E’ POSSIBILE CONCILIARE STUDIO E SPORT? CHIEDERE A FEDERICA IANNUCCI: ATLETA, ALLENATRICE, STUDENTESSA E FUTURA SPORT MANAGER!

Attraverso il nostro blog ci piace dare visibilità a chi fa dello sport un lavoro e una passione. Abbiamo ascoltato giovani ed esperti del settore, oggi vogliamo scendere in campo con Federica Iannucci. Calciatrice della Bellator Ferentum e della Nazionale Femminile di Calcio a 5, allenatrice di Scuola Calcio, studentessa di Scienze Manageriali dello Sport. Ci siamo fatti catturare dalla sua energia, ci siamo incuriositi alla sua storia e sopratutto con lei abbiamo affrontato un pò la vita di chi riesce a perseverare nello sport con determinazione, entusiasmo e ambizione, riuscendo contemporaneamente a salvaguardare la propria passione e lo studio, guardando avanti e formandosi per raggiungere il proprio sogno. Siamo sicuri che questa chiacchierata possa essere stimolante per tutti, per noi è un esempio da seguire! 
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Atleta, studentessa di management sportivo e allenatrice. Parte tutto dalla passione, quando e come nasce la tua passione per lo sport e in particolare per il calcio? “Avere passione vuol dire concedersi di perdersi in qualcosa”. È proprio da questa frase che voglio iniziare a raccontare brevemente la mia passione per il pallone, che ha da sempre accompagnato, passo dopo passo, la mia vita. Il mio amore spassionato per il calcio nasce (penso un pò per tutto il gentil sesso) dal papà calciatore, da quello che odiavi la domenica a pranzo, perché ti costringeva a mangiare sempre allo stesso modo, ovvero troppo velocemente, “forza alle 15 devo stare al campo”, ma che amavi follemente quando lo seguivi con gli occhi innamorati di una bambina che vedeva in quei movimenti, in quel pallone calciato con poesia, in quelle corse frenetiche per accaparrarselo, in quel prato verde i tuoi sogni forse un pò già reali e realizzati. Ecco la mia passione nasce così, dal seguire mio papà, ogni maledetta domenica, dove stranamente invece di studiare o di giocare sotto casa con gli amichetti preferivo andare a vedere lui correre affannato dietro un pallone. Lui ha sicuramente visto in me pò di lui, e per questo da sempre ha voluto farmi crescere con un pallone sotto al braccio, con il desiderio di uscire da scuola per andare in un parco o su una spiaggia per giocare con lui, di imparare da lui, di divertirmi, di sentirmi semplicemente me stessa in uno sport che (diciamocelo apertamente) di femminile aveva ben poco, ma in cui io mi trovavo talmente a mio agio che anche giocando con i maschietti non faceva alcuna differenza. Innumerevoli i ricordi di partite sotto il sole cocente al mare o sui campetti sotto casa: solito appuntamento, stessa ora, stesse persone, stesse squadre, ma emozioni e sensazioni ogni volta più intense, troppo brevi perchè era già ora di cena (chi se la scorda la mamma preoccupata e premurosa che ti osservava dal balcone, che molto spesso era una tribuna) ma così lunghe da accompagnarti anche nei sogni durante la notte. Una passione che è nata da piccola e che fortunatamente giorno dopo giorno cresce e vive accanto a me, non lasciandomi mai davvero sola.
Come atleta giochi in Serie A Elite e sei nel giro della Nazionale: cosa significa per te indossare la maglia azzurra e cosa hai provato il giorno della prima convocazione?Penso che indossare la maglia della Nazionale sia il sogno di qualsiasi sportivo, indipendente dallo sport praticato. Per me è stata un’emozione ed un orgoglio indescrivibile, che ancora oggi pur ricordando tutto nei dettagli faccio fatica a raccontare con parole perlomeno comprensibili. Vedere il mio nome tra le convocate del Ct Menichelli è stato un bel colpo al cuore, una scossa che per un attimo mi ha fatto pensare se davvero stesse succedendo a me, ma che allo stesso tempo mi ha resa orgogliosa, fiera e soddisfatta di tutto il lavoro svolto fino a quel momento, di tutti i sacrifici fatti per non saltare neanche un allenamento, di tutte le domeniche a pranzo, pasta in bianco, prosciutto crudo e grana come abitudine vuole, con lo stomaco chiuso per la tensione, di tutte le persone che hanno accompagnato la mia vita sportiva, di chi mi ha fatta crescere ma anche e in particolar modo di chi in me non ha mai creduto. Vestire la maglia azzurra è stato da sempre un grande obiettivo che ha reso concreto e visibile il concetto del “lavoro che prima o poi paga”, ed è stato e sempre sarà un punto di partenza per continuare ad imparare, soffrire, crescere, emozionarmi, condividere ma soprattutto sognare.
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Si dibatte spesso sul rapporto o meglio la convivenza tra sport e studio. Come riesci a conciliare questi due elementi? Per capire concretamente la tua quotidianità, qual’è la tua giornata tipo? Grazie all’educazione datami dalla mia famiglia ho sempre messo lo studio al primo posto, perché credo sia l’elemento più importante della vita individuale e collettiva di ciascuno di noi, ma non per questo ho mai avuto la necessità di togliere tempo allo sport, che con lo studio stesso crea per me e secondo me un connubio perfetto, come pane e Nutella. Da sempre ho saputo organizzare attentamente e meticolosamente i miei tempi, tra allenamenti, scuola, studio, partite ed impegni vari; ed anche oggi riesco perfettamente a districarmi tra i vari impegni sportivi, lavorativi ed universitari che ho deciso di intraprendere. La mia giornata tipo si articola tipicamente così: la mattina frequento le lezioni all’università Foro Italico di Roma, il pomeriggio mi diverto ad allenare un gruppo di bambini presso una società calcistica di Roma (il Real Aurelio) e la sera stanca ma felice e soddisfatta viaggio verso Frosinone per dedicare le mie ultime energie alla squadra dove gioco, la ASD Bellator Ferentum.
Ultimamente hai intrapreso anche la carriera di allenatrice. Cosa ti ha spinto a sperimentare questo ruolo e qual’è secondo te il profilo ideale di un tecnico del settore giovanile? Da sempre ho desiderato di trasmettere la mia passione per il calcio ai più piccoli che si avvicinavano per la prima volta a questo sport, per fargli toccare con mano come attraverso lo sport si impari davvero a vivere la vita quotidiana, come esso stesso sia un’incubatrice di emozioni che ti formano ad essere migliore verso te stesso e verso gli altri, compagni od avversari. Questo è stato lo spirito che mi ha portato in questi anni ad intraprendere la carriera da allenatrice, dove nel mio piccolo cerco di insegnare e di trasmettere ai miei bambini non solo le semplici regole sportive, i fondamentali gesti tecnici tipici del calcio, la coordinazione motoria, gli schemi motori di base, la tattica individuale e collettiva dello sport in questione, ma soprattutto lo stare con gli altri e lo stare bene con gli altri, che si fonda costantemente sul rispetto reciproco e sull’aiutarsi l’un l’altro per affrontare le diverse situazioni in campo e fuori. Proprio partendo da questo assunto per me l’istruttore deve essere completo, non deve solo dunque (chiaramente) essere formato ed aggiornato puntualmente dal punto di vista fisico, tattico e tecnico, ma in particolar modo deve dare importanza a tutti gli aspetti emotivi, empatici e relazionali, poichè deve riuscire ad instaurare con il bambino un rapporto di reciproca fiducia, conoscenza, giusta confidenza e rispetto che per esperienza personale è la base per costruire poi qualsiasi tipo di altezza si voglia far raggiungere al singolo bambino o al gruppo squadra.
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Per concludere, studi Scienze Manageriali all’Università del Foro Italico: quale sono le tematiche che più ti interessano e in che vesti ti vedi in futuro? Appena terminata la maturità al Liceo Scientifico, avevo già ben in mente il percorso universitario che avrei intrapreso nei successivi cinque anni. Dopo essermi laureata in Scienze delle attività motorie e sportive presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, mi sono trasferita infatti a Roma dove tuttora sto studiando Scienze Manageriali dello Sport presso l’Università del Foro Italico. Come ogni studente che si appresta ad uscire da un ambiente protetto come l’università per apprestarsi a calcare invece un terreno, quello lavorativo, piuttosto impervio e difficile, c’è un misto di eccitazione e voglia di iniziare un nuovo percorso. Sicuramente vedo il mio futuro all’interno del mondo sportivo, indipendentemente dalla tipologia di sport, perché la mia passione vive di un amore sconfinato per lo sport in generale che non viene confinato all’interno della disciplina sportiva praticata. Mi piacerebbe entrare a far parte di un gruppo di lavoro che curi l’organizzazione, il management, la programmazione, la pianificazione, il marketing e la comunicazione di una o più società sportive o perché no (d’altronde sognare non costa nulla) entrare a far parte con un ruolo in ambito amministrativo/manageriale in una società sportiva accompagnandola e supportandola con il mio lavoro e contributo nel suo percorso sportivo, mettendo in pratica tutti gli importanti studi teorici portati avanti con dedizione ed impegno in questi lunghi anni.