Social Media per lo sport: intervista a Luigi Di Maso

Spunti interessanti, una chiacchierata piacevole e con un ritmo fluido. L’intervista a cura della Project SPORT Management a Luigi Di Maso, Social Media Editor per lo sport.

Partiamo dall’attualità. Dopo alcuni messaggi e contatti ci siamo conosciuti di persona e incrociati al Social Football Summit. Per noi è stato un evento importante, ben strutturato e soprattutto un qualcosa che probabilmente manca, ovviamente parlando di Calcio e Social. Qual è il tuo bilancio personale dell’evento? Quali i momenti e le tematiche che più ti hanno colpito? Ecco, una cosa che mi è piaciuta molto è aver conosciuto persone come voi, con cui c’è stato un primo approccio proprio sui social. Se un evento riesce a concretizzare questo step, per chi lavora in questo mondo, ha già centrato un obiettivo. Sul Social Football Summit dico che è andato tutto oltre le aspettative. La prima volta che Massimo Tucci mi parlò di questa idea era a maggio. Vederla realizzata ti regala una sensazione di piacevole soddisfazione che dura poi nel tempo. Mi è piaciuto molto il panel “The Italian Way”, anche se Massimo mi bocciò l’idea di chiamarlo “Di padre in fan”, vi do questa chicca 😊. Proprio perché secondo me piazze come Sampdoria, Parma e Cagliari esprimono al meglio la passione viscerale del tifoso della propria città. Un tifo che viene tramandato appunto di padre in figlio, quindi fan sui social. Per queste squadre credo che lo strumento digital sia davvero il vettore per diventare intimi con i propri supporters. In realtà come queste i social media sono davvero un gran strumento.

“Aiuto società sportive, enti e associazioni ad affermarsi sul web tramite lo Storytelling, l’ideazione della strategia digital e la creazione di contenuti creativi sul proprio sito e i social.”. Abbiamo rubato la tua breve descrizione dal profilo LinkedIn: breve ma estremamente chiara. In che direzione sta andando oggi la comunicazione social? È quasi impossibile dirlo. Dico questo perché se ci pensiamo nel primo Facebook non era possibile caricare video nativi, poi tutto si è evoluto in pochissimo tempo. Ora il video è e sarà il contenuto fondamentale in una strategia di social media. Si può dire che la complessità dei contenuti aumenterà, e per complessità intendo le tipologie di format e la diversificazione. Ci tengo a sottolinearlo perché complessità in teoria è una parola che non va d’accordo con questi strumenti. Come nella vita reale, contenuti e conversazioni devono essere semplici, diretti. L’unica direzione sarà quella già intrapresa, ovvero la strada che porta al coinvolgimento dei tifosi tramite intrattenimento. Cambieranno ovviamente le tipologie di contenuto e le piattaforme che lo ospiteranno, ma la narrazione come fondamenta da cui partire, non morirà mai.

Hai parlato di Storytelling. Per noi le potenzialità della narrazione e della comunicazione persuasiva trovano nello sport il palcoscenico ideale. Riusciresti a definire il tuo/vostro stile di comunicazione? Su quali elementi in particolare fai leva? Noi di Quei Bravi Ragazzi prima di cominciare con la nostra attività, abbiamo stilato un manifesto che si chiama appunto lo stile QBR. Che poi più che stile è una questione di mission e obiettivi. Il “nostro stile” si incentra su un modo di fare e su una comunicazione etica. La nostra mission è digitalizzare lo sport fiorentino. Missione ardua ma necessaria. Non arriviamo con la spocchia di chi ne sa, al massimo come diciamo, arriviamo come supereroi che hanno semplicemente gli strumenti per aiutare i nostri partner. Il nostro hashtag di riferimento per dirti una banalità è #DigitalizziAMOlosport. Che racchiude il nostro obiettivo e il come lo facciamo, amando il mondo dello sport e dei social. Se poi parliamo di stile estetico, quando produciamo video ad esempio, l’approfondimento come scelta narrativa, e la voglia di scavare nel sentimento della società sportiva o personaggio, sono i nostri punti fissi. Siamo cresciuti a pane e Sky, quindi ricreare “il servizio di approfondimento” trasportato alle logiche del social, è quello che proviamo a fare. Facciamo leva proprio su chi è davanti a noi. Vogliamo sempre tirare fuori quell’episodio o quel sentimento che poi chi usufruisce del contenuto coglie e apprezza. Quando dobbiamo iniziare qualsiasi tipo di lavoro pensiamo: “Ok, cosa vorrebbe trovarsi sui propri smartphone / pc chi sta dall’altra parte?”.

Abbiamo approfondito il tuo profilo, sei uno dei Co-Fondatori di “Quei Bravi Ragazzi”. Nella presentazione descrivete lo stile QBR attraverso trasparenza, creatività, rispetto e collaborazione. Condividiamo i vostri valori, ci muoviamo sulla stessa linea d’onda. Vogliamo quindi approfondire un concetto, la creatività. Ne abbiamo parlato anche di persona, oggi i contenuti video, immagini e grafiche sono quelli dal quale si ottiene una maggiore risposta. Sai dirci il perchè? Ti ricordi come eravamo a scuola? Il più delle volte sfogliavamo il libro guardando solo le immagini. Siamo guidati dal nostro cervello, che è predisposto a questo tipo di cose. Ci sarebbe da aprire un discorso enorme su neuroni a specchio o più genericamente la neuroscienza, che spiega il perché reagiamo meglio a video o immagini. Ad un certo tipo di colore anziché un altro. È una questione di percezione e attenzione. È un mondo favoloso e su questo punto, visto che mi capita spesso di farlo, consiglio di seguire Gianmarco Terraciano, esperto in materia in Italia.

Se non lo avete già fatto, vi invito a guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=S-a4rz1H99Q

Possiamo quindi capire che la creatività non è l’immagine bella o simili, ma la risposta migliore che si può dare ad un problema, ad una richiesta. La creatività, vedi nell’architettura, ha sempre risolto problemi, magari facendole nel modo più bello e semplice possibile.

Torniamo alla prima domanda. Cosa ti ha lasciato il Social Football Summit? Noi siamo stati entusiasti, la cosa che più ci ha entusiasmato è la struttura dell’evento: tanti casi di studio, tanti club e partner importanti, molta concretezza e poca teoria.  Il Social Football Summit mi ha triplicato la voglia di continuare a lavorare in questo mondo. Che è la cosa migliore che può lasciarti un’esperienza: l’entusiasmo.Poi c’è stato il dietro le quinte del dietro le quinte. Gli speaker si sono fatti coinvolgere talmente tanto dalla bella atmosfera, che hanno raccontato anche i particolari di come sono nati alcuni contenuti. Cosa che difficilmente ho trovato in altri eventi di formazione. Così come la disponibilità al dialogo di tutti. I casi studio e i panel differenziavano anche negli ambiti trattati, altra nota positiva. Chiudo dicendo che l’anno prossima si andrà verso il miglioramento, ma non come si è consueti dire alla fine di un percorso, sarà davvero così. Quindi una grande bomba.

Di alcuni dei nostri lavori mi piaceva segnalarti questo video con Romei (quello che ha scoperto Chiesa praticamente): https://www.facebook.com/queibraviragazzifirenze/videos/217716208732572/

Oppure questa mini serie sulla calciatrice femminile Deborah Rinaldi, campione d’Italia con la Fiorentina e grazie al percorso iniziato anche con noi, oggi atleta Adidas: https://www.facebook.com/queibraviragazzifirenze/videos/250140852156774/