenal ci ha dato sicuramente un’occasione di crescita. In premier c’è una mentalità completamente diversa dalla nostra, è un altro mondo! Ci sono delle notevoli differenze, ma credo che l’aspetto più significativo sia come in Inghilterra oggi il marchio del Club stia sopra a tutto .Possono cambiare Direttori Commerciali, Responsabili Tecnici, Responsabili del Progetto , Sponsor,  ma il progetto non cambia di una virgola. Questo permette di lavorare con continuità e sempre nell’ottica di una crescita del marchio della società. Noi ad esempio in dieci anni abbiamo cambiato tre Direttori Commerciali, cinque Responsabili del Progetto e siamo passati da Nike a Puma, ma non sono cambiati obiettivi e voglia di crescere. In Italia si è soggetti alla persona o al brand che veste la maglia , non c’è la possibilità di portare avanti un progetto con continuità.

Nel sito di Arsenal  Soccer School Italia si gioca con le lettere che formano la parola Arsenal e i valori che trasmettete nei camp.  Valori come Attitude (attitudine), Respect (rispetto), Skills (capacità), Energy (energia), New thinking (innovazione), All for one (tutti per uno) Learning (imparare). Quali fra questi è il più importante secondo lei? Ci può spiegare in cosa consistono gli Arsenal Camp?

Credo che abbiano tutti la stessa importanza , insieme di queste virtù fa sì che il progetto vada avanti. Purtroppo parlare di progetto in questo periodo perde un po’ di senso, meglio dire programma. Per quanto riguarda gli Arsenal Camp Day io sottolineo sempre una cosa: noi non vogliamo buttare fumo negli occhi della gente. Nei nostri Camp non si parla né si fa scouting, e questa è già una differenza fondamentale rispetto a molte altre società. L’approccio di molte famiglie al calcio è sbagliato, se pensi che tuo figlio possa o debba diventare il nuovo Totti o il nuovo Del Piero allora è meglio evitare di iscriverlo a calcio. Bisogna far divertire i ragazzi, ed è quello che ci preme. Cerchiamo di stimolare la fantasia dei bambini attraverso dei giochi fatti di movimento, di giochi ludici, cercando di non mettergli troppa pressione addosso durante la fase di crescita. L’obiettivo dei Camp è inculcare a chi partecipa la metodologia Arsenal, che parte dalla prima squadra e arriva sino alle giovanili. Perciò noi facciamo anche dei seminari per allenatori (da dove escono i nostri collaboratori) e abbiamo le affiliazioni, importanti perché le società a noi affiliate ottengono quotidianamente una scheda lavorativa.

Ma i Camp sono anche una possibilità di interscambio tra i bambini e anche tra gli istruttori.

Possibilità di scambio non solo internazionali ma anche regionali. A fare i nostri camp, è vero, vengono bambini da ogni parte del mondo e questo ci fa facile perché vuol dire che lavoriamo bene. Ma posso assicurare che quando un ragazzo che ha sempre giocato nella sua provincia, si ritrova a giocare con uno di un’altra regione, si inorgoglisce e questo permette lui di crescere già un po’ di più rispetto al passato. La cosa che mi rende orgoglioso è che i nostri Camp arricchiscono un po’ tutti. Ma ovviamente l’Arsenal organizza anche incontri in Inghilterra per i loro affiliati. Questo accade ogni anno a Sparsholt , uno dei college chel’Arsenal gestisce per proprie attività estive . Lì ogni partner dell’Arsenal ( ne ha 23 in tutto il mondo )  può inviare un numero definito anticipatamente di bambini .Lì l’ambiente è veramente bellissimo: si incontrano ragazzi di 23 nazionalità diverse che in un attimo diventano amici, la lingua non è un problema,la lingua del calcio è universale.  Organizziamo anche dei corsi a Londra per allenatori; quest’estate  per festeggiare i 10 anni di affiliazione ci sarà o 1 uno dei tre ambasciatori  Arsenal ( Ljungberg, Henry, Pires  ) o qualcuno della 1°squadra attuale.  Inoltre ogni anno sorteggiamo dei ragazzi per avere un match-day experience all’Emirates Stadium. Quest’anno chi verrà sorteggiato andrà a vedere Arsenal- Leicester e a fine partita incontrerà qualche giocatore dell’Arsenal (Claudio precisa: “Sempre se non perdono, sennò Wenger si arrabbia e non ci manda nessuno”)

Voi siete responsabili del centro-sud Italia. Lei viene dalla Sicilia, che emozioni si provano ad aiutare e a far crescere ragazzi del Mezzogiorno?

Ovvio , quando facciamo Camp in Sicilia ,personalmente sono molto contento dato che è la mia regione d’origine , ma le stesse soddisfazioni  me le danno quelle piccole realtà che riusciamo ad avvicinare al mondo professionistico. In Sardegna, ad esempio,abbiamo stretto per la prima volta nella regione un’affiliazione con un club che si chiama Bari Sardo. In Calabria abbiamo l’Audax Bovalinese, una società di Bovalino dove ci sono grossi problemi di carattere sociali. Poter essere un momento di fuga da certi aspetti e situazioni è per noi un grosso motivo di orgoglio. L’importante è trovaredelle scuole calcio che capiscono come possiamo aiutarle, tramite i nostri consigli e la nostra esperienza. Questa è un ‘altra differenza fra l’Italia e l’Inghilterra. In premier si punta di più sul sociale , diversi clubs hanno la squadra di disabili totalmente finanziata dal club, inoltre i giocatori di premier vanno costantemente a trovare le persone meno fortunate, in particolare bambini negli ospedali . Ad esempio vengono organizzati molti camp ad hoc per bambini con genitori in carcere. La cosa straordinaria è che queste attività vengono messe a budget dal club a inizio anno.

La vostra presenza costante sul territorio ha registrato dei miglioramenti per il marchio in Italia?

Dati precisi al momento non ne abbiamo. Posso però affermare con sicurezza che siamo la società estera con più diffusione in Italia. Nessuno degli altri top club è così presente in Italia come l’Arsenal. Siamo al primo posto come coinvolgimento di famiglie. Parlo di famiglie e non di bambini perché quando un ragazzo partecipa al nostro Camp penso che ne benefici l’intera famiglia. Lo scorso anno solo per i Camp abbiamo coinvolto 1980 bambini, per l’Arsenal Day altri 2000. Attualmente abbiamo 18 affiliate e se facciamo una media di 100 iscritti a scuola calcio fanno  1800 ragazzi solo per il Centro Sud . Ovviamente il fatto di essere così presenti sul  territorio ha dei riscontri notevoli  per il marchio, i ragazzi si appassionano ai colori, alla maglia, alla società, e questo si riscontra in marketing , in vendita di gadget, di magliette stesse.

Intervista a cura di Vincenzo Ricciardi