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Working With Passion. La parola a Gian Paolo Maini di Modena Volley

Passione. Comunicazione. Competenza. Modena città. Modena Volley. Parlando di Sport. Giornalismo. Ivan Zaytsev. Julio Velasco. Social. Big Data.

Stavolta, abbiamo individuato queste parole chiave e non crediamo sia poco.  Auspicandoci, come sempre, che possa essere per voi lettori un approfondimento interessante vi proponiamo l’intervista a Gian Paolo Maini, Responsabile Ufficio Stampa di Modena Volley. Per noi un’altra lezione, altri spunti interessanti e un modello di riferimento da aggiungere nel nostro “database”.

Partiamo da un elemento che ci ha subito colpito e spinti a contattarla pensando di essere in linea con il suo modo di vivere lo sport e il proprio lavoro. Utilizza spesso sui profili personali l’hashtag #WorkingWithPassion: cosa significa, cosa vuole trasmettere? Un hashtag che secondo noi si trasforma in un costante e forte messaggio! Penso che per fare il lavoro del responsabile ufficio stampa all’interno di una società sportiva di alto livello come Modena Volley sia fondamentale abbinare professionalità e passione, il nostro è un lavoro totalizzante che senza una componente emozionale diventa a mio modo di vedere molto difficile da svolgere. Io ho un motore che mi spinge ad affrontare ogni giorno come una bella sfida e mi piace condividere questa idea nei miei post, da qui nasce #WorkingWithPassion.

Vogliamo conoscerla meglio. Ci racconti la sua esperienza o meglio il suo percorso formativo, gli studi ma non solo. Periodi, momenti o eventi che hanno segnato in positivo la sua carriera ed il professionista che è oggi! Mi sono laureato in scienze politiche con indirizzo comunicazione e marketing nel 2005, mentre lavoravo come direttore commerciale in un’azienda che vendeva in Italia e Spagna videonoleggi automatici. Dopo la laurea ho seguito un corso di giornalismo all’ Università di Bologna con stage in una radio/tv della città. Da sempre ho avuto una sorta di vocazione per il giornalismo e solo nel 2007, alla soglia dei trent’anni mandai una mail ad un’emittente locale per collaborare. Nemmeno un anno dopo conducevo i tg sportivi, una trasmissione a Modena e scrivevo di sport sul quotidiano collegato alla tv. Nel 2009 ho deciso di dare vita con un socio ad un’agenzia di comunicazione ed organizzazione eventi ed iniziato anche il lavoro di addetto stampa. Nel 2014 è nato www.parlandodisport.it, il sito di cui sono ancora editore e direttore, ho 5 collaboratori che portano avanti una realtà che è diventata significativa sia come contenitore di notizie che come agenzia di comunicazione, sportiva e non. Nell’ottobre 2014 ho iniziato a lavorare come addetto stampa per Modena Volley ed oggi oltre a quel ruolo ricopro quello di giornalista assunto a Radio Pico. Con l’agenzia Parlando di Sport curiamola comunicazione di ACI Modena, La Fratellanza e Hockey Amatori Modena, tre grandi realtà della mia città.

Capitolo Modena Volley: come definirebbe lo stile comunicativo del club? Quale l’obiettivo e la campagna, l’iniziativa in termini social che le ha dato grande soddisfazione? Sono alla quinta stagione in Modena Volley ed ogni giorno sento sulla mia pelle l’onere e l’onore che rappresenta il fare parte di quello che è il club con la tradizione più forte di tutti al mondo. Il nostro è uno stile comunicativo in continua evoluzione, che guarda al moderno senza mai perdere di vista la nostra storia. Non mi occupo personalmente dei social, in quell’ambito curo solamente twitter e youtube, ne sono responsabili i miei colleghi del digital. La campagna comunicativa che ricordo con maggior soddisfazione è quella legata all’arrivo di Ivan Zaytsev e Julio Velasco nell’estate scorsa: arrivava a Modena il simbolo del volley italiano e insieme a lui tornava l’allenatore che rappresenta l’essenza del volley mondiale. Oggi, a distanza di qualche mese, ricordo con grande orgoglio il giorno della presentazione di entrambi, ci fu un lavoro enorme “dietro le quinte”, fatto da uno staff che era ed è affiatatissimo. Da quando sono a Modena Volley ho vissuto e raccontato le vittorie di 3 Supercoppe, 2 Coppe Italia e uno Scudetto, ecco, le gioie per un evento riuscito perfettamente si avvicinano a quelle in cui si alza una Coppa, senza festeggiamenti in campo, ma con tanta adrenalina che lascia spazio ai sorrisi.

Crediamo che il confronto e lo studio continuo sia essenziale nel nostro settore: può indicarci un club del quale ammira la strategia di comunicazione? Perchè? Immagino sia una risposta che può essere scontata, ma ritengo che la Juventus abbia fatto un lavoro di marketing abbinato alla comunicazione sportiva che non ha eguali nel nostro Paese. Si sono dati obiettivi e li hanno raggiunti, sono passati da un livello europeo a quello mondiale senza mai dare la sensazione di essere in affanno, la comunicazione efficace nel 2019 a mio parere è anche questo:correre riuscendo a non perdere mai la concentrazione. Serve moltissimo ossigeno, loro ci sono riusciti.

Non possiamo esimerci dal farle questa domanda: cosa significa stare al fianco di un personaggio come Julio Velasco? Cosa l’ha colpita in particolare del Coach e soprattutto come motiva la sua straordinaria capacità comunicativa? Per noi e ovviamente non solo per noi un punto di riferimento sportivo eccezionale. Beh, Julio Velasco per un giornalista sportivo come me era un punto di riferimento comunicativo e lavorare con lui ogni giorno è un dono. Come tutti i “grandi” Julio ha una umiltà e una immediatezza che ti spiazzano, sa metterti a tuo agio, apprezza la dialettica, il confronto, è curioso, perennemente alla ricerca di qualcosa che possa arricchirlo. La dote che però più mi ha colpito, sin da subito, è la capacità di trasmettere concetti molto profondi con una semplicità ed una immediatezza disarmanti. Ogni volta che Julio finisce una chiacchierata il pensiero è sempre lo stesso… è di un altro livello. Lui spiega in 3 minuti quello che normalmente ti viene proposto in 30, ed è qualcosa di straordinario. Ha una efficacia comunicativa spaventosa.

Fonte Fanpage Facebook Modena Volley

Chiudiamo con una domanda che spesso facciamo. Eventi, Sponsor Day, Merchandising, Social: come si fidelizza il pubblico? Quanto è importante definire alla perfezione il target al quale ci rivolgiamo per far giungere il nostro messaggio? Il pubblico si fidelizza in tanti modi diversi, ma è fondamentale avere una linea ben chiara da tenere e lo sviluppo organizzativo del nostro ufficio ha reso possibile ciò che stiamo realizzando oggi. La definizione del target è fondamentale, non a caso l’analisi dei big data sta divenendo una priorità per tutti i club e le realtà di alto livello, l’analisi del pubblico cui ci si rivolge è il punto di partenza per ogni strategia, che si parli di comunicazione, di social o di marketing.

 

Comunicazione, Marketing e Pubbliche Relazioni: intervista a Stefano Marchesi!

Torniamo alla grande con il nostro blog e apriamo la nuova stagione con l’intervista a Stefano Marchesi, Sports Public Relations Specialist, con una carriera fatta di importanti incarichi nel mondo della comunicazione sportiva e oggi tra le tante attività, PR Manager del Campione del Mondo 2006 Marco Amelia. Onestamente lo seguiamo da tempo, per la nostra realtà emergente è sicuramente uno di quei punti di riferimento che seguiamo per apprendere e aggiornarci sempre più. Una intervista dal quale abbiamo tratto ancora una volta importanti spunti di riflessione. Buona lettura!  

Alle spalle le esperienze come Responsabile Comunicazione di Hellas Verona e Udinese. Ovviamente ogni club ha le sue caratteristiche e specificità, ma riflettendo su una prospettiva generale quali sono le priorità comunicative di un club di calcio? Tra informazione e coinvolgimento, quale deve essere lo stile? Le PR sono in evoluzione continua, grazie anche ai nuovi mezzi di comunicazione, ad esempio i social media, che creano un contatto diretto e immediato tra la realtà del club e il mondo esterno. Oggi le società di calcio possono usufruire dei propri strumenti di comunicazione per bypassare i media tradizionali, rendendo il rapporto con i tifosi e gli appassionati più diretto e meno filtrato. Ci deve essere il giusto equilibrio tra informazione e coinvolgimento, non sono un grande fan della gestione troppo “allegra” che alcuni social media manager adottano sugli account dei club. Le iniziative più leggere e divertenti a mio avviso vanno bene se i protagonisti sono direttamente calciatori, allenatori e dirigenti sotto la regia del club. Ma certe operazioni viste su alcuni account anche di club importanti mi sembrano più frutto di una sorta di onanismo digitale per dimostrare di essere bravi e spiritosi, che nulla ha a che vedere con la tutela e lo sviluppo di brand calcistici importanti e di grande valore.

Comunicazione e marketing oggi devono avere una visione integrata. Siamo molto interessati a questo binomio che, secondo noi, si deve esprime in una comunicazione unica, efficace e coerente. Oggi come si fidelizza un partner? Dalla zona hospitality allo Stadio passando per social, eventi e coinvolgimento di atleti e tifosi: come si può raggiungere l’obiettivo? Nel mondo del calcio, il  cambio  di  strategia  in tema di PR è  innanzitutto  un  cambiamento di  mentalità: il  focus  si  sposta  sui  clienti (nel  senso  più  ampio  del  termine)  e  sul  loro  miglior  interesse.  “Cliente”  è  inteso  come  qualsiasi soggetto  al  quale  si  rivolge  l’azione  della  società.  Paradossalmente  anche  i  calciatori,  i  tecnici,  i dipendenti  e  lo  staff  del  club  sono  clienti.  Sono  i  primi  clienti.  Così  come  sono  clienti  gli  sponsor,  i tifosi,  tutti  i  soggetti  che  a  vario  titolo  sono  coinvolti  nel  mondo  della  società. E  “avere  a  cuore  il  cliente”  significa  che  tutto  ciò  che si va  a  fare  –  ogni  comunicazione,  ogni azione,  ogni  aspetto  della  vita  della  società  –  sarà  progettato  per  migliorare  la  sua  vita,  la  sua soddisfazione,  la  sua  felicità. Significa lavorare su un livello diverso, alzare l’asticella e prendersi degli impegni precisi.

Da esperto di Pubbliche Relazioni, se le dovessimo indicare un modello da seguire in termini di comunicazione di un club italiano e uno estero, quale indicherebbe e perché? Il Milan di Berlusconi e Galliani, sotto la guida del Direttore della Comunicazione Giuseppe Sapienza, ha rappresentato per me un modello da studiare e dal quale prendere spunto nel corso degli anni: una gestione consapevole, forte, che sapeva dove voleva arrivare e ci arrivava sempre con stile, eleganza, attraverso una grande capacità di coinvolgere e influenzare i propri interlocutori. All’estero trovo affascinante e maledettamente efficace il Real Madrid di Florentino Perez, in cui nulla accade per caso, tutto è curato con grande attenzione e la strategia di comunicazione è sempre orientata a valorizzare la potenza del brand madridista e tutelarne l’immagine.

Oggi cura l’immagine come PR Manager di Marco Amelia, come è nata questa collaborazione e quali sono gli obiettivi? Ne approfittiamo e le facciamo anche una seconda domanda: come si comunica il profilo di un atleta importante come quello dell’ex portiere Campione del Mondo? È necessario fare un passo indietro per comprendere questo punto. In questo lavoro è importante il rapporto umano: ci devono essere una mentalità simile, un’affinità di pensiero, la disponibilità di mettersi in discussione e la volontà di migliorarsi, senza porsi limiti. Su questi presupposti si può costruire un percorso che nel tempo possa portare dei risultati in termini di miglioramento e tutela dell’immagine, valorizzazione del “personal brand”, creazione di una percezione positiva e di alto livello del personaggio. Marco è un ragazzo intelligente, curioso, che ama confrontarsi e affidarsi agli specialisti per migliorarsi professionalmente e umanamente. A volte i rapporti più belli e soddisfacenti nascono in circostanze fortuite, ma si consolidano nel tempo grazie a un mix di mentalità, personalità, ambizione e obiettivi comuni. Dopo aver iniziato la carriera da allenatore, il nostro obiettivo a livello di personal brand è mantenerlo sempre tra i top opinion leader del calcio italiano. Dietro c’è un grande lavoro di squadra, un confronto quotidiano su tutto ciò che può portare crescita e miglioramento. Sul lato sportivo tutto il lavoro è ovviamente focalizzato su una carriera da allenatore top level: un professionista che ha lavorato con Capello, Lippi, Mourinho e Hiddink ha ben chiaro il suo obiettivo ed è ben consapevole che per raggiungerlo nulla può essere lasciato al caso.

Per concludere l’intervista le proponiamo un “gioco”: social e definizione. Le proponiamo le principali piattaforme sociali per scoprire dal suo punto di vista pregi, difetti e sopratutto potenzialità.

Facebook: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? È una piattaforma storica e consolidata, credo però debba costantemente rinnovarsi per stare al passo con le grandi novità del calcio in streaming.

Instagram: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Immediato, poiché basato su immagini e video. E in costante evoluzione. Molto utilizzato dai calciatori e seguito dai tifosi. Indispensabile in una strategia di PR.

Twitter: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Molto istituzionale e sintetico, purtroppo ingestibile per l’impossibilità di moderare utenti e commenti.

Youtube: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Nella mia visione, uno strumento di secondo piano: lo streaming, i video e le dirette social lo hanno un po’ superato come media istituzionale.

LinkedIn: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Utile per raggiungere un target professionale, per il recruiting e le relazioni con sponsor e partner commerciali.

SOCIAL RESPONSIBILITY: FOCUS SULLA CERTIFICAZIONE UNI ISO 20121:2013. NE PARLIAMO CON ANDREA VINCENZI DI TÜV NORD ITALIA

 

E’ un argomento che ci interessa da sempre, un tema che cerchiamo di approfondire, conoscere e diffondere. Parliamo di responsabilità sociale applicata allo sport, parliamo di certificazioni ed eventi sostenibili. Dettagli, obiettivi, missione, impatto della CSR nel settore sportivo, con uno specifico focus sulla certificazione UNI ISO 20121: 2013. L’intervista ad Andrea Vincenzi, membro della Divisione Sistemi di Gestione dell’organismo internazionale di certificazione TÜV NORD Italia e responsabile tecnico e Lead Auditor per lo standard ISO 20121. 

Partiamo dalla definizione: quali sono le peculiarità della certificazione UNI ISO 20121: 2013? Prima di tutto, la ISO 20121 è un linguaggio universale. Si tratta infatti dello standard di riferimento della International Organization for Standardization per il settore degli eventi, e a differenza dei moltissimi pur validi disciplinari privati che sono in circolazione, questa copre l’intero spettro dello sviluppo sostenibile, nelle sue 3 dimensioni inscindibili: economica, ambientale e sociale.  Il suo linguaggio è riconosciuto e condiviso universalmente in tutto il mondo. Pertanto chi soddisfa dei requisiti della ISO 20121 è in grado di mettere in relazione la propria attività a quella dei maggiori organizzatori ed eventi a livello internazionale, come le Olimpiadi da cui lo standard trae origine, misurando il proprio livello e cogliendo soluzioni e spunti di miglioramento continuo. Non si tratta di vedersi imposto un metodo, ma requisiti comuni da soddisfare tramite le proprie procedure interne; un framework all’interno del quale far rientrare le specifiche attività svolte. La ISO 20121 porta il concetto di sostenibilità in un settore, quello degli eventi, che spesso per la sua particolarità (grandi spostamenti di persone in tempi ristretti, necessità di essere “live” senza possibilità di sbagliare, ecc.) tende a soprassedere a maggiore garanzia del risultato finale, mentre ha invece un grossissimo impatto sulla location e la comunità ospitante.  La 20121 è adattabile per intero al settore degli eventi, di qualsiasi tipo e dimensione, e permette di certificare singoli eventi o gruppi di eventi, organizzatori, location per lo svolgimento e fornitori.

Si parte dall’analisi dell’evento. Rischi, impatto ambientale, stakeholder. Quali le specifiche prese in considerazione? Hai giustamente menzionato tre dei principali requisiti della ISO 20121 che, unitamente a una approfondita analisi del contesto interno ed esterno, sono input alla pianificazione dell’evento/ degli eventi, consentendo di delineare cosa fare o non fare, quali sono i risultati da conseguire e le occorrenze da evitare, nonché il modo e gli strumenti migliori per farlo. L’analisi dei rischi è un concetto fondamentale per l’organizzazione di eventi, dove spesso non c’è una seconda volta in cui applicare azioni preventive generate da esiti indesiderati emersi durante lo svolgimento. Si tratta di cercare di prevedere qualsiasi cosa potrebbe andare storto o mettere a repentaglio la buona riuscita dell’evento, classificare il rischio secondo la sua probabilità e potenziale gravità e prevedere azioni e “piani B” da attuare per ridurne la portata (prevedendo il fatto stesso che non tutto è prevedibile a tavolino e in anticipo e prepararsi a reagire). Di nuovo c’è il concetto di impatto che, nel caso della ISO 20121, non può essere limitato alla dimensione ambientale. Benché questa sia cruciale, lo sono in maniera equivalente la stabilità economica e la dimensione etica e sociale, e la loro maggiore o minore pertinenza deve essere valutata caso per caso, in base al contesto. Proprio qui sta la sostanziale differenza tra evento sostenibile e evento “green”: le altre due dimensioni dello sviluppo sostenibile devono essere oggetto della medesima attenzione e di opportune azioni volte a ridurre gli impatti e obiettivi di miglioramento. Pensiamo per esempio alla piena accessibilità agli eventi per i diversamente abili, alle condizioni di lavoro, alla discriminazione. Gli eventi sportivi in quanto spesso motori di integrazione e educazione ai valori e al rispetto presentano terreno fertile per progetti sociali e sensibilizzazione verso l’interno e l’esterno, altro importante requisito.

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Ci occupiamo di comunicazione, siamo attenti alla pianificazione di ogni contenuto, cercando di potenziare ogni nostro processo in una prospettiva di responsabilità sociale: quali i vantaggi di immagine per chi decide di attivare un percorso del genere nella propria azienda o evento? Il fatto di ottenere una certificazione di terza parte per il proprio sistema di gestione ISO 20121 significa superare un audit di verifica sul proprio operato da parte di TUV NORD, organismo indipendente di verifica il cui marchio è riconosciuto a livello internazionale.  Il Certificato rilasciato e il marchio di certificazione di TÜV NORD sono garanzia di conformità ai requisiti dello standard e permettono darne dimostrazione a tutti gli stakeholder, Oltre agli indiscutibili benefici operativi in termini di sostenibilità, questo rappresenta un importante strumento di brand reputation e credibilità, che può essere usato per dare nuovo lustro e visibilità alla propria immagine societaria, a riqualificare la propria proposta sul mercato dell’organizzazione eventi e a differenziarsi notevolmente in positivo rispetto ai competitor.  Nel contesto italiano, infatti, la ISO 20121 denota ancora una certa avanguardia.  La fiducia e l’apprezzamento che possono generare e la dimostrazione di impegno nei confronti di pratiche sostenibili data dall’acquisizione della certificazione possono avvicinare praticanti, tifosi, investitori e facilitare i rapporti con le istituzioni. Infine, questa certificazione come detto è uno strumento attivo di CSR (o RSI) e supporta le organizzazioni nel fare la propria parte per il raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals fissati nell’agenda 2030 di COP21-Parigi, secondo cui ognuno di noi e ogni singola organizzazione è tenuta a dare il proprio piccolo ma significativo contributo verso un futuro maggiormente sostenibile.

Responsabilità sociale come percorso di valorizzazione dell’azienda e dell’evento: quali possono essere i benefici? La RSI è un argomento sempre attuale. L’importanza di andare in questa direzione è ormai comprovata e questo approccio è adottato non solo dai grandi gruppi internazionali, che per definizione hanno necessità di bilanciare il loro notevole impatto nel contesto socio-economico globale (e talvolta non solo) e hanno tutto l’interesse a generare valore e ricchezza sul territorio, favorevoli condizioni di lavoro e contentezza nei propri dipendenti, ma anche a livelli intermedi. Uno standard di riferimento per la CSR è la SA 8000, per la gestione della Responsabilità Sociale, che ha nell’Italia il paese di maggiore diffusione e ha già penetrato e permeato vari settori, tra cui quello dei servizi, il food&beverage, il tessile, ed è ora richiesto in bandi di gara del contesto industriale e produttivo. TÜV NORD ha recentemente portato la SA 8000 nel settore sportivo, con la certificazione etica della società ALMA Trieste Basket. Con la ISO 20121, rappresentano veri e propri strumenti operativi per dare concretezza al ruolo che il mondo sportivo dovrebbe ricoprire, come ho già detto in precedenza, di driver verso un comportamento etico e responsabile in ottica Agenda 2030 e non solo.

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Concludiamo, chiedendoti una riflessione personale del rapporto tra responsabilità sociale e sport. Cosa ne pensi? La ISO 20121 nasce nel contesto sportivo, è stato il responsabile della sostenibilità del Comitato organizzativo delle Olimpiadi di Londra del 2012 a richiedere espressamente una riflessione in questo senso alle organizzazioni internazionali di standardizzazione. Per questo lo standard non può che rispondere perfettamente alle esigenze di una società impegnata in attività e competizioni sportive, a partire dalla necessità di rendere migliore la permanenza e l’avvicinamento ai luoghi di svolgimento delle gare al proprio pubblico, passando per la necessità di avvicinare tanti giovani all’attività sportiva e ai valori di integrazione, comunità e rispetto che la caratterizzano, fino alla necessità di lanciare un messaggio importante di sensibilizzazione agli appassionati. Gli sportivi, come i musicisti, in quanto idoli dei più giovani, sono ottimi “testimonial” in questo senso, o “influencer” per dirla con il linguaggio di oggi e possono riuscire a piantare e far attecchire a dovere il seme della sostenibilità nelle generazioni più giovani. Fare sentire ad ogni singolo partecipante all’evento sportivo che il proprio contributo è importante ai fini del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità che la società si è data è un ottimo inizio. Inoltre, la reputazione positiva che la ISO 20121 conferisce, può facilitare l’avvicinamento di grossi investitori, sempre alla ricerca di progetti di CSR pieni di valore da sostenere e desiderosi di legare il proprio nome a realtà che hanno dimostrato tramite la certificazione di essere virtuose e impegnate nella sostenibilità e di essere in un certo senso direttamente proiettate nel futuro (per esempio, ai tempi delle Olimpiadi 2012 una famosa bibita sostenne direttamente lo sviluppo tecnico per l’implementazione dello standard ISO 20121 nei Giochi).

#DAIBURDEL: LE STRATEGIE DI COMUNICAZIONE DEL CESENA CALCIO NELL’INTERVISTA DEDICATA A ELENA PASCUCCI

Giovane, competente e appassionata. L’intervista della Project SPORT Management ad Elena Pascucci, area comunicazione web del Cesena Calcio. 

Partiamo subito dal concreto: #DaiBurdel. Come nasce l’idea di questo hashtag? L’hashtag #DaiBurdel nasce dal territorio romagnolo e da chi lo abita. Ci piace pensare che il Cesena Calcio sia la Squadra della Romagna, per questo abbiamo scelto un’ esortazione che rappresenti la nostra “romagnolità”. Dai Burdel letteralmente significa “Dai Ragazzi” , un po’ come dire “Mettetecela tutta!”, “Tirate fuori il vostro meglio”, con l’aggiunta che ha il dialetto romagnolo, quella unione naturale di cuore e di intenti verso un unico obiettivo. Come quando ci sia trova in famiglia, una famiglia allargata

Senso di appartenenza, territorio, identità. Il legame del Cesena Calcio con tutto questo è evidente e fondamentale. Come viene espresso questo particolare coinvolgimento e attaccamento alla maglia e al territorio a livello di comunicazione? Il senso di appartenenza e il legame costante con il territorio Romagnolo sono fattori che guidano tutti coloro che lavorano in questa società ed in particolare a livello di comunicazione, si può dire il nostro asso nella manica. In fondo il Cesena Calcio è quest’anno la squadra di  serie B con il maggior numero di abbonati, abbiamo battuto persino l’entusiasmo di Foggia e Bari. Per quanto riguarda le presenze allo stadio occupiamo sempre le prime posizioni e se guardassimo il numero relativo batteremmo anche società ben più blasonate che militano in Serie A. Allora perché non puntare sul pubblico e sui tifosi? Sarebbe una strategia di marketing pessima se non lo facessimo. Per cui i tifosi sono sempre il nostro fulcro e ogni anno cerchiamo di ideare novità che li possano divertire e coinvolgere sempre più. Numerosi sono stati negli anni i concorsi legati alla sottoscrizione degli abbonamenti in cui i tifosi fossero direttamente chiamati ad esprimere l’attaccamento alla squadra in maniera creativa.

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Quest’anno stiamo raccogliendo le testimonianze dei nostri sostenitori sotto i tre imperativi che caratterizzano la campagna abbonamenti 2017-18:  Ama, Vivi e Tifa. Alla fine del concorso ci sarà una sorpresa per i vincitori. Un’ altra iniziativa che ci sta molto a cuore è l’avvicinare i giovani tifosi (i veri “Burdel”) allo stadio, grazie ad Orogel nostro “Naming Partner” da tre anni abbiamo la possibilità di mettere in palio cinque video proiettori per le cinque scuole del territorio che in numero relativo ottengono il maggior numero di abbonati tra i propri alunni ed insegnanti. Quest’ultimo concorso fa parte del progetto più grande dell’AC Cesena che da tre anni ha scelto di regalare ai ragazzi delle medie e delle prime superiori del territorio romagnolo l’abbonamento in un settore a loro dedicato per avvicinare i ragazzi al calcio e al vivere la partita con passione e divertimento e la violenza verbale e fisica che spesso viene associata a questo sport

Facebook, Twitter e Instagram: quali sono i riscontri di “pubblico” ottenuti? Quali le strategie per coinvolgere i tifosi? Il Cesena Calcio ovviamente è presente in ogni piattaforma social e cerchiamo di curare ognuna di queste con la giusta attenzione. Ogni social, infatti, ha un suo linguaggio che lo caratterizza e richiede un contenuto specifico. Il nostro seguito è abbastanza grande, se parliamo di numeri abbiamo 57.919 seguaci su Facebook, 19 mila circa su Instagram e 31843 follower su Twitter. Per coinvolgere i tifosi cerchiamo sempre di creare contenuti piacevoli alla vista ed interessanti seguendo anche le innovazioni dei vari social; come l’uso delle dirette Instagram, delle Instagram stories e i sondaggi.

Entriamo nell’area marketing: molto interessanti le iniziative Match Experience e Youplay. Puoi illustrarcele? Black and White Experience e You Play sono iniziative di marketing davvero interessanti che Infront, azienda leader nel settore, offre agli abbonati del Cesena e ai partner commerciali. La Black and White Experience permette a chi ne fa richiesta di vivere la giornata della gara in maniera originale ed esclusiva. Dal pre al post partita coloro che lo richiedono potranno visitare lo Stadio, gli spogliatoi, la Sala stampa, il Campo di gioco ed incontrare per autografi e foto i veri protagonisti della giornata, i calciatori. You Play invece permette ad un gruppo di abbonati o ad un partner commerciale di organizzare una vera e propria partita di calcio sul prato dell’Orogel Stadium “Dino Manuzzi” e di sentirsi per un giorno protagonisti assoluti. lega start bPermettici una domanda per conoscerti meglio: quale è stato sin qui la tua esperienza e in cosa ti stai specializzando? La mia esperienza lavorativa è iniziata tre anni fa e mentre all’inizio ho dovuto, come in ogni campo, fare della gavetta ora mi sono ritagliata le mie mansioni. Una delle cose più interessanti che ho seguito dal primo momento è stata l’organizzazione, progettazione e messa in pratica delle campagne abbonamenti, ovviamente in concerto con i miei colleghi. Avendo da poco conseguito la laurea Magistrale ora sto scegliendo bene in cosa specializzarmi ulteriormente, anche se ultimamente sono appassionata dalla potenza che i social hanno nel campo della comunicazione, quindi non escludo di specializzarmi o di continuare gli studi per migliorarmi nella gestione della comunicazione social.

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Chiudiamo con una domanda generica: secondo te in quale direzione sta andando la comunicazione sportiva e in particolare come si può coinvolgere sempre più i tifosi? E’ molto difficile come argomento. I tempi stanno cambiando rapidamente ed è sempre più utile per le società sportive essere presenti nella vita dei propri sostenitori. Indubbio è l’apporto che i social e le innovazioni che li riguardano possono apportare. Bisogna ricordarsi sempre che sono i sostenitori che regolano la sopravvivenza o meno di una squadra. Sono loro infatti a “definire” gli introiti maggiori delle squadre, soprattutto per quello che riguarda il maggior ricavo delle società calcistiche, i diritti televisivi. Benché il mercato del calcio sia atipico, non essendo regolato da concorrenza perfetta ma da una variabile ben più importante, la fedeltà, è necessario aumentare il valore della fedeltà per generare maggiori ricavi. Una quota dei tifosi di una squadra è consolidata, questi non cambieranno mai opinione nonostante i risultati, ma c’è una quota, la più importante, non animata dall’amore per la maglia ma genericamente per lo spettacolo che il calcio regala che deve essere costantemente coinvolta perché mantenga la propria preferenza. Maestra in gestione e coinvolgimento del tifoso è ovviamente la Juventus, basti pensare l’organizzazione del suo apparato comunicativo e di marketing. Per rispondere alla tua domanda ti dico che si, si può aumentare l’interesse dei sostenitori. Il come è definito dagli strumenti che abbiamo in mano, primi tra tutti i social. Statisticamente si è visto come contenuti live, Instagram Stories e sondaggi, concorsi e giochi siano il metodo più semplice ed di più alto tasso di coinvolgimento. Anche le leghe di Serie A e B , vedi Lega Start, stanno approfittando di social e siti interattivi per coinvolgere sempre più persone nel mondo del calcio.