PSM MEDIA: INTERVISTA AD ANDREA ANNUNZIATA

Intervista ad Andrea Annunziata: CEO di Sporthink ed esperto di marketing sportivo.

Il marketing applicato allo sport in Italia: a che punto siamo e quali sono i modelli da seguire nel nostro Paese?

Lo sport marketing in italia ha due velocità: quello dei grandi club e quello dei club medio piccoli. Nel primo caso siamo a buon punto anche se non siamo ancora in grado di elaborare qualcosa di davvero innovativo e capace di fare la differenza, lo scarto lo vediamo soprattutto con le società anglosassoni. Nel secondo caso invece non si può dire che ci sia una strategia di marketing, c’è nei migliore dei casi una strategia di ricerca sponsor, ma questo non è marketing è ricerca fondi.

In un contesto economico come quello attuale è sempre più difficile reperire risorse in termini di sponsorship e partnership. Quali possono essere oggi le leve vincenti del marketing sportivo?

Premesso che la sponsorship non è, a mio avviso, la parte più importante del marketing ma semplicemente la più richiesta dal mercato italiano, le leve vincenti sono da cercare altrove. Bisogna aumentare il tesseramento nell’ambito giovanile, sia tra chi pratica da piccolo lo sport, sia tra chi viene a tifare per la squadra il giorno della partita. Fidelizzare è creare un rapporto privilegiato, aumentare le entrate di questo tipo permette poi di essere maggiormente attraenti per gli sponsor. Bisogna guardare alle soluzioni e non intestardirsi sul problema di mancanza di sponsor.

In veste di docente della Sds Coni Lombardia, quanto è importante formare dei dirigenti sportivi qualificati?

Moltissimo, per un semplice motivo, la formazione è carente o del tutto assente. Non è creando eventi da centinaia di Euro che si riesce a formare la maggior parte dei dirigenti. Ci vuole una formazione federale gratuita o a prezzo calmierato, parlo di formazione nei comitati regionali, con eventuale esame e patentino. Se non passi l’esame la carica dirigenziale non puoi averla. Selezionare per alzare il livello medio.

Quali sono le caratteristiche essenziali che deve avere uno sport manager moderno?

Uso consapevole e abituale dei social networks e di internet, continua formazione, capacità di risolvere i problemi attraverso il pensiero laterale, senso di appartenenza ma con mentalità aziendale.

?Entriamo nello specifico delle tue attività. Tra le tante manifestazioni, organizzi l’unico Summer Camp di Pallapugno. Innanzitutto presentaci questa disciplina e la giornata tipo ideale del camp! Che riscontro hai avuto in termini di partecipanti?

Il camp è rivolto ai giovani che praticano già questo sport, una attività sportiva tipica del Piemonte, via di mezzo tra la pallavolo ed il tennis. Il camp è molto semplice, si alternano nelle varie datei campioni della disciplina che fanno fare esercizi di riscaldamento e di miglioramento delle capacità di giocoai ragazzi iscritti così come le hanno apprese loro per primi. Un modo per rendere ancora vivo il contatto tra il campione e il giovane appassionato, parliamo di ragazzi adolescenti che vedono nel campione sportivo un eroe!

E che prospettive pensi possa avere questa disciplina?

La disciplina si sta rafforzando in Piemonte, gli iscritti aumentano ogni anno tra i giovani, difficile possa vedersi a breve altrove.

Parlando di camp e stage estivi, passiamo da uno sport ad un altro. Sappiamo che ti occupi anche di Rugby. Ultimamente si parla spesso di rugby come lo sport che più di tutti insegna e trasmette i valori: condividi anche te questo pensiero e perchè?

Lo condivido totalmente. C’è chi ne scimmiotta le tradizioni (x es. il terzo tempo)ma non ne coglie l’essenza. Il rugby ha un codice non scritto fatto di rispetto reciproco. Faccio due esempi realmente accaduti. Un bambino simula durante il gioco un infortunio per ottenere un vantaggio per la sua squadra. I suoi compagni lo rimproverano perché dimostra di essere una femminuccia. Il rispetto è anche non falsare il gioco. Secondo esempio. Vi ricordate, Iveco ha firmato un contratto con gli AllBlacks per essere sponsor. Ebbene l’incontro preliminare vide il Ceo di Iveco e il presidente dellla Federazione Neozelandese stringersi la mano, ma c’era da fare lo spot. I giocatori Neozelandesi partirono senza il contratto firmato tra le parti per andare a fare lo spot…a Torino ovvero dall’altra parte del mondo. Per quale motivo? Semplice, per i rugbisti la stretta di mano è un impegno preso. Non credo debba aggiungere altro, posso solo invitare ad avvicinarsi a questo mondo.