PSM MEDIA: INTERVISTA A GIULIA DI CAMILLO

Intervista a Giulia Di Camillo: calciatrice del Chieti Calcio Femminile, Istruttore Scuola Calcio e Giornalista sportiva!

Atleta, Tecnico e giornalista. Una vita dedicata allo sport e al calcio in particolare. Parlaci di quella che è stata la tua carriera e del tuo presente!

Gioco a calcio da quando avevo cinque anni. Ho giocato con i maschietti fino a 13 anni e successivamente sono entrata nel fantastico mondo del calcio femminile. Ho vestito la maglia dell’Ariete Calcio, della Grifo Perugia, del Siena (con questo club ho raggiunto la promozione in Serie A) e adesso indosso i colori del mio cuore, quelli del Chieti Calcio Femminile. Ho vissuto anche le nazionali giovanili, sia U17 che U19. Da due stagioni alleno, con mio padre e mia sorella, anche nella scuola calcio del Chieti Calcio Femminile. Da due anni scrivo e sono nel mondo del giornalismo. Ho un mio sito di calcio femminile, DonneNelPallone.com, e tutto è partito dalla collaborazione, sempre viva tutt’ora, con il sito GianlucaDiMarzio.com, con la splendida rubrica Donne Nel Pallone. Ne faccio tante e sono felicissima. Scrivo per siti seguitissimi (MilanNews.it, FcInterNews.it, MondoUdinese.it) e collaboro con testate di spessore come Il Nuovo Calcio. Adoro la radio e la tv e anche il mondo del turismo. Sto frequentando, infatti, un master, proprio sul turismo (ambito in cui ho la laurea acquisita presso l’Università degli Studi di Firenze), presso l’Università Luiss G.Carli. Spero proprio di riuscire a realizzarmi in entrambi i mondi, anche se il calcio già mi sta dando tanto. La mia vita è piena. Pienissima. E non mi annoio mai. Meglio di così, non potevo chiedere.
Spesso sottovalutato, oggi il calcio femminile anche in Italia si sta affermando. Secondo te a che punto siamo da un punto di vista di seguito e interesse?

Siamo ancora indietro. Dobbiamo crescere ancora tantissimo, ma sono una di quelle che considera e crede nell’esplosione di questo sport anche in Italia come già avviene all’estero.

 

Negli Stati Uniti, in Germania, in Giappone come in molti altri paesi il calcio femminile è una realtà consolidata. Su quali punti dobbiamo spingere per la diffusione e la valorizzazione del settore?

In Italia qualcosa si sta muovendo, ma la strada è ancora molto lunga. Io partirei da un concetto molto importante: la cultura per questo sport. Parte tutto da lì. Poi viene tutto il resto. Partendo, ovviamente, dalla FIGC e dalla LND, che devono fare il possibile per lo sviluppo del calcio giocato dalle donne.

Da sempre hai lavorato per dare credibilità al calcio in rosa. Molto interessante è stato il Convegno da te organizzato a Marzo “Donne nel Pallone”: che riscontro hai avuto e quale è stato l’obiettivo di questo evento?

Quel Convegno è indimenticabile. Soprattutto perché tutti i professionisti da me invitati hanno accettato fin da subito. Tra i presenti c’era Gianluca Di Marzio, il mio maestro. E’ stato un grande evento. Riuscito alla grande. E queste iniziative fanno sempre bene al calcio femminile. C’è bisogno anche di questo: diffondere la cultura del nostro sport deve diventare un’azione quotidiana. E’ fondamentale farsi sentire. La gente sta iniziando a capire che ci siamo anche noi.

Per l’affermazione del calcio femminile essenziale è lo sviluppo e il potenziamento dei settori giovanili specifici. Ottimo il progetto della Scuola Calcio del Chieti Femminile: come procede l’attività e quali prospettive avete per il futuro?

Avere un settore giovanile e valorizzarlo è molto importante. E devo dire che è anche molto stimolante. Con il Chieti abbiamo iniziato l’attività di base a settembre scorso, sono passati circa 14 mesi e il numero delle iscritte aumenta sempre di più. Con la Scuola Calcio siamo già a più di 20 tesserate. Un gran numero. Destinato, a mio parere, a crescere anche grazie al grande lavoro di promozione che c’è dietro. Tra tutte le iniziative voglio citare il progetto nelle scuole, degno di nota. I nostri incontri con gli studenti sono composti da due momenti: aula magna e palestra. Prima ci presentiamo, poi ci mettiamo in mostra con una rappresentanza delle nostre bambine, coinvolgendo tutti i presenti. Maschietti e femminucce. Che dire, credo molto in questa attività. È il nostro futuro, va tutelato.