PSM MEDIA: Intervista a Veronica Lechuga Perez

Intervista a Veronica Lechuga Perez: giornalista specializzata in economica e mercati con una particolare attenzione per il mondo dello sport.

Qualche tempo fa sei stata autrice di un articolo intitolato “Quanto costa vincere la Liga”? Vogliamo prendere spunto dal tuo approfondimento per analizzare da un punto di vista economico la Liga spagnola. FC Barcellona e Real Madrid i club più ricchi di Spagna: quanto vale a livello internazionale il loro brand?

In termini di brand è sotto gli occhi di tutti come Barcellona e Real Madrid siano leader a livello internazionale. Pochi altri club possono vantare i loro numeri e, come ha sottolineato la rivista Forbes, la chiave sta proprio nell’internazionalizzazione del marchio. Un forte impulso è stato dato attraverso l’acquisto di campioni del calibro di Cristiano Ronaldo e Bale per il Real Madrid, Luis Suarez e Neymar per il Barca che hanno contribuito a potenziare il bagaglio tecnico e il valore dei due club sul mercato spagnolo ed estero.  Essenziali anche i Tour precampionato in Asia e Stati Uniti. Tutti elementi che velocizzano e rafforzano questo processo.

La netta differenza di budget tra i due top club e il resto delle squadre, non rende  il campionato meno interessante da un punto di vista tecnico / competitivo? Il rischio non è quello di far crescere il valore di Real e Barca e far diminuire l’interesse generale della Liga?

Certo! Questa enorme differenza da un punto di vista economico si ripercuote sul terreno di gioco con Barca e Real spesso protagonisti di veri e propri festival del gol che entusiasmano i loro tifosi, mentre, dall’altra parte, troviamo diversi club che riescono appena ad attirare l’interesse dei propri fan.

Questo profondo divario si ripercuote anche nella vendita e nel prezzo dei biglietti per le partite di metà classifica o addirittura bassa dove i club cercano di “rientrare” causando però spesso l’effetto contrario, ovvero stadi mezzi vuoti. Un effetto a catena che rende difficile anche la vendita dei diritti televisivi all’estero, magari in un paese come la Cina, interessati solo ed esclusivamente a partite di cartello come il Classico e poche altre gare.

C’è, quindi, il rischio di  far decrescere l’ interesse generale della Liga   a favore della valorizzazione del brand di Rel Madrid e Barcellona?

Naturalmente il rischio c’è ed in parte è già così. Real Madrid e Barcellona monopolizzano il mercato delle sponsorizzazioni a discapito di tutti gli altri club e quindi della Liga stessa. È ovvio che un’azienda sponsor investe lì dove ha un riscontro in termini di visibilità, immagine e potenziali clienti ed oggi non c’è paragone.

Sponsor e Liga. Quali sono le aziende che maggiormente investono nel calcio spagnolo?

La crisi economica come è naturale che sia ha stravolto anche il mercato delle sponsorizzazioni sportive. Qualche anno fa, in particolar modo imprese di costruzioni, società immobiliari e banche investivano molto nello sport e in particolare nel calcio in termini di main sponsor in primis, ma anche come azioni o proprietari dei club. La crisi e la cosiddetta “bolla immobiliare” hanno provocato il fallimento di tanti di questi azioni e investitori portando in alcuni casi i club stessi a dichiarare bancarotta. Oggi la maggior parte delle risorse vengono da fondi e aziende estere come Fly Emirates, Qatar Airways, Huawei. In particolare imprenditori arabi e asiatici hanno destinato molte risorse in club come Valencia, Malaga e Atletico Madrid.

Nel moderno sport business la diretta televisiva è la chiave del successo e della diffusione di tutte le discipline sportive: quanto incidono i diritti televisivi nelle casse dei club spagnoli?

Per molti club che possiamo definire “piccoli”, i diritti televisivi, sono una delle poche se non l’unica fonte di ricavo. In Spagna, come in altri campionati, si vive una continua polemica e lotta per l’acquisizione e la distribuzione dei diritti tv tra top club e club “piccoli”. Uno scontro dove nessuno sembra voler mollare un centesimo. La disparità è netta, come l’interesse mediatico e l’audience che fa la differenza: Real Madrid e Barcellona si portano a casa circa 140 milioni di euro l’anno; Atletico Madrid e Valencia intorno ai 50 milioni; il resto dei club dai 30 milioni in giù.  Come già accennato in precedenza, questo aumenta e non di poco lo squilibrio e la competitività tra le squadre e di conseguenza l’interesse della Liga.

Analizzando le fonti di ricavo delle Società e la ricerca continua di diversificare le stesse entrate, che peso economico ha il turismo sportivo – calcistico in Spagna?

Il turismo sportivo è un fenomeno che sta iniziando a crescere in Spagna, soprattutto dopo i grandi successi delle squadre di calcio spagnolo in Europa negli ultimi anni. In paesi come l’Inghilterra è molto più sviluppato. Anno dopo anno, in particolar modo nel periodo estivo, il flusso di turisti e appassionati di calcio stranieri, porta nelle casse dei club importanti ricavi tra l’acquisto di biglietti per le partite, la visita dello stadio e il merchandising. È un fenomeno che ha una ripercussione positiva a livello economico e sociale su tutta la città, basti pensare che a Madrid il museo del Real Madrid all’interno dello stadio Santiago Bernabeu è il luogo più visitato dai turisti.

Ogni volta che si sta assumendo maggiore importanza, perché i tifosi stranieri che vengono in Spagna per imparare il club che amano lasciare abbastanza soldi nelle casse delle squadre attraverso l’acquisto di biglietti per le partite e merchandising.

Per concludere, una domanda dal profilo filosofico. Il concetto di sport business è una naturale forma di progresso o il risultato della perdita della naturale funzione sociale dello sport?

Ovviamente questo è parte della naturale evoluzione di questo sport, doveoggi prevale il business soprattutto se si vogliono raggiungere traguardi e successi importanti in termini sportivi ed economici. È una condizione inevitabile per ogni club professionistico. D’altra parte, però, in alcuni aspetti la situazione è degenerata, molti valori propri dello sport si sono man mano persi. In una visione ideale anche i club più importanti, più ricchi dovrebbero conservare quei fattori chiave come l’umiltà, il rispetto, la solidarietà, l’etica, perseguendo sempre i loro obiettivi e le loro ambizioni, conservando e tutelando però allo stesso tempo la naturale funzione sociale dello sport in generale e del calcio nel particolare.

 

PSM MEDIA: Intervista a Luigi Larizza

Intervista a Luigi Larizza: Responsabile Marketing dell’ A.C.R. Messina S.r.l.

Partiamo dal presente, l’iniziativa #insieme20mila è stata apprezzata e riconosciuta a livello nazionale. Come nasce questa idea e su quali basi poggia?

L’idea è nata per raggiungere l’obiettivo ambizioso di riportare la gente allo stadio. L’averlo sfiorato con più di 18.000 persone in occasione del derby contro il Catania ci ha reso orgogliosi del nostro lavoro. Volevamo riavvicinare la squadra alla città come non si vedeva ormai da tempo, per questo abbiamo girato lo spot in giro per le vie di Messina. Ovviamente un grazie particolare va ai giocatori, sempre disponibili, e a tutti coloro che abbiamo coinvolto: l’Università di Messina, le scuole, la stampa, la gente comune.

Si parla molto spesso del ruolo dei social network applicati allo sport. In relazione a questa iniziativa, quali piattaforme avete utilizzato e che riscontro avete avuto in termini di utenti?

Abbiamo rivitalizzato tutto il social marketing del Messina, rendendo più attiva la pagina Facebook e riattivando Twitter e Instagram che erano fermi da parecchio. Riguardo a questi ultimi due in pochi giorni abbiamo raddoppiato i followers. Cerchiamo di interagire il più possibile con gli utenti, rispondendo ai loro messaggi in tempi brevi. Un modo per farci sentire ancora più vicini alla città ed ai nostri tifosi.

Da online a offline. Oltre i Social ufficiali del club, essenziale è stata la partecipazione di alcuni calciatori dell’ACR Messina: come li avete coinvolti?

Glielo abbiamo semplicemente chiesto e loro si sono dimostrati sin da subito molto disponibili, anche perché sapevano che quanto avremmo fatto avrebbe contribuito al bene della Società. Ed alla fine si sono anche divertiti, cosa che non guasta mai.

Messina è da sempre una piazza importante e che segue con passione la propria squadra. Il rapporto con la tifoseria per il club è ovviamente importante, quali altre iniziative di fidelizzazione avete lanciato?

Subito dopo #20milainsieme abbiamo lanciato la campagna #AncoraInsieme per dare seguito alla bella giornata di sport vissuta contro il Catania e proponendo prezzi agevolati per le famiglie e gli studenti. A breve lanceremo anche il nuovo sito e con l’inizio del nuovo anno l’e-commerce. L’8 dicembre, invece, è partito ufficialmente il “Natale Giallorosso” che ci vede impegnati nel ruolo sociale che ogni società di calcio deve svolgere per il proprio territorio e possiamo dire di aver avuto un ottimo riscontro.

Come Professionista del settore sportivo hai girato l’Italia, quali sono le tue esperienze e quali le competenze sviluppate nel tempo?

Ho iniziato nel 2002 proprio al Messina. Dopo tutti questi anni ho potuto approfondire sia competenze di marketing che commerciali e organizzative. Ogni società, ogni Club ha le sue caratteristiche. Bisogna sempre cercare di capirle e studiare progetti che ben possano radicarsi sul territorio, sia in termini di tifoseria che in termini di aziende sponsor. E poi bisogna sempre aggiornarsi, studiare le lingue (in questi anni ho voluto migliorare il mio livello di inglese e spagnolo). Per ultimo, ho conseguito il certificato di web marketing specialist, che oggi per me è fondamentale.

Per concludere, in una prospettiva di calcio moderno e di spettacolarizzazione dello sport, secondo te qual’è la prospettiva futura del marketing sportivo?

Ritengo che in Italia il marketing sportivo sia molto indietro. Si parla da anni del modello inglese ma poi, nei fatti, siamo ancora in ritardo. Ritardo dovuto anche a fenomeni che purtroppo in Italia sono ancora molto importanti, come la contraffazione, l’inadeguatezza degli stadi, la violenza. Fattori che riducono le prospettive di guadagno dei Club. Ma qualcosa sta cambiando, resto ottimista che in un prossimo futuro la distanza tra noi e il calcio inglese e/o tedesco possa ridursi sempre più.