Marketing Sudato. L’intervista a Davide Odorisio

“Tutti ormai nel mondo dello sport hanno capito l’importanza di questo potente mezzo. Prima di tutto, se prendiamo in considerazione una squadra qualunque di qualsiasi sport, i suoi social costituiscono una vetrina, mi dicono chi è, cosa comunica, come comunica. Parlando in modo razionale e togliendo provvisoriamente l’emozionalità legata allo sport, ogni squadra è di fatto un’azienda e, in quanto tale, deve avere una presenza obbligatoria sui social al giorno d’oggi. Il ruolo principale deve essere quello di attirare il tifoso e coinvolgerlo durante tutta la stagione, devono cioè creare il cosiddetto fan engagement. È un punto cruciale e vedo che non tutti l’hanno ancora capito. Vedo ancora troppi contenuti autoreferenziali, quando invece a mio parere, gran parte dell’attenzione deve essere spostata sul tifoso. Attraverso i social si può fare davvero tutto e credo che per ora la via che in molti stanno seguendo con successo, è quella del creare continuamente uno storytelling in grado di coinvolgere i tifosi e non. Parlando di calcio, in Italia quest’anno a livello comunicativo sui social, stiamo assistendo ad una rivoluzione e mi vengono subito in mente le campagne abbonamenti di alcune squadre di Serie A a inizio anno ed è incredibile come queste siano riuscite a coinvolgere anche i non tifosi!”.

Questa la premessa di Davide Odorisio, Fondatore di Marketing Sudato: cos’è Marketing Sudato? Ci risponde direttamente lui: “E’ un mio progetto personale che lega due grandi passioni che ho da sempre: lo sport e il marketing. Per ora è una pagina di Instagram dove raccolgo tutte le curiosità, informazioni rilevanti, notizie del giorno, riguardanti tutti i temi legati al mondo del marketing sportivo. È un progetto che nasce a Febbraio dell’anno scorso. In che modo? Penso che sia stato tutto grazie alla mia voglia continua di imparare, di essere curioso. Ho sentito una voglia di cambiamento, una voglia di mettermi in gioco in modo diverso. Mi sono accorto che nel mondo del marketing in generale, per imparare e apprendere, bisogna per forza sperimentare, sporcarsi le mani, oppure altra definizione che mi piace, “mettere le mani in pasta”. Volevo avere un qualcosa di mio, un progetto dove sperimentare ogni giorno, sbagliare, riprovare ed è così ho deciso di aprire la pagina Instagram. Sottolineo come sia importante al giorno d’oggi la curiosità che ognuno di noi ha. Ho 22 anni, vado all’università e a Febbraio dell’anno scorso, avevo finalmente capito che la sola teoria accademica dell’università non mi avrebbe portato da nessuna parte, senza mettere in pratica, le cose che imparavo ogni giorno.”

Abbiamo voluto questa intervista proprio per approfondire e confrontarci su alcuni temi specifici. Tutti parlano di Tik Tok, quali pensi possano essere le potenzialità in ambito sportivo?

TikTok può avere tantissime potenzialità ma per ora non bisogna farsi fregare dai numeri e dalle vanity metrics. Bisogna prima testare, fare delle prove, vedere quali siano i contenuti più adatti. Mi soffermo un attimo su questo punto: devono essere proposti non tanto dei contenuti che siano finalizzati esclusivamente ad “accontentare” le persone che popolano la piattaforma, ma contenuti che siano coerenti con la comunicazione che una squadra vuole adottare. È ovvio che poi, in base al target che si va a scegliere su TikTok, ogni squadra adatterà i propri contenuti a modo suo. Ripeto, il segreto per adesso è testare. Come squadre di calcio presenti su Tik Tok in Italia, troviamo la Roma, l’Inter e da pochissimo tempo anche il Cagliari. Nel panorama europeo Barcellona, Liverpool, Real Madrid e Bayern Monaco si stanno muovendo molto bene. Un dato interessante: nel mondo, fino a 2 mesi fa, erano registrate solamente 24 squadre di calcio. Oggi ce ne sono 95! Ricollegandomi al discorso di prima, da questi dati si percepisce come i social siano diventati parte integrante della strategia di ogni squadra. Secondo il mio parere TikTok è lo strumento più adatto per andare a intercettare la Generazione Z.”

Dopo alcune domande generiche arriviamo alla parte concreta del contributo. Gli chiediamo di fare tre diverse classifiche in relazione alle migliori strategie social in specifici settori.

Vogliamo che ci indichi tre club di calcio che secondo te hanno una strategia social di livello. Primo, secondo e terzo posto: “Faccio riferimento al calcio italiano e il mio podio è: al primo posto la Juventus, al secondo posto l’Inter e al terzo posto il Cagliari. La Juventus ormai va considerata come un brand a tutti gli effetti e sui social lo sta dimostrando tantissimo. I contenuti di qualità fanno da padroni nel piano editoriale e il fan engagement è a livelli massimi. L’Inter ha cambiato totalmente faccia da quando ha creato la propria Inter Media House e i risultati a livello di marketing e comunicazione continuano ad arrivare. La campagna abbonamenti di inizio anno ne è un esempio: sold out in pochissimo tempo. Il Cagliari è la rivelazione di quest’anno. Grazie ad un tone of voice molto umano e simpatico, il Cagliari diventa “amico” del tifoso. Voglio sottolineare due elementi della strategia di marketing:

  1. È una squadra che mostra i propri valori e soprattutto prende posizione su tematiche ambientali e sociali ben precise. È fondamentale oggi come oggi mostrare il proprio brand purpose.
  2. Ha creato una strategia di marketing territoriale, facendo in modo che il tifoso si identifichi, si rispecchi nel proprio territorio e nella propria squadra. La leva principale è stata proprio l’attaccamento che il tifoso ha verso la città, verso il territorio.

Secondo step, la tua classifica social personale nel Basket:”In Italia purtroppo siamo ancora un po’ indietro, in quanto a mio parere mancano dei team di marketing ben solidi all’interno delle singole squadre. L’NBA per queste cose è un paradiso, considerando che dopo la Champions League, è la competizione più seguita al mondo sui social. La prima squadra che metto sul podio sono i Sacramento Kings. Stanno continuamente producendo contenuti virali, attraverso una comunicazione che, soprattutto su Instagram, avviene attraverso i meme. Questi ultimi sono fondamentali, in particolare per creare un legame con i più giovani e tutto ciò fa sì che questi contenuti vengano poi ricondivisi da moltissime persone, proprio per la loro simpatia e tone of voice. Come seconda squadra metto i Lakers. Riescono sempre a trasmettere passione, senza mai tralasciare la loro storia. Riescono a sfruttare al meglio la figura di Lebron James e questo li aiuta molto nella loro strategia di comunicazione. Terza squadra: i Raptors. Li seguo da un po’ e ho visto un grande cambiamento a livello comunicativo, soprattutto grazie al titolo vinto lo scorso anno. Essendo una squadra canadese, riescono a valorizzare il proprio territorio con tantissime iniziative per i tifosi.

Ultimo podio da definire. Scegli tre Aziende non obbligatoriamente del settore sportivo di cui ammira il mood social:”Il primo brand è per forza di cose un brand sportivo: Nike. L’emozionalità comunicata, i valori del coraggio, del non arrendersi mai, raccontare storie degli atleti che ce l’hanno fatta e che sono partiti dal nulla: solo Nike riesce a comunicare in questo modo e credo sia un passo avanti a tutti. Al secondo posto, pur non essendo legato molto al brand, metto Apple. Il fattore determinante è la riconoscibilità dei suoi spot, delle sue campagne social, sempre poco razionali ma molto emozionali, che lasciano sempre quell’elemento “WOW”. Al terzo posto Netflix: una comunicazione mirata all’umanizzazione del brand e ciò comporta che, i clienti e non, si identifichino e si rispecchino in ciò che Netflix comunica.