Comunicazione, Marketing e Pubbliche Relazioni: intervista a Stefano Marchesi!

Torniamo alla grande con il nostro blog e apriamo la nuova stagione con l’intervista a Stefano Marchesi, Sports Public Relations Specialist, con una carriera fatta di importanti incarichi nel mondo della comunicazione sportiva e oggi tra le tante attività, PR Manager del Campione del Mondo 2006 Marco Amelia. Onestamente lo seguiamo da tempo, per la nostra realtà emergente è sicuramente uno di quei punti di riferimento che seguiamo per apprendere e aggiornarci sempre più. Una intervista dal quale abbiamo tratto ancora una volta importanti spunti di riflessione. Buona lettura!  

Alle spalle le esperienze come Responsabile Comunicazione di Hellas Verona e Udinese. Ovviamente ogni club ha le sue caratteristiche e specificità, ma riflettendo su una prospettiva generale quali sono le priorità comunicative di un club di calcio? Tra informazione e coinvolgimento, quale deve essere lo stile? Le PR sono in evoluzione continua, grazie anche ai nuovi mezzi di comunicazione, ad esempio i social media, che creano un contatto diretto e immediato tra la realtà del club e il mondo esterno. Oggi le società di calcio possono usufruire dei propri strumenti di comunicazione per bypassare i media tradizionali, rendendo il rapporto con i tifosi e gli appassionati più diretto e meno filtrato. Ci deve essere il giusto equilibrio tra informazione e coinvolgimento, non sono un grande fan della gestione troppo “allegra” che alcuni social media manager adottano sugli account dei club. Le iniziative più leggere e divertenti a mio avviso vanno bene se i protagonisti sono direttamente calciatori, allenatori e dirigenti sotto la regia del club. Ma certe operazioni viste su alcuni account anche di club importanti mi sembrano più frutto di una sorta di onanismo digitale per dimostrare di essere bravi e spiritosi, che nulla ha a che vedere con la tutela e lo sviluppo di brand calcistici importanti e di grande valore.

Comunicazione e marketing oggi devono avere una visione integrata. Siamo molto interessati a questo binomio che, secondo noi, si deve esprime in una comunicazione unica, efficace e coerente. Oggi come si fidelizza un partner? Dalla zona hospitality allo Stadio passando per social, eventi e coinvolgimento di atleti e tifosi: come si può raggiungere l’obiettivo? Nel mondo del calcio, il  cambio  di  strategia  in tema di PR è  innanzitutto  un  cambiamento di  mentalità: il  focus  si  sposta  sui  clienti (nel  senso  più  ampio  del  termine)  e  sul  loro  miglior  interesse.  “Cliente”  è  inteso  come  qualsiasi soggetto  al  quale  si  rivolge  l’azione  della  società.  Paradossalmente  anche  i  calciatori,  i  tecnici,  i dipendenti  e  lo  staff  del  club  sono  clienti.  Sono  i  primi  clienti.  Così  come  sono  clienti  gli  sponsor,  i tifosi,  tutti  i  soggetti  che  a  vario  titolo  sono  coinvolti  nel  mondo  della  società. E  “avere  a  cuore  il  cliente”  significa  che  tutto  ciò  che si va  a  fare  –  ogni  comunicazione,  ogni azione,  ogni  aspetto  della  vita  della  società  –  sarà  progettato  per  migliorare  la  sua  vita,  la  sua soddisfazione,  la  sua  felicità. Significa lavorare su un livello diverso, alzare l’asticella e prendersi degli impegni precisi.

Da esperto di Pubbliche Relazioni, se le dovessimo indicare un modello da seguire in termini di comunicazione di un club italiano e uno estero, quale indicherebbe e perché? Il Milan di Berlusconi e Galliani, sotto la guida del Direttore della Comunicazione Giuseppe Sapienza, ha rappresentato per me un modello da studiare e dal quale prendere spunto nel corso degli anni: una gestione consapevole, forte, che sapeva dove voleva arrivare e ci arrivava sempre con stile, eleganza, attraverso una grande capacità di coinvolgere e influenzare i propri interlocutori. All’estero trovo affascinante e maledettamente efficace il Real Madrid di Florentino Perez, in cui nulla accade per caso, tutto è curato con grande attenzione e la strategia di comunicazione è sempre orientata a valorizzare la potenza del brand madridista e tutelarne l’immagine.

Oggi cura l’immagine come PR Manager di Marco Amelia, come è nata questa collaborazione e quali sono gli obiettivi? Ne approfittiamo e le facciamo anche una seconda domanda: come si comunica il profilo di un atleta importante come quello dell’ex portiere Campione del Mondo? È necessario fare un passo indietro per comprendere questo punto. In questo lavoro è importante il rapporto umano: ci devono essere una mentalità simile, un’affinità di pensiero, la disponibilità di mettersi in discussione e la volontà di migliorarsi, senza porsi limiti. Su questi presupposti si può costruire un percorso che nel tempo possa portare dei risultati in termini di miglioramento e tutela dell’immagine, valorizzazione del “personal brand”, creazione di una percezione positiva e di alto livello del personaggio. Marco è un ragazzo intelligente, curioso, che ama confrontarsi e affidarsi agli specialisti per migliorarsi professionalmente e umanamente. A volte i rapporti più belli e soddisfacenti nascono in circostanze fortuite, ma si consolidano nel tempo grazie a un mix di mentalità, personalità, ambizione e obiettivi comuni. Dopo aver iniziato la carriera da allenatore, il nostro obiettivo a livello di personal brand è mantenerlo sempre tra i top opinion leader del calcio italiano. Dietro c’è un grande lavoro di squadra, un confronto quotidiano su tutto ciò che può portare crescita e miglioramento. Sul lato sportivo tutto il lavoro è ovviamente focalizzato su una carriera da allenatore top level: un professionista che ha lavorato con Capello, Lippi, Mourinho e Hiddink ha ben chiaro il suo obiettivo ed è ben consapevole che per raggiungerlo nulla può essere lasciato al caso.

Per concludere l’intervista le proponiamo un “gioco”: social e definizione. Le proponiamo le principali piattaforme sociali per scoprire dal suo punto di vista pregi, difetti e sopratutto potenzialità.

Facebook: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? È una piattaforma storica e consolidata, credo però debba costantemente rinnovarsi per stare al passo con le grandi novità del calcio in streaming.

Instagram: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Immediato, poiché basato su immagini e video. E in costante evoluzione. Molto utilizzato dai calciatori e seguito dai tifosi. Indispensabile in una strategia di PR.

Twitter: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Molto istituzionale e sintetico, purtroppo ingestibile per l’impossibilità di moderare utenti e commenti.

Youtube: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Nella mia visione, uno strumento di secondo piano: lo streaming, i video e le dirette social lo hanno un po’ superato come media istituzionale.

LinkedIn: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Utile per raggiungere un target professionale, per il recruiting e le relazioni con sponsor e partner commerciali.