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Football PR: le parole dell’esperto Stefano Marchesi

Un mondo in costante fase di aggiornamento. Lo stesso aggiornamento che abbiamo fatto con Stefano Marchesi, Football Public Relations Specialist, raccogliendo la sua testimonianza ed esperienza a distanza di qualche mese dalla prima intervista.
Siamo usciti con la tua intervista i primi giorni di Ottobre e siamo qui ora per raccontare i tuoi personali progressi professionali e per ribadire ancora una volta l’importanza delle pr in ambito sportivo, sopratutto nel caso di calciatori professionisti di alto livello. La partnership con P&P Sport Management è un evidente segno dell’ottimo lavoro svolto sin qui. Cosa significa per te questa collaborazione e come è nata? È senza dubbio una sfida affascinante che è nata dal confronto con Federico Pastorello, col quale c’è una conoscenza personale dal 1997, approfondita anche in ambito professionale dal 2000 quando ho iniziato a lavorare all’Hellas Verona con il padre Giambattista, mio presidente in gialloblù per 7 stagioni. Nel 2015 abbiamo lavorato insieme il passaggio di Marco Amelia al Chelsea, una mia intuizione nata da un’esigenza tecnica di Mourinho e finalizzata con soddisfazione di tutti da Federico che ha ottimi rapporti con il club londinese. Da allora ci siamo sempre confrontati sulla gestione dei calciatori, lato agente e lato PR, anche grazie al lavoro svolto con i miei assistiti, che i Pastorello hanno mostrato di apprezzare. A fine 2018, la chiamata di Federico e Andrea Pastorello è stata la chiusura del cerchio, tutti concordavamo sul fatto che fosse arrivato il momento di unire forze e competenze per alzare l’asticella nel panorama della gestione di calciatori e allenatori di alto livello. Management sportivo unito alla gestione di PR e immagine: per come l’abbiamo concepita è una partnership innovativa e, per certi versi rivoluzionaria, che ha suscitato anche l’interesse di Sky Sports in Inghilterra. È stata una bella soddisfazione per tutti poterla raccontare, anche perché la Premier League è un mercato nel quale contiamo di consolidarci e crescere ulteriormente nel prossimo futuro.
Altra curiosità: ti vediamo sempre in movimento, sempre in giro per l’Italia e non solo. Qual è la chiave per essere un buon PR Manager? In primis devi amare quel che fai. I ritmi nel calcio sono infernali, chi è abituato ai lavori “normali” non si rende conto di che razza di frullatore sia questo ambiente. È un lavoro che necessita relazioni, competenza, tempismo e credibilità. La responsabilità nel gestire questo tipo di professionisti è altissima, i margini di errore sono quasi azzerati perché le conseguenze possono essere davvero serie. Nel calcio abbiamo addosso milioni di occhi, decine di giornali, emittenti radio e tv che ne parlano tutti i giorni. Il primo comandamento è supportare il calciatore o l’allenatore nel fare la cosa giusta, al momento giusto, nel giusto contesto. È fondamentale saper riconoscere e prevedere i rischi con notevole anticipo, evitando situazioni pericolose. E saper intervenire con tempestività quando c’è qualche problema da risolvere, prima che sia troppo tardi. Non si costruiscono personaggi di cartone, ma si lavora per abituare calciatori e allenatori a ragionare con una mentalità diversa, è un processo educativo che fa fare al professionista un salto di qualità dal punto di vista delle relazioni, della comunicazione e dell’immagine. I risultati sono sempre molto soddisfacenti.
 
Tempestività e attenzione ai dettagli sono per noi delle qualità essenziali in questo settore. Hai elementi da aggiungere? Come ho spiegato nella mia intervista a Sky Sports UK, i tre fattori principali sono il Tempo, lo Spazio e il Rischio. Nel mondo moderno, la comunicazione ha visto quasi azzerati i tempi di diffusione di una notizia e praticamente abbattuti tutti i confini territoriali. Oggi ogni notizia è immediata e globale. Il terzo fattore è il Rischio, che dipende dall’importanza delle informazioni e dalla notorietà del personaggio. Oggi chi gestisce le PR nel calcio deve avere un ottimo margine di controllo su Tempo, Spazio e Rischio. Se non ce l’ha, è seduto su una bomba a orologeria che può scoppiare da un momento all’altro.
 
Quali i principali errori commessi dai calciatori? Come evitarli?  Il primo errore è non pensare. Agire di istinto, di impulso. Ignorare o sottovalutare le conseguenze delle proprie azioni è l’errore più grave in assoluto. Consiglio di porsi sempre delle domande prima di fare qualcosa che abbia un potenziale impatto pubblico. Una dichiarazione, un post, un commento, un like. “Che conseguenze potrebbe avere quel che sto facendo? Chi o cosa potrebbe danneggiare? È una cosa che posso evitare?”. Già farsi delle domande ci consente di guadagnare tempo. E nel dubbio, il confronto con me che per un calciatore o un allenatore ho il ruolo della coscienza parlante, è sempre utile per chiarire e fare la scelta giusta.