Sport Social Responsability. Un nuovo progetto editoriale lanciato dalla PSM Sport in collaborazione con Stefano D’Errico, Community Football Coach dell’Arsenal

Avevamo in testa un progetto del genere da tempo. Poi uno scambio di messaggi su LinkedIn, la condivisione di idee e sopratutto di un ambizione comune: diffondere il concetto e la pratica della responsabilità sociale applicata allo sport. Da qui un colpo di fulmine, una videochiamata e si parte per un nuovo progetto. Vogliamo insieme a Stefano (Community Football Coach dell’Arsenal) raccontare tutti quei casi di studio di Società, Federazioni e Organizzazioni che fanno della CSR un valore aggiunto. E’ solo l’inizio, una partnership che si esprimerà attraverso articoli e approfondimenti scritti proprio da Stefano, del quale vi raccontiamo la storia e la sua esperienza londinese con una intervista. 

Partiamo dall’attualità. Oggi di cosa ti occupi nello specifico? Quale il tuo ruolo e le tue aree di competenza? Attualmente, lavoro per l’Arsenal FC come ‘community coach’. Una posizione professionale di difficile collocazione nel sistema sport italiano, ma che spero assumerà più significato leggendo questa intervista. Diciamo che mi occupo di promozione calcistica a 360°, portando e utilizzando il calcio in tanti ambiti: dall’educazione fisica e l’attività nelle scuole, alla formazione calcistica vera e propria, fino alla creazione di esperienze che sfruttino il gioco come veicolo per trasmettere messaggi positivi e rilevanti per lo sport, tra i quali il rispetto e il fair play.

Responsabilità sociale e calcio. Responsabilità sociale e sport. Quale l’impatto di un percorso del genere per una Società Sportiva? È proprio il termine che hai usato, “impatto”, quello attorno al quale ruota tutto. Impatto come effetto del proprio agire, perché i vantaggi che scaturiscono da una presenza costante sul territorio attraverso attività, progetti e iniziative sono davvero enormi (e ampiamente testimoniati). Ma anche impatto come influenza, perché un Club si trova in una posizione privilegiata nei confronti delle persone rispetto ad altre aziende, per la passione e il seguito che caratterizza lo sport. Un vantaggio che non può essere sprecato! Ovviamente, servono idee, investimenti, conoscenze, capacità di pianificazione a lungo termine…

Entriamo nel dettaglio, parlaci del progetto Arsenal. Obiettivi, specifiche e risultati! L’Arsenal ha un dipartimento interno al Club che si occupa della cosiddetta community, ovvero le iniziative sul territorio. È un ramo della società abbastanza consolidato (sono oramai più di 30 anni che esiste), che si occupa di promuovere il calcio, e ne sfrutta l’appealper realizzare progetti di varia natura: sport, educazione, inclusione sociale, ecc. Ogni area tematica sviluppa programmi specifici, sia in autonomia che in collaborazione con altri enti. Per esempio, il progetto Primary Stars, in partnership con la Premier League, si occupa di promuovere lo sport, l’educazione fisica e tutte le iniziative possibili annesse all’interno delle scuole primarie della zona, con centinaia di bambini coinvolti tutte le settimane.

Nel mezzo, raccontaci la tua esperienza e il tuo percorso accademico. Come sei arrivato a Londra? Sono arrivato a Londra nel 2015, del tutto inconsapevole della realtà in cui mi sarei trovato. Dopo la laurea in Scienze Motorie all’Università di Milano cercavo un’esperienza particolare, che allo stesso tempo desse quel qualcosa in più al mio titolo accademico. Sono venuto a conoscenza di questo corso universitario promosso dall’Arsenal attraverso un ragazzo della mia zona, mio predecessore in questo. Ho fatto domanda, senza pretese o grandi aspettative (avevo già iniziato sempre a Milano la laurea magistrale). Con buona sorpresa sono stato ammesso. Il corso nella City è durato due anni, e mi ha aperto gli occhi su un mondo, quello dello sport e del football in the community, che è davvero poco sviluppato e considerato dalle nostre parti, ma che porta con sé temi attualissimi come l’inclusione, la sostenibilità, lo sport come strumento sociale, così come il CSR. Ho potuto conoscere a fondo questa idea diversa di promozione sportiva, e capire quali sono le metodologie più adatte percreare e sviluppare esperienzecon impatto positivo. Inoltre, parte del corso prevedeva la collaborazione con i Gunners, come volontario in alcune delle loro attività, cosa che mi ha poi portato al ruolo che ricopro oggi.

Spesso si parla di responsabilità sociale solo come una operazione di solidarietà o di immagine. Vogliamo dare concretezza a questo settore. Almeno in ambito sportivo, qual è il peso e il riscontro che può avere lo sviluppo dell’area CSR? Partirei dal presupposto che si tratta, innanzitutto, di un’operazione di responsabilità. Le società sportive sono oramai aziende a tutti gli effetti, con ricavi milionari, e con un appeal incredibile sulle persone. Dare qualcosa in cambio al territorio è quindi doveroso, ma come sostenuto anche vantaggioso. Solidarietà ed immagine sono solo alcuni degli eventuali pro. Intervenire sulla comunità con progetti sportivi, per esempio, aumenta la possibilità scovare giovani talenti, oltre a contribuire alla qualità del calcio in generale e alla partecipazione al gioco. Oppure, entrare a far parte della vita dei più giovani li spinge in qualche modo ad affezionarsi al Club. Un’operazione commerciale a tutti gli effetti, assicurandosi in questo modo i tifosi del futuro, coloroche compreranno le magliette, gli abbonamenti allo stadio o quelli televisivi. Solo alcuni dei benefici concreti che lo sviluppo dell’area CSR può generare, giusto per mettere l’acquolina in bocca (il resto verrà discusso infatti nei prossimi contributi).

Parlando di modelli di riferimento e casi di studio. Escluso l’Arsenal, guardando sempre nel settore sportivo, quali sono le Società sportive o le organizzazioni che hanno progetti importanti e rilevanti in ambito responsabilità sociale? Praticamente tutte le società di calcio inglesi promuovono iniziative di responsabilità sociale, dalle più blasonate a quelle delle serie minori, ovviamente su scala diversa e proporzionale alle possibilità di ognuno. La stessa Premier League è davvero attiva sul sociale, con iniziative che riguardano più ambiti. Ne è un esempio il progetto PrimaryStars nelle scuole elementari citato in precedenza, ma anche la campagna PlasticFreein collaborazione con Sky, per sensibilizzare al rispetto dell’ambiente, tema di assoluta attualità. Per uscire dai confini britannici, sono molte le società in giro per l’Europa che si stanno impegnando in quest’ambito con progetti di vario genere. Per finire, parliamo dell’Italia. Credo siamo abbastanza indietro rispetto agli altri, soprattutto per quel che riguarda il considerare la responsabilità sociale come ambito necessario per una crescita commerciale e sportiva. Qualcosa si sta muovendo, ma ancora troppo poco. I bilanci sociali dei Club di Serie A (almeno quelli che lo pubblicano) sono pieni di belle immagini di giocatori negli ospedali o di raccolte fondi. Senza voler assolutamente denigrare il valore di queste iniziative, servirebbe qualcosa in più, di più strutturato e pianificato, sfruttando sul serio il potere che questo gioco può avere sulla gente. Credo che in questo momento storico ci sia davvero bisogno di un intervento culturale importante. Il calcio ha la responsabilità e il potenziale per farlo. Ma ne ha anche il bisogno, perché grazie a ciò la qualità stessa del gioco può giovarne.

Concludiamo, parlando della partnership con PSM Sport. Qual è l’obiettivo e come si svilupperà questa collaborazione? Cosa ti aspetti e quali sono gli obiettivi?  Colgo l’occasione per ringraziare la PSM Sport per questa opportunità, che spero porterà entrambi a grandi traguardi. L’obiettivo principale di questa collaborazione sarà quello di far conoscere il mondo della responsabilità sociale nello sport. Questo, grazie a contributi, articoli e approfondimenti su tematiche relative, ma anche interviste dei protagonisti e condivisione delle best practice del settore. Ribadendo che lo scopo non sarà avere la pretesa di insegnare o criticare, ma solo divulgare e portare all’attenzione di più addetti ai lavori possibili qualcosa di relativamente nuovo e sconosciuto, ma potenzialmente davvero innovativo e vantaggioso. Personalmente, sono molto motivato ed entusiasta per questo progetto, che mi porterà ad approfondire ulteriormente un tema attorno al quale voglio costruire la mia carriera professionale, ma che mi darà anche l’occasione di condividere la mia attuale esperienza, che credo proprio non valga la pena tenere nascosta.