PSM MEDIA: INTERVISTA A FRANCESCO FARIOLI

Intervista a Francesco Farioli: Senior Goalkeeper Coach at Aspire Academy

La passione per il ruolo e per il lavoro che si svolge, l’aggiornamento come stimolo continuo, il confronto è la curiosità come virtù. Oggi fai parte dell’ospite Academy come Goalkeeper Coach. Un progetto internazionale di eccellenza: come ti trovi e che ambiente hai trovato?

Aspire Academy è indubbiamente uno dei migliori centri di formazione calcistica al mondo, oserei dire il migliore, guidato da Ivan Bravo (ex Direttore del Real Madrid), Roberto Olabe (Football Department) e Valter Di Salvo, nata dall’ambizioso progetto della Qatar Football Association di creare una nazionale competitiva per i mondiali del 2022, edizione in cui proprio il Qatar sarà la nazione ospitante. Ho trovato un ambiente ambizioso ed altamente professionale, con tecnici da diverse nazioni, con esperienze nei più importanti club europei. Per un giovane come me (26 anni) l’opportunità di confrontarmi con diverse culture calcistiche e di questo livello, rappresenta motivo di grande orgoglio, ma soprattutto di grande crescita, umana e professionale. Qui la ricerca continua e costante dell’eccellenza in ogni aspetto, il lavoro minuzioso, a tratti certosino, si uniscono al sogno visionario di chi, dieci anni fa, ebbe l’ idea di costruire un’oasi in mezzo al deserto per costruire, plasmare giocatori dal niente.

Prima la gavetta nei dilettanti, poi il professionismo con la Lucchese. Quanto è importante procedere a piccoli ma decisi passi in termini professionali?

Questi primi sette anni sono passati davvero veloci. Dal settore giovanile del Margine Coperta a Doha, passando per i tre anni di Serie D alla Fortis Juventus e i due in Lega Pro alla Lucchese. La laurea conseguita in Filosofia, la laurea che sto conseguendo in Scienze Motorie, il Master di Coverciano e lo studio giornaliero. Da ogni esperienza, da ogni direttore, da ogni professore, da ogni allenatore, da ogni staff e da ogni portiere ho portato via qualcosa. Confrontarsi con così tante persone, con età e storie diverse, rappresenta una chance di maturazione impressionante. In pochi anni mi sono trovato a parlare di calcio, a condividere quotidianamente idee e progetti con personaggi del calibro di Giovanni Galli, Giuseppe Nanu Galderisi e, adesso, ritrovarsi quasi tutti i giorni in ufficio Xavi Hernandes…Capirà che il salto è grande, per me che da giocatore ho avuto un percorso dilettantistico. Tutte quelle esperienze, più o meno importanti, fatte prima con la scuola calcio, poi con il settore giovanile ed infine i cinque anni di prima squadra, mi hanno aiutato a riempire il mio bagaglio di esperienze, di emozioni, ma anche di qualche difficoltà. Di momenti di vita che via via, magari sotto forme diverse, si ripresentano. E da Portiere, credo sia importante cercare di farsi trovare sempre pronti.

Calcio moderno, nuove dinamiche e ritmi alti. Qual’è secondo te il profilo ideale di un portiere professionista?

Un calcio che cambia, così come cambia la vita. Tutto oggi è più veloce, sono più veloci le dinamiche sociali, così come è più veloce la palla. Come ci insegna Darwin, sopravvive solo chi ha la capacità di adattarsi in fretta e fornire le migliori risposte. Tuttavia il Portiere (ma più in generale il calciatore) non può permettersi di aspettare che qualcosa accada, piuttosto ha la necessità di andare incontro alla situazione, per attaccarla e non subirla. Più che modello di gioco, credo sia una filosofia di vita. Questo è quello che cerco di trasmettere ed insegnare. Perché potrei dirle che mi piace un Portiere che para, che esce in tutta l’aria di rigore e oltre, con i piedi di un centrocampista e con le doti atletiche di uno sprinter e di un saltatore. Potrei dirle “come” provo ad allenare queste capacità, così come fanno molti miei colleghi, ma sinceramente non credo in questo. Esercizi utili se ne vedono molti, ed ogni giorno se ne possono inventare mille nuovi, ma più che in questo, credo nella coerenza di quel che si propone e di come si propone. Per questo le dico che il mio profilo ideale è un Portiere affamato, che non si accontenta di essere Portiere. Sa che deve essere Portiere, ma che vuole essere “uno in più”, qualcosa di più. Questo è quello che chiedo ai miei giocatori, ma, prima di tutto, è quello che chiedo a me stesso ogni giorno: essere qualcosa di più.

Hai lavorato e lavori sia nel Settore Giovanile che in Prima Squadra. Su che principi e concetti si basano i tuoi allenamenti?

Come accennato, mi sento un tecnico in continua evoluzione. Quando riguardo le sedute di allenamento di qualche anno fa, divento matto. Di anno in anno ho modificato, talvolta stravolto, le mie credenze. Parlavo di coerenza e poi sono qui a dire che di giorno in giorno, cambio il mio lavoro. Sembrerà strano ma questo è quanto di più coerente possa dirvi, per molti motivi. Il primo: il tema della ricerca è il vero cardine dei miei allenamenti. Lo studio, l’analisi video e la ricerca del concetto. La necessità di trasferire risposte e verità si è sostituita con la voglia di trasmettere sensazioni e percezioni. Il secondo: l’esigenza di adattarsi alle richieste dei molti allenatori con cui ho lavorato, l’esigenza di individualizzare il lavoro per valorizzare le qualità dei miei Portieri cercando di migliorare le loro lacune. Ho principi generali e sotto principi. Ho un’idea di come strutturare una pianificazione annuale, un mesociclo, una settimana tipo e una singola seduta, ma più di tutto ho chiaro il bisogno di mantenermi flessibile. Così come il Calciatore moderno ha bisogno di essere flessibile per rispondere alla diverse situazioni di gioco.

Sei giovane e ambizioso, il tuo percorso può essere un modello di riferimento per chi vuole intraprendere il tuo lavoro: quali sono i tuoi progetti futuri?

A 5 anni dissi a mia nonna Franca che da grande sarei voluto diventare Papa. Un Francesco come massima carica pontificia adesso c’è , ma non sono certo io. A 15, quando iniziai il liceo, volevo diventare Ingegnere aereo spaziale. A 18 capii che la matematica non era il mio forte, e mi iscrissi a Filosofia, senza idea di quelle che potessero essere le prospettive future. Ad oggi è la scelta migliore che abbia mai fatto. Mi ha cambiato la vita, perché mi ha segnato come uomo. Ha rotto i miei dogmi e mi ha consegnato una valigia di punti interrogativi. «Il sapere non è possedere le risposte, ma dimorare nei paesaggi delle domande.» Da sempre avrei voluto essere calciatore professionista, senza esserci tuttavia mai riuscito. Capirà bene che diventa difficile per me ritenermi un “modello di riferimento”. Ho fallito tutti i miei obiettivi, uno dietro l’altro. Ma c’è una cosa che mi rende orgoglioso! Tutto quello che ho fatto, l’ho sempre fatto mettendoci tutto me stesso, spremendo energie che pensavo di non avere. E se c’è qualcosa che mi auguro per il mio futuro, è proprio questo: non smettere mai di spingere sull’acceleratore.