PSM MEDIA: INTERVISTA A CATERINA BOCCARDI

Intervista a Caterina Boccardi: Istruttrice di nuoto e nuoto sincronizzato!

Presentati e parlaci della tua esperienza nel settore sportivo!

Nuoto da quando avevo due anni e mezzo: ho iniziato con il nuoto sincronizzato e poi con il nuoto a livello agonistico. Dopo aver smesso l’attività da atleta ho continuato il mio percorso con l’acqua diventando una istruttrice della Federazione Italiana Nuoto. Lo sport per me riproduce simbolicamente la realtà della vita, fatta di impegno, sacrificio, lotta, sofferenza, ma anche di gioia, speranza, soddisfazione e felicità. Dalla mia esperienza oggi posso asserire che quando si pratica uno sport, sia a livello agonistico che amatoriale, ogni gara, ogni partita è considerata come una sfida, che può avere esito favorevole o meno.

 

Lavorare con i giovani è un qualcosa di importante e difficile, perchè attraverso lo sport si può incidere nel percorso di formazione educativa e caratteriale, oltre che fisica, dei ragazzi. Quali caratteristiche deve avere un istruttore di settore giovanile?

Un istruttore di settore giovanile deve essere una sorta di “guru”, un punto fermo di ogni atleta. Deve essere in grado di condividere con l’atleta gli errori , le delusioni, solo così si creerà un’atmosfera di cooperazione e fiducia al fine di migliorare le prestazioni sportive e favorire una crescita fisica, mentale e caratteriale equilibrata. Metodo, preparazione, applicazione, tenacia, allenamento, ricerca dell’eccellenza, rivisitazione costante della prestazione, al fine di rivedere, ripensare e modificare il nostro operato: lo sport è tutto questo e l’allenatore deve “facilitare” questo percorso.

 

Il tuo mondo è il nuoto. Quali valori credi possa insegnare questo sport ai più giovani?

Il nuoto è uno sport che può essere praticato da tutti, basti pensare che è una disciplina consigliata ai neonati dai tre mesi in su proprio perchè, il corpo umano ha un’ottima capacità di galleggiamento. I bambini si accostano alla piscina in forma ludica ma poi, se catturati dalla passione, ci restano anche da grandi. Il carico di lavoro è distribuito per tutto il corpo, si migliora la postura, la struttura ossea, la resistenza, la capacità respiratoria ed è un ottimo allenamento per il cuore. Inoltre il contatto con l’acqua aiuta a prendere consapevolezza del proprio corpo, oltre ad insegnare tutti i valori propri dello sport come l’impegno, il rispetto e il sacrificio.

 

Nello specifico del nuoto sincronizzato, qual’è l’impegno richiesto ai ragazzi e quali le caratteristiche più adatte per praticarlo e affermarsi a livello importanti?

Il nuoto sincronizzato è uno sport che potremmo definire un ibrido tra nuoto, ginnastica e danza, dove le atlete eseguono esercizi coreografici in acqua a tempo di musica. Questa attività richiede capacità acquatiche, forza, resistenza, flessibilità, grazia, abilità artistica, un’ esatta coordinazione dei tempi e controllo della respirazione. È uno sport prevalentemente femminile anche se, negli ultimi anni, anche gli uomini cominciano ad affacciarsi a questa disciplina. Si può iniziare a 6/7 anni, con requisiti minimi natatori (Dorso e inizio stile libero), portando avanti nelle stesse lezioni il percorso natatorio di apprendimento dei 4 stili, più l’apprendimento degli elementi basilari di “sincro”.Le sincronette riescono a sentire la musica anche sott’acqua grazie a degli altoparlanti stagni detti “subacquei”. I loro movimenti sono scanditi all’unisono, contando in otto tempi per ottenere contemporaneamente la massima sincronizzazione.

 

Per concludere, vogliamo approfondire con te il lavoro che svolgi attraverso il nuoto con i ragazzi disabili. Quali sono gli obiettivi perseguiti e qual’è la risposta da parte dei ragazzi?

Per ciò che concerne il lavoro con i disabili, gli obiettivi sono sempre diversi in base al quadro clinico che mi si presenta, all’età e ad altre variabili. A riguardo posso raccontare una delle tante esperienze che ho vissuto con loro. Andrea S., un bambino all’epoca di 12 anni di Tivoli, nato prematuro a 33 settimane a causa di un nodo al funicolo ombelicale che gli ha procurato una emorragia cerebrale e una grave ipovisione. Grazie alla mamma, Andrea inizia un percorso comprendente attività di tipo scolastico ed extra-scolastico, nello specifico di tipo sportivo: judo e nuoto in particolare. I medici erano piuttosto sfiduciati circa le possibilità di sopravvivenza e compatibilità con la vita. Grazie all’amore dei genitori e all’attività motoria (effettuata regolarmente 4 volte a settimana) oggi Andrea è un adolescente con tanta voglia di vivere ed una certa dose di ironia. Ho intrapreso con lui un lavoro motivazionale oltre che tecnico, preparandolo, tra le altre cose, per le “Para-Olimpiadi”. Con lui sono intervenuta fissando degli obiettivi alla sua portata e motivandolo affinchè possa affrontare sempre nuove sfide.