Tra Ufficio Stampa & Social: intervista a Giulia Trapuzzano

Ha definito Facebook “ingiusto ma necessario”, considera LinkedIn “specifico e saggio” (condividiamo in pieno), Twitter “divertente ma morente”, Youtube “rumoroso, impossibile ma imprescindibile” ed infine, giustamente, Instagram come “danneggiato ma seducente e stimolante”. Abbiamo chiesto un parere social a Giulia Trapuzzano, Digital Strategist e Social Media Manager, classe 1990, e ne è nata una vera e propria intervista, tra mondo sportivo ed extrasportivo. Tra modelli di riferimento, prospettive e spunti non convenzionali.

Hai avuto diverse esperienze in ambito sportivo: pugilato, pallavolo e vela d’altura. Innanzitutto ti chiediamo: spesso non è facile promuovere alcune discipline definite “minori”. Riuscire a conquistare spazio e visibilità. Qual è la tua esperienza in questo senso e quali le leve giuste per raggiungere il proprio target?  Non è facile: il tuo pubblico è estremamente liquido e rarefatto, non sapresti definirne da subito gli interessi collaterali. Diciamo che molto del mio lavoro nasce da un approfondito studio di settore, imparo a scrivere e a parlare come un vero appassionato, ne scopro le ambizioni e i desideri e tutto va da sé, con po’ di esercizio e qualche volta con alcuni tentativi azzardati. Con Giovanni De Carolis ho dovuto iniziare a studiare seriamente tutto del pugilato: il regolamento molto variabile, la disciplina che muta a seconda delle diverse scuole, l’etica delle competizioni. Era un mondo completamente nuovo per me. Grazie a Giovanni ho rivalutato gli sport di lotta, ho capito cosa si intende per “nobile arte”; un profano vede una scazzottata, un appassionato un incontro di tecnica, strategia e pensiero. Ritengo che si possa comunicare efficacemente la bellezza di uno sport poco conosciuto solo se sei tu per primo ad appassionarti. Nell’estate che ho seguito l’avventura De Carolis ho avuto costantemente il batticuore e non solo per i dati di engagement che raccoglievo.

Fonte Fanpage Facebook Giovanni De Carolis

Adesso mi occupo maggiormente di sport acquatici: apnea e vela. In particolare seguo la comunicazione della s.s.d. Oxygene Sail. Oltre ad essere specializzati nella vela d’altura, organizzano corsi per giovanissimi, eventi dedicati alle scuole, corsi offshore e vere e proprie avventure estive alla scoperta del Mediterraneo. Quando ci siamo conosciuti, mi sono innamorata della loro passione per l’avventura; trasuda letteralmente da ogni cosa facciano, da ogni storia che raccontano. Vendere i loro prodotti è una sfida assoluta – della vela si conosce così poco – ma è anche semplice, perché non esiste là fuori qualcuno che non abbia voglia di avventura e scoperta.

 

Ufficio Stampa e Social Network: come si integrano questi due elementi?  Con fatica e totale dedizione. Sono stata le digital PR, l’ufficio stampa e la social media manager per un solo atleta: Giovanni De Carolis. La sua storia era già molto forte, perciò la stampa ha iniziato a contattarmi direttamente e in autonomia quasi da subito; il mio lavoro è stato concentrato soprattutto sulle interviste. Non ho perso occasione per organizzarne sempre di nuove che potessero raccontare la vicenda umana di Giovanni da punti di vista differenti: volevo ne emergesse un personaggio completo, a tutto tondo, un’immagine realistica cui ispirarsi e nella quale identificarsi. Questo lavoro d’immagine è stato essenziale per lanciarlo sui social. Un target come quello, abituato ad atleti-supereroi, massicci e aggressivi, ha risposto in maniera stupefacente alla storia personale di De Carolis, fatta tutta di amore per la sua disciplina e la sua famiglia, allenamenti, ambizione, studio, semplicità e grande umanità.

Facciamo una riflessione generale. Noi come Agenzia siamo del parere che oggi sia necessaria la formula “meno post e più qualità”. Tu come la pensi? In che direzione sta andando la comunicazione social? Gli algoritmi non premiano sicuramente l’eccedenza di informazioni, e l’utente nemmeno. Sono convinta che sia necessario puntare alla qualità dei contenuti per generare una risposta reale da parte dell’utenza: non possiamo sperare che con centinaia di post al giorno, persone già bombardate di pubblicità e notizie iper targhettizzate ci seguano. Alle volte bastano piccoli post di reminder, scritti col cuore, per ricordare alle persone di partecipare a un evento o di seguire una competizione, per creare una vera community intorno a un nome o a una disciplina. È essenziale ricordarsi che dietro a ogni impresa sportiva ci sono delle persone, esattamente come persone sono quelle sedute dietro ai pc o a scrollare sugli schermi degli smartphone. Sono per un’umanizzazione sempre maggiore della comunicazione: scriviamo meno messaggi, ma più mirati alle persone, alle cose che le rendono tali e non robot.

Parliamo di modelli di riferimento e spunti di riflessione: in ambito sportivo quali sono i club, gli atleti o le organizzazioni che più ti hanno colpito? Ovviamente motivaci il perchè secondo te comunicano bene! Nei settori che seguo io, sono sincera, manca l’intraprendenza e la volontà di fare una buona comunicazione, quantomeno in Italia. Lo scorso anno ho collaborato alla comunicazione di FIPAV e DHL (sponsor di maglia per i mondiali); il team di comunicazione della Federazione è grandioso, sono tutti pieni di energia, ma i limiti sono tanti: la difficoltà di seguire le dirette, gli accordi con le emittenti televisive, la delicatezza dell’instant marketing, il mantenimento dell’immagine della squadra, insomma, un campo minato! Ci vogliono più investimenti e risorse, più idee e voglia di sperimentare, e soprattutto più leggerezza: lasciamo la comunicazione istituzionale agli uffici stampa e riportiamo nel digitale solo le emozioni. Al momento mi piace molto la comunicazione dell’apneista Guillaume Néry, il mio atleta del cuore. Mi piace come le diverse piattaforme su cui vengono comunicate le sue imprese (non più tanto sportive quanto dedicate all’attivismo per l’ambiente) siano orchestrate in perfetta sinergia.

Fonte Fanpage Facebook FIPAV

Stesso discorso uscendo dal mondo sportivo. Quali le aziende che particolarmente ti hanno colpito? Sempre in termini di comunicazione social. Più che aziende, apprezzo molto i risultati delle agenzie che seguono marchi come Treccani ed Einaudi: sono identità che fino a pochi anni fa era difficile immaginare sui social e invece hanno trovato il modo per starci benissimo e comunicare al meglio la cultura con i mezzi digital.

Individuazione del target, fidelizzazione, coinvolgimento di un nuovo pubblico. Come si riesce ad ottenere tutto questo? Studio, dedizione e un pizzico di intuizione. L’esperienza è il collante universale, l’ingrediente perfetto che fa la ricetta. Non si diventa capaci in pochi giorni, non bastano i corsi, bisogna sporcarsi le mani e questo me lo ha insegnato proprio la comunicazione sportiva: devi fare, per progredire. Allenati e le cose cominceranno a succedere.