Social Basket: intervista a Davide Draghi, Responsabile Comunicazione della Pallacanestro Reggiana

Abbiamo intervistato Davide Draghi, Responsabile Comunicazione della Pallacanestro Reggiana, parlando della missione social del suo club e chiedendogli dei modelli di riferimento del settore. Ne è un uscito un ottimo contributo per ampliare il raggio d’azione, entra nel mondo del basket e dar luce ad un ottimo lavoro in termini di social media management.  

MISSIONE SOCIAL | “Pallacanestro Reggiana si rivolge principalmente ad un’audience molto radicata nel territorio e “fidelizzata” (lo dicono i dati degli abbonamenti, con uno zoccolo duro di oltre 3000 persone ormai fisse da un decennio), ma allo stesso tempo con un margine territoriale ridotto, composto dalla provincia reggiana e poco oltre. Il nostro obiettivo primario a livello social è quello di mantenere ovviamente legato a noi questo zoccolo duro, ma contemporaneamente attirare le nuove generazioni a legarsi al nostro sport e di conseguenza al nostro brand. Per farlo però, non serve solo Instagram, ma anche vere e proprie attività sul territorio: parlo ad esempio della presenza costante nelle scuole, oppure del legame con le varie società della provincia che svolgono attività giovanile.

In quest’ottica, lavoriamo da anni con progetti come “Scuola di Tifo”, rivolto soprattutto agli studenti di scuole primarie e medie, ed inoltre abbiamo lanciato nella scorsa estate la Pallacanestro Reggiana Academy: una vera e propria rete che colleghi tutte le società “minori” del territorio alla nostra, con una proficua collaborazione da cui possano trarre vantaggio entrambe le parti. In conclusione, la strategia social deve quindi andare di pari passo con quella che è la “mission” della società ad ampio raggio. Solo in questo modo si possono avere benefici.
FANBASE | “Pallacanestro Reggiana è presente su Instagram, dove ha circa 24 mila followers; su Facebook (più di 26 mila like), su Twitter (circa 9 mila followers) e su YouTube, dove gli iscritti al canale sono circa 1500.”
INTERAZIONI | “Fare social nello sport, a differenza della maggior parte degli altri contesti professionali, significa avere a che fare con una grande ed in parte imprevedibile variabile: il risultato sportivo. Bisogna essere quindi reattivi: bravi a cavalcare l’onda del momento positivo, e questa è la parte facile, ed ancor più bravi a mantenere attive le interazioni nei momenti invece in cui la squadra va meno bene. E’ scontato quindi che i maggiori click arrivino prima di tutto dai contenuti legati ad una bella vittoria, un trofeo conquistato, un record battuto. Oltre a questo, i post con maggiore interazione provengono fondamentalmente da due “macro-mondi”: o il mini-contenuto, più adatto ad Instagram, come ad esempio una clip di meno di 10 secondi o un meme, oppure l’approfondimento, più adatto a Facebook. In tal senso abbiamo anche cercato di togliere i giocatori, che sono ovviamente i nostri attori principali, dal loro “piedistallo” e renderli più umani e fruibili possibile: hanno avuto un buon successo ad esempio un video formato “candid camera” di Leonardo Candi che gira tra le vie del centro a promuovere la campagna abbonamenti, oppure una finta conferenza stampa dove Simone Fontecchio e Luca Infante rispondono a delle domande rivolte da bambini. In assoluto, da quando sono in Pallacanestro Reggiana, il contenuto con più visualizzazioni è stata una clip di Buon Natale, con giocatori e staff come attori, girata più di tre anni fa.”
MODELLI | “A livello italiano, andando per un attimo al di fuori dalla pallacanestro, penso che l’esempio più illuminato sia la Juventus: sia per investimenti che fa nel settore social, sia per quantità e qualità di produzione. Ovviamente hanno dei mezzi a disposizione che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelli della nostra realtà. Più in generale però, siamo in un momento storico in cui l’esposizione mediatica e la visibilità social non sono mai state così grandi: c’è poco da inventare, quindi. Per questo motivo io non osservo una società in particolare, ma prendo spunto dalle cose che mi piacciono che vedo in giro. Se devo citare due franchigie Nba che apprezzo molto per mentalità friendly ed autoironia sui social, dico Philadelphia e Portland.”