#SocialResponsability: partnership ufficiale con l’associazione The Small Now Onlus. Insieme per potenziare il binomio Sport & Responsabilità

Dal giorno della nostra fondazione abbiamo sempre avuto l’idea e la volontà di poter diffondere, ampliare e valorizzare il concetto di responsabilità sociale applicato allo sport. In questi anni attraverso i nostri clienti, con la scrittura di articoli, approfondimenti e interviste tematica abbiamo intrapreso questo percorso che ci ha regalato molte soddisfazioni.

Da tempo però volevamo dare concretezza a questa nostra idea. L’idea era poter collaborare direttamente sul campo, così come piace a noi, con una organizzazione che facesse della responsabilità un valore essenziale e che utilizzasse lo sport come eccezionale strumento di comunicazione. Su queste basi nasce la partnership ufficiale con The Small Now Onlus, un’ associazione non – profit che realizza progetti di social responsabilità e li comunica con anima creativa.

Costituita nel 2015, The Small Now Onlus è nata dall’idea di Enrico Tamiazzo (art director) e Michele Bianchi (cooperante internazionale). Dopo aver lavorato in Africa in settori differenti, i due amici hanno intuito l’opportunità di unire le proprie competenze e i propri background dal mondo della comunicazione e della cooperazione allo sviluppo.

Tantissimi i progetti sviluppati in questi anni come We Football e Passa le Scarpe o particolari campagne come The Social Cup e Altri Mondiali.

Noi vi aiuteremo a conoscerli, vi informeremo innanzitutto su chi sono, cosa fanno e quali sono i risultati. Stiamo inoltre studiando una serie di iniziative da sviluppare.

Restate collegati, siamo sicuri che con The Small Now Onlus faremo un ulteriore passo di crescita nel nostro percorso personale e professionale, potenziando ancor di più la nostra missione:  comunicare, potenziare e valorizzare il concetto di responsabilità sociale applicata allo sport.

 

 

 

 

 

 

 

Dietro le quinte di Mondo Futbol: intervista a Guido Montana

Una intervista un po’ diversa rispetto il normale. Abbiamo incontrato e chiacchierato con Guido Montana, Direttore Editoriale di MondoFutbol, strutturando le domande partendo da una parola chiave, sottoforma di hashtag: Multiculturale, Storytelling, Social Network, Target, Multiservizi. Parole e concetti chiave dai quali siamo partiti per descrivere e farci raccontare il progetto editoriale, oggi fenomeno in crescita ed in tanti contenuti unico nel suo genere. 

#Multiculturale: questo è il primo concetto che ci viene in mente. Lo dice il nome, lo dicono gli articoli, lo dicono le rubriche. MondoFutbol è una testata giornalistica che abbraccia idealmente tutto il globo, anzi proprio nel raccontare la passione calcistica in luoghi spesso lontani dai riflettori, risiede l’originalità di questo progetto editoriale: come nasce e su quali valori fondate il vostro lavoro? MondoFutbol nasce dalla percezione di un’assenza precisa e per me inspiegabile. In Italia non esiste, o meglio non esisteva fino al 2015, un progetto editoriale digitale, multiculturale e multilingue, capace di aggregare community vaste attorno a contenuti di qualità. Questo era appannaggio esclusivo di attività editoriali di matrice culturale prevalentemente anglosassone. Dall’Italia sembrava impossibile proporre qualcosa di valido e originale, in grado di oltrepassare i confini “virtuali” delle Alpi, attraverso le infinite potenzialità della rete.

Da qui la scelta di sviluppare il progetto MondoFutbol attorno ad una comunità globale, privilegiando quindi l’ambito social e Facebook in particolare, che avesse il calcio come linguaggio condiviso. Fondamentale in questo senso, l’incontro con un raffinato narratore di storie, non solo calcistiche, e grande viaggiatore come Carlo Pizzigoni, giornalista, scrittore e autore televisivo di Federico Buffa.

#Storytelling: come addetti ai lavori stiamo approfondendo le tecniche di Storytelling cercando di applicarle al calcio e allo sport in generale. Qual è il legame tra questi due elementi? Quanto possono fondersi le tecniche di storytelling con lo sport? E, parlando di questa tematica, c’è un personaggio, un giornalista, un comunicatore che in questi termini apprezzi particolarmente?  Ho citato prima Federico Buffa. Lo storytelling sportivo moderno in Italia nasce sicuramente con lui, non soltanto in ambito televisivo. La tradizione italiana della narrazione sportiva e calcistica è però ricca di riferimenti illustri: da Gianni Brera a Giovanni Arpino fino a Beppe Viola, Gianni Mura, Paolo Condò e molti altri. Impossibile citarli tutti, ma doveroso ricordare che i debiti verso questi grandissimi protagonisti della cultura e della scrittura sono sempre tanti per chi svolge questa professione nel Belpaese, anche in epoca digital e social.

Altro discorso sono le storture e le improvvisazioni, oltre che gli abusi di questo genere di racconto giornalistico. Trovare il proprio percorso originale, la propria misura, è essenziale. Su questo, a livello di redazione, nella formazione dei nostri collaboratori, io e Carlo abbiamo lavorato tantissimo. Sobrietà è sempre stata la parola d’ordine, ad esempio.

Per noi di MondoFutbol,quindi, Federico Buffa rappresenta un amico generoso che spesso ci fa dono di parte della sua magia di cantore dello sport, un riferimento professionale preciso ma necessariamente inimitabile. Ciò che deve restare è il suo insegnamento di un lavoro duro, umile, fatto di ricerca e cura del dettaglio, che deve poi condurre al profondo rispetto delle storie e dei personaggi oggetto di narrazione. Da ogni angolo del mondo.

#SocialNetwork: come Agenzia siamo specializzati in gestione e valorizzazione dei canali social delle Società Sportive. MondoFutbol ha fatto dei social una leva eccezionale per lanciare, diffondere e potenziare il progetto editoriale. Qual è la vostra strategia social? Quali i numeri e il riscontro che avete avuto nel tempo? I social sono stati sin dal primo momento l’approdo naturale dei contenuti di MondoFutbol, privilegiando noi la multiculturalità e la cross-medialità. La sfida è stata quella di riuscire a coinvolgere con contenuti originali e di qualità un pubblico ampio ed eterogeneo. Tre anni e più di 150.000 fan dopo, distribuiti ovunque sul pianeta e con valori di engagement costantemente tra il 30 e il 40%, a volte perfino superiori, direi che la sfida si può considerare vinta da parte nostra. Si può creare e coinvolgere attivamente una community vasta, multiculturale e multilingue, attraverso contenuti di qualità cross-mediali a tema calcistico, andando oltre il mainstream. E lo si può fare ovviamente anche dall’Italia se si dispone di uno staff di redazione di giornalisti e grafici brillante e preparato a gestire le diverse esigenze della moderna comunicazione digitale, ambito in continua evoluzione. Non ci si può e non ci si deve fermare mai…

#Target: nel mediakit abbiamo osservato con attenzione i dettagli del vostro target di riferimento parlando di pubblico social. Puoi farci un identikit medio? Il nostro interesse ricade verso la vostra community per studiare un caso secondo noi di riferimento.  L’utente “tipo” di MondoFutbol è di età compresa tra i 17 e 35 anni, presente in modo attivo sui social e in grado di apprezzare i nostri contenuti digitali multiculturali e multilingue. È un pubblico interessato, fortemente coinvolto,propenso a dare valore anche all’approfondimento di qualità, alla verticalità che noi cerchiamo sempre di offrire su tutte le piattaforme (magazine, sito e canali social). Si tratta, inoltre, di una community globale, poiché raggiungiamo letteralmente ogni nazione e continente. Un orgoglio enorme, come ho ricordato anche precedentemente.

#Multiservizi: da un’idea multiculturale ad una strategia multiservizi. MondoFutbol non è solo una testata giornalistica ma è un’agenzia media che ha diverse collaborazioni nel mondo. Raccontaci le varie partnership e il lavoro redazionale che c’è dietro! Grande soddisfazione per me e Carlo avere avviato collaborazionicon società calcistiche importanti come Inter, Roma e Napoli, per la fornitura di contenuti digitali e radiofonici.  Estremamente gratificante a livello professionale la recente collaborazione con la FIGC per raccontare il Progetto Rete! 2018, format unico in Europa di sport e integrazione, rivolto ai minori e neo maggiorenni stranieri richiedenti asilo e provenienti dagli SPRAR italiani. Esperienza quest’ultima che ci auguriamo di potere proseguire anche in futuro.

Collaborazioni giornalistiche e autoriali con realtà editoriali italiane come il Gruppo De Agostini,RCS MediaGroup, La Repubblica, Fox Sports Italia, GQ Italia, Lettera43 e Rivista Undici. All’estero, abbiamo lavorato con giornali e riviste in Spagna e Svizzera, arrivando fino a O Globo di Rio de Janeiro, per raccontare le sfide Mondiali tra Italia e Brasile: anche qui, una gran bella esperienza.

Il lavoro di redazione che sta dietro a collaborazioni giornalistiche ed editoriali di questo livello, è ovviamente molto complesso. Nel tempo, abbiamo creato una struttura articolata, tra collaborazioni fisse e a singolo progetto, in grado di affrontare tutte queste sfide e siamo particolarmente fieri del team di lavoro che abbiamo formato. Resta questo il motivo di maggiore felicità, non c’è dubbio!

Chiudiamo togliendo l’hashtag e facendo una domanda da puri appassionati di calcio. C’è una intervista, un report, un articolo al quale sei particolarmente legato? Ci sono molti lavori di MondoFutbol a cui sono legato, difficile per me sceglierne uno. Video e foto reportage da Mostar, Belgrado, Rijeka, Tirana e Istanbul. Dalla Francia, dal Belgio, dall’Olanda e dalla Germania. L’Inghilterra e l’impresa del Leicester, letta in un modo differente, quando ancora nessuno in Italia parlava di ciò che poi sarebbe diventata la “favola” calcistica del 2016. Escursioni giornalistiche in Nord e Centro America, fino a giungere inAsia, con Cina e Giappone. Le continue e sempre affascinanti scorribande di Carlo Pizzigoni in Sudamerica: Argentina, Brasile, Colombia, Ecuador e Uruguay, in rigoroso ordine alfabetico. Come non ricordare ad esempiol’intervista aVíctor Hugo Morales, il cronista venuto da un altro pianeta. Morales èil principe dei relator, il Gardel dei commentatori sudamericani, come ricorda sempre Buffa, reso immortale dal racconto epico del gol di Maradona all’Inghilterra a Messico 1986, il barriletecósmico: è stata davvero una grande emozione per Carlo poterlo incontrare.

Ancora, la fantastica avventura a settembre 2017 di “Time to Visit Russia”, una troupe giornalistica di cinque elementi (due autori, un giornalista, un video maker e una fotografa) in viaggio per più di quindici giorni alla scoperta della Russia meno conosciuta, molto distante non solo geograficamente da Mosca e San Pietroburgo. Un percorso di racconto per parole e immagini, articolato in cinque tappe attraverso le regioni e le città di un Paese sconfinato che avrebbe poi ospitato i Mondiali 2018, con le sue differenze socioculturali e le sue tante sfaccettature.

Tuttavia, “Nessuno in fuorigioco” rappresenta il mio, il nostro orgoglio più grande, oltre che un grande sforzo produttivo.“Nessuno in fuorigioco” è il video reportage di MondoFutbol, ideato da me e Aniello Luciano, che ha raccontato sei storie di calcio e integrazione da Nord a Sud del nostro Paese, che travalicano l’aspetto agonistico, affermandosi come spaccato della situazione sociale italiana, fra pari opportunità, partecipazione e barriere da superare. Nel campo da gioco e nella vita quotidiana.Alla produzione e post-produzione hanno poi lavorato nelle varie fasi tutti i componenti la redazione giornalistica, altro elemento di grande soddisfazione.

Siamo arrivati con questo reportage su calcio e inclusione sociale fino al Tg di RAI News24 nel 2017 e quest’anno abbiamo avuto il grande privilegio di essere stati chiamati dall’International Journalism Festival di Perugia, a presentare il nostro lavoro con un panel di discussione dedicato e una diretta streaming in tutto il mondo. Un viaggio, quello giornalistico con “Nessuno in fuorigioco” e i valori che rappresenta, accoglienza, solidarietà e integrazione attraverso lo sport, che vogliamo non finisca mai. L’essenza di MondoFutbol, di ciò che vuole essere e comunicare, è tutta qui, in fondo. Raccontare il calcio a 360 gradi, consapevoli che non sia soltanto un gioco, che si tratti di parlare della base, dei dilettanti, oppure dei professionisti. Non posso infine chiudere senza citare la nostra ultima creatura editoriale: il nuovo magazine di MondoFutbol. Un prodotto all-digitalche vuole soddisfare le esigenze di chi ha una visione differente del calcio e dello sport.Un formato interattivo per un magazine che arriva direttamente per email, tutti i mesi, sfogliabile e scaricabile per garantire la massima fruibilità in ogni momento e su qualsiasi dispositivo.Qualità e verticalità di contenuti sono l’obiettivo, con firme esclusive come Daniele Adani, RobertoBeccantini, Stefano Borghi eFederico Buffa. Reportage, produzioni video originali, interviste esclusive, motion graphic, gallery fotografiche e bellissime illustrazioni. Vogliamo fare riscoprire agli appassionati il gusto lento di una lettura profonda, imprevedibile, capace di dare stimoli e spunti di riflessione. Un contenuto dal sapore antico che offriamo attraverso un contenitore che rappresenta il massimo della tecnologia e dell’innovazione nel publishing digitale.

E’ una questione di ignoranza anche nel settore marketing: intervista ai Fondatori di Marketing Ignorante!

Li abbiamo “corteggiati”, inseguiti e aspettati, ma ci tenevamo troppo ad intervistarli e soprattutto a conoscerli. Siamo rimasti colpiti dal progetto, a partire dal nome e dallo stile della loro comunicazione. Un esempio di community ignorante che va seguita e approfondita. Hanno creato qualcosa che nel mondo del marketing italiano mancava, non c’era ed oggi non è solo una pagina che con ironia tratta il tema ma una vera e propria comunità dove studenti, esperti e appassionati, discutono e riflettono sulle nuove prospettive del marketing.

Per ogni domanda una risposta unica (a parte la premessa sulla fondazione della fanpage) che contiene il pensiero di entrambi: Steven Lo Presti e Andrea Dibitonto, i fondatori di “Marketing Ignorante”. Per noi idoli indiscussi e creatori di un progetto di comunicazione unico!

 

Domanda banale ma essezionale: come e perché è nata l’idea di creare inizialmente questa pagina? Ciao ragazzi di Project Sport Management e grazie per averci invitati a rilasciare questa intervista. Bella domanda, si parte in quarta! Marketing Ignorante nasce inizialmente come pagina Facebook nella seconda metà di Febbraio del 2017 principalmente per due motivi: passione ed esigenza. Intervengo io (Steven) per spiegarvi meglio come è nata la pagina che poi con il subentrare di Andrea abbiamo potenziato.

Ho iniziato ad affacciarmi al mondo del Marketing ormai 4 anni fa quando mio fratello cercava una figura per spingere il suo progetto (un marketplace su cui comprare e vendere carte collezionabili Magic: The Gathering). Lui e il suo socio non sapevano neanche cosa fossero i Social Network quindi ho deciso di gestire io la loro pagina Facebook previa formazione amatoriale. Il progetto fu poi alienato a terzi, ma la mia passione per la materia non si è affievolita, anzi! Ho continuato a formarmi fino a farne il mio lavoro. Inoltre, mi posiziono nella categoria dei Nerd. Ho bisogno di chiudermi su qualcosa di mio, qualcosa che tenga la mia mente occupata. Unendo le due cose, passione e bisogno di tirar su un progetto personale, ecco che affiora Marketing Ignorante!

Pensavate di ottenere tutto questo “successo” e sopratutto sapete spiegarmi perchè? Da bravo Marketer (la parola sempre a Steven)  ammetto di aver fatto i miei calcoli prima di dar vita al progetto. Ho analizzato il mercato e notato non ci fossero pagine che proponessero quei contenuti con quel tipo di “tone of voice”.  La piattaforma scelta, Facebook, è un mezzo di comunicazione tanto potente quanto ormai saturo. È piuttosto difficile da scalare ma con dedizione, una spesa minima in advertising, creatività e tanta costanza, sono riuscito a farla risaltare. Da 0 a 6k mi piace (in target) in due mesi con soli 30 euro di budget.  Da quel momento ho capito che era giunta l’ora di cercare un partner, qualcuno di affidabile che potesse aiutarmi a far crescere il progetto. Ho cercato qualcuno che avesse le competenze giuste e ho contattato Andrea, un amico di vecchia data che si stava formando sul digital marketing. Oggi, a distanza di mesi, è diventato un fratello acquisito.

Perché il progetto ha successo? A nostro parere è innovativo, raccorda un target specifico (studenti universitari di marketing) in una community in cui confrontarsi, criticare o esaltare azioni dimarketing di grandi aziende e costruirsi un proprio personal brand. Questo mancava e prontamente siamo riusciti a colmare il vuoto!

Ironia e contenuti, stranezze e casi di studio importanti. Quale sono le notizie che ritenete all’altezza e in tema con Marketing Ignorante? Dovreste vedere i desktop dei nostri portatili: immagini, video, frasi. Alcune sono li da mesi in attesa del momento giusto per essere postate, altre sono assolutamente da scartare, ma ci siamo ormai affezionati. Con il tempo abbiam capito cosa piace alla nostra audience e in che modo vuole consumare il contenuto.  In linea di massima cerchiamo contenuti creativi, azioni di marketing non convenzionali che riescano a sorprendere l’utenza, insomma qualcosa che possa in qualche modo rallegrare la giornata delle persone e allo stesso tempo dar spunto o essere informativa.

In una prospettiva ignorante, quali sono le tre aziende che più vi hanno impressionato?  Consideriamo le campagne social, marketing, per intuizione e ignoranza appunto. IKEA al primo posto. Coniuga eleganza (nonostante il prodotto non sia di qualità elevatissima), umorismo e funzionalità in maniera unica.  Medaglia d’argento per Amazon. Sui social niente di memorabile, ma sposiamo pienamente la loro filosofia customer-centric e il loro marketing tradizionale. Sul gradino più basso del podio Ferrari, giusto per essere un minimo patriottici. Se considerate che l’azienda del cavallino fattura più con il merchandising che vendendo automobili potete rendervi conto di quanto abbia lavorato bene per posizionarsi nella mente delle persone. Ferrari vende un sogno…e ci riesce benissimo!

Marketing, sport e ignoranza: quali i modelli di club sportivi da seguire? C’è qualche iniziativa in particolare che vi ha colpito? Se parliamo di calcio, rimanendo nel territorio nazionale, l’AS Roma fino a qualche giorno fa stava facendo un lavoro straordinario sotto la guida del marketing manager Luca Danovaro, figura che giusto  poche settimana fa ha lasciato il club giallorosso per approdare a Milano, sponda Inter. Danovaro ha già avuto modo di mostrare le sue ottime capacità manageriali, vedasi la campagna abbonamenti “A riveder le stelle” e le presentazioni di Nainggolan e Politano. Ciononostante la media company che gestiva comunicazione e marketing dei neroazzurri, già svolgeva un ottimo lavoro! Rimanendo in tema calcio (siamo banali vero?) c’è piaciuto tantissimo il rebranding che ha fatto la Juventus lo scorso anno. Voi di PSM Sport sapete meglio di noi quanto i tifosi siano affezionati allo stemma della propria squadra,  eppure la società torinese non ha avuto paura e ha portato un’originalità e una modernità ad oggi uniche in Serie A.

Avete creato una grande community, come riuscite a gestirla? Quanto è importante l’interazione con gli utenti? Competere con l’algoritmo, postare più volte al giorno contenuti di valore, rispondere ai tanti messaggi che arrivano quotidianamente e  tutto ciò che deriva, in generale,  dalla gestione di una pagina Facebook non è niente se paragonato alla gestione di un gruppo. Nonostante Zuckerberg stia facendo di tutto per favorire la crescita e l’utilizzo dei gruppi, rimane accesa la sfida più difficile: mantenere la community attiva.  L’ostacolo più grande è stato far capire che la community è un luogo dove tutti scambiano il proprio sapere, dove tutti esprimono le proprie opinioni e dove tutti possono crescere, anche professionalmente. Ed è stato bellissimo vedere che le persone non cercano solamente il consiglio di Steven, di Andrea o di “Marketing Ignorante” ma han voglia di discuterne con altre persone che lavorano o studiano nel settore.  I “local”, i membri più attivi che hanno più voglia di mettersi in gioco, vuoi per costruire il proprio personal brand, vuoi per voglia di dispensare sapere, ci sono e anzi, sono un plus non indifferente. Proprio da ieri, dopo diversi briefing tra noi due ci siamo messi alla ricerca di persone competenti in qualche settore specifico, persone affamate di marketing che abbiano voglia di prendere parte al team che vogliamo tirare su in vista dei futuri progetti. Ci affascina e galvanizza l’idea di poter migliorare grazie a chi ci segue fin dagli inizi.

Presente e futuro. Dove volete arrivare? A Settembre lanceremo il sito web di Marketing Ignorante. Non possiamo spoilerare più di tanto ma il meccanismo che ci sarà dietro è molto interessante e porterà il progetto su un altro livello. Da quanto facciamo ogni giorno per MI, siamo convinti che chi ci segue abbia capito che stiamo costruendo qualcosa di più grande di una semplice presenza sui Social. In testa abbiamo molte idee che non vediamo l’ora di realizzare, quindi rimanete sempre sintonizzati!

Chiudiamo alla rovescia, qual è la definizione di marketing ignorante?  Il marketing, quello figo!

Il modello AS LUISS: comunicare e trasmettere valori nel mondo sportivo accademico!

Una bellissima chiacchierata con Belinda Malfetti che sul suo Profilo LinkedIn si descrive brevemente così: ” Faccio cose, vedo gente. Giornalista. Social Media Manager. Comunicazione e Ufficio Stampa Associazione Sportiva LUISS”. E proprio con lei abbiamo fatto un “tuffo” nel mondo sportivo e comunicativo della LUISS Guido Carli.

Responsabile Social Media e Comunicazione della sezione AS LUISS Sport. Con la crescita del progetto sportivo LUISS di conseguenza l’area comunicazione è stata strutturata in maniera diversa adattandola alle necessità attuali. Oggi qual è la vostra missione in termini di comunicazione?  L’Associazione Sportiva LUISS è stata fondata nel 1999, ma è nel corso dell’ultimo anno, con la nascita del progetto LUISS Sport Academy, un percorso che consente allo studente-atleta la possibilità di portare avanti un discorso di Dual Career ai massimi livelli, che la comunicazione ha assunto un ruolo sempre più determinante, grazie ad un’integrazione tra comunicazione online e offline. Per la prossima stagione sportiva l’obiettivo è mantenere ed implementare ulteriormente l’area comunicazione, avvalendosi nello specifico dei nostri social media e identificando ancora di più le best practice di cui tenere conto per aumentare l’engagement.

                            Claudio Ranieri riceve il premio Etica nello sport, presso l’Università di Tor Vergata. Roma, 20 aprile 2017. © Remo Casilli

Guardando il vostro target di riferimento, potremmo segmentare il pubblico LUISS in due grandi bacini: gli studenti e tutto il Mondo universitario da una parte; l’universo sportivo e quindi la stampa, i club concorrenti, le istituzioni, gli addetti ai lavori dall’altra. Come gestite e come viene impostata in questo senso la comunicazione? Crediamo che l’impostazione sia di base diversa. Concettualmente lo storytelling è lo stesso, il racconto della passione che i nostri studenti atleti, siano essi top player o meno, mettono ogni giorno per adempiere ai propri impegni sportivi ed accademici, con un risultato che spesso tende all’eccellenza, come nel caso della squadra di Basket che milita in Serie B, che quest’anno ha giocato i playoff per la serie A2, senza voler sottolineare i risultati dei nostri atleti top, come Filippo Tortu, ad esempio, primo italiano a scendere sotto i 10 secondi nei 100 metri. La decisione di utilizzare i mezzi digitali come canale per la comunicazione è figlia dei concetti di interattività e condivisione che sono alla base della crescita dei nostri social, e sicuramente, dopo aver visto crescere l’interesse degli utenti universitari, non solo quelli provenienti dall’Italia ma anche dalle università europee ed americane, abbiamo oramai capito che l’interesse verso il nostro innovativo progetto sta richiamando sempre più l’attenzione degli addetti ai lavori, che riconoscono sempre più lo sport come un valore all’interno dell’Università.

Fonte Fanpage AS LUISS

Canali, numeri e Community. Qual è oggi il bacino d’utenza LUISS Sport e quali gli strumenti di comunicazione? Quale la piattaforma che ha segnato numeri in crescita di fan? Abbiamo segmentato bene il mercato e questo ha portato ad un incremento della nostra pagina Facebook, aumentando l’engagement rate negli ultimi mesi, questo senza andare a considerare, come già detto, gli scenari che sono seguiti alle imprese di top player quali Filippo Tortu, Mattia Caldara o Giorgio Avola. Anche Instagram è cresciuto a livello di follower grazie alla condivisione di contenuti e valori che permettono l’immediato coinvolgimento dei nostri utenti, compreso il numero di impression.

Progetto Academy: sicuramente un percorso di eccellenza che valorizza ancor più il brand LUISS Sport. Quali i principali dettagli? La nostra idea è quella di offrire agli studenti atleti un supportoper le loro future scelte accademiche, permettendo loro di affinare contemporaneamente le abilità agonistiche nello sport di riferimento. Il progetto LUISS Sport Academy, quasi un unicum in Italia, si è posto l’obiettivo di inserire all’interno del nostro contesto universitario una novità importante per l’Italia, che possa motivare gli studenti atleti ad affrontare studio e sport in un’ottica organizzata, dove lo sport non è visto come un impegno in più ma come un impegno ugualmente importante.

Fonte Fanpage AS LUISS

Etica e Sport: da sempre la LUISS ha valorizzato la funzione sociale dello sport. Come trasmettete i vostri valori attraverso i social? C’è qualche campagna in particolare dedicato al legame etica-sport? AS LUISS da sempre lega il proprio nome e la propria comunicazione a progetti che contemplano i valori fondamentali dello sport, organizzando eventi di fundraising come Race for the Cure insieme a Komen Italia o partecipando come partner alla Festa dell’Etica, perchè da sempre la nostra Associazione Sportiva è vicina a progetti educativi finalizzato alla cultura e alla formazione attraverso lo sport.

Fonte Fanpage AS LUISS

Per concludere, hai alle spalle un importante esperienza nel settore comunicazione come social media manager e responsabile ufficio stampa. Verso quale direzione sta andando o meglio dovrà andare l’area comunicazione LUISS Sport? Come si potrà ulteriormente valorizzare il marchio? Attraverso la comunicazione via social è stato possibile costituire una sorta di comunità intorno ai nostri team, composta dagli utilizzatori dei social, che sempre più si informano, comunicano e creano nuovi contenuti, condividendoli sui loro profili e facendosi in qualche modo ambasciatori delle squadre. Abbiamo creato brand awareness facendo conoscere i nostri valori, i nostri servizi, in modo che venissero apprezzati sia dagli operatori del settore che dai nostri studenti.

Raccontare storie, emozionare, ispirare, continuerà ad essere questa la nostra visione, per dimostrare come lo Sport in Italia possa essere valorizzato anche all’interno di un Ateneo.

Social Responsability: il caso del Bayern Monaco descritto, analizzato e vissuto da Gaspare D’Amico

Siamo stati contatti da uno studente, Gaspare D’Amico, che ci ha inviato la sua tesi a tema responsabilità sociale applicata allo sport dal titolo “Corporate Social Responsibility in the Sport industry: the FC Bayern Munich case study.” Un lavoro a dir poco ben strutturato e completo, questo il nostro parere. Da qui siamo partiti con l’idea di proporvi un breve estratto scritto direttamente dall’autore, al quale abbiamo poi fatto delle brevi domande per capire meglio il suo lavoro e la scelta di approfondire un tema a noi caro come la Corporate Social Responsabiliy. Continuiamo quindi a diffondere il tema e i lavori concreti di chi crede in questo essenziale settore dello sport business.

La parola a Gaspare D’Amico ( Laurea triennale in Economia e Finanza presso l’Università degli Studi di Palermo, esperienza di studio/ricerca per la tesi di laurea presso il Dipartimento di Scienze dello Sport e della Salute dell’Università Tecnica di Monaco di Baviera, laurea magistrale in Management dello Sport e delle Attività Motorie – 110/110 e lode, menzione accademica e menzione speciale al Premio Socialis – presso l’Università degli Studi di Palermo)per la presentazione del lavoro discusso:

“Nel corso degli anni, la concezione di sport è decisamente cambiata. È in atto un’evoluzione delle modalità di fruizione ed erogazione del servizio sportivo, diventato ormai, a pieno titolo, un servizio sociale contemporaneo, in grado di contribuire in maniera rilevante allo sviluppo fisico, relazionale, ambientale ed economico di una comunità.

È in quest’ottica che le società calcistiche più moderne e all’avanguardia stanno includendo la CSR (Corporate Social Responsibility) all’interno della strategia aziendale.

Quella che da Archie Carroll viene definita come un business relativo al consenso pubblico, il cui principale obiettivo è soddisfare costruttivamente i bisogni di una comunità, spinge le grandi società calcistiche a rispettare contemporaneamente quattro tipi di responsabilità: economica, legale, etica e filantropica.

L’idea di questo lavoro è applicare le quattro responsabilità citate da Carroll a una delle società più vincenti, solide e organizzate del mondo: il Bayern Monaco. La responsabilità economica del Bayern Monaco è quella di produrre un prodotto/servizio, in questo caso l’evento sportivo, in linea con i desideri dei tifosi e della società in generale e di trarre da questo un profitto. L’approccio tecnocratico utilizzato dal management bavarese è tipico della cultura tedesca: la formula vincente è pianificare, agire razionalmente e concentrarsi sui risultati economico-finanziari.

Analizzando i ricavi della Società, che stando all’ultimo rapporto Football Money League 2016raggiunge un fatturato di 592 milioni di euro, si evidenzia un predominio dei ricavi commerciali, che rappresentano il 58% del fatturato complessivo (342,6 milioni di euro, Deloitte, 2017). I ricavi da matchday ammontano a 101,8 milioni di euro (Deloitte, 2017) e quelli da diritti broadcasting a 147,6 milioni di euro. Le partnership con Adidas, Audi e Allianz oltre ad essere significative dal punto di vista economico, sono anche simboliche: si tratta di tre società che hanno sede tutte in Baviera. Il messaggio è chiaro: globalizzazione, ma anche società Made in Bavaria.

La seconda responsabilità analizzata è quella legale, ovvero la capacità di assicurare che ogni dipendente o collaboratore all’interno della società osservi le leggi e le normative previste, rispettando nel caso del Bayern Monaco il Codice Etico e le linee guida giuridiche.

In termini di responsabilità etica, la società Bayern Monaco è molto attenta alle ripercussioni sociali delle proprie iniziative.Per esempio, il partner Allianzmette a disposizione dei tifosi del Bayern Monaco con mobilità ridotta, anziani e famiglie con bambini, un servizio shuttle gratuito per raggiungere dalla stazione l’Allianz Arena dalle due ore a mezz’ora prima l’inizio della partita.

Attraverso le iniziative di responsabilità sociale, il Bayern Monaco ha creato un ambiente favorevole e molto attrattivo per gli sponsor. Questo è stato possibile anche grazie alle politiche ambientali sostenute dal governo tedesco e che la Bundesliga ha fatto proprie. Il Bayern Monaco ha investito molto per rendere l’Allianz Arena un esempio di architettura sostenibile. L’impianto fa dell’efficienza energetica uno dei suoi punti di forza: il nuovo sistema di illuminazione LED consente una riduzione del livello di energia consumata di circa il 60%, così come eco-compatibili sono i sistemi di condizionamento e di riscaldamento dell’acqua. Grazie all’accordo stipulato con la società cinese Yingli Green Energy, il Club fa uso delle più innovative tecnologie della green economy.

Infine, la responsabilità filantropica identifica la capacità della società di supportare la comunità attraverso programmi di formazione e iniziative di volontariato.

Per il settore scolastico ed universitario, il Bayern Monaco è partner strategico della Tsinghua University Centre for Development of Sports Industry (TUDSI) di Pechino; ha recentemente aperto la FC Bayern Football School Shenzhen e la FC Bayern Football School in Qingdao. Inoltre, la Società ha stipulato una partnership con la Columbia University per supportare il programma di Master in Sport Management.

Per svolgere al meglio le iniziative di volontariato, il Bayern Monaco si è dotato di una specifica fondazione, la FCB Hilfee.V., con lo scopo di raccogliere donazioni o introiti da amichevoli, per finanziare attività di volontariato.

La società ha inoltre invitato diversi rifugiati siriani ad assistere alle proprie partite, ha messo a disposizione le proprie strutture di allenamento, finanziato corsi di lingua tedesca, regalato prodotti Bayern e donato alla causa la cifra di 1 milione di euro.

Il 17 agosto 2014, in occasione della partita del primo turno della Coppa di Germania (DFB Cup) contro il Preußen Münster, il Bayern Monaco ha appreso dei gravi danni causati dalle forti tempeste alla città di Münster e all’area circostante e, tramite la FCB Hilfee.V. ha sostenuto le iniziative dei genitori “Die Glühwürmchene.V.” e “KindergruppeGrünhause.V.” con una donazione di 10.000 euro e di “GutKinderhaus“ con ulteriori 10.000 euro.”

Da questa riflessione, la nostra intervista!

Cosa ti ha spinto a scegliere come case history quello del Bayern Monaco? Ho scelto il Bayern Monaco come caso di studio perché ho sempre apprezzato il connubio di risultati sportivi ed economici che la Società è riuscita a costruire negli anni. Vincere attraverso la pianificazione, il coinvolgimento dei vari stakeholder, gli investimenti in strutture sportive e il mantenimento dei conti in ordine è un ottimo modo di concepire lo sport.

Nella ricerca di un modello di responsabilità sociale applicata allo sport, quali sono gli spunti emersi e soprattutto quali altri casi hai comunque analizzato o intercettato? Analizzando il modello Bayern Monaco, è emerso che l’aspetto fondamentale di un’ottima strategia di CSR è il coinvolgimento coordinato di tutte le componenti portatori d’interesse, attraverso azioni di marketing mirate. Una società sportiva, in questo caso calcistica, attraverso i propri stakeholder ha la possibilità di creare sviluppo economico duraturo sul territorio. Nella fase di studio e raccolta delle informazione necessarie, ho analizzato altri casi che, alla fine, sono risultati determinanti per comprendere il tema nel suo complesso, per esempio la strategia di responsabilità sociale dell’Allianz, società assicurativa tedesca, con sede a Monaco di Baviera, quella della Deutsche Telekom, società di telecomunicazioni e, infine, la CSR del settore automotive.

Qual è il risultato ottenuto dalla tua tesi di studio? Quale la “morale” finale? Dai risultati emerge come non solo il Bayern Monaco, ma tutte le società calcistiche tedesche, hanno all’interno della propria organizzazione un dipartimento dedicato allo sviluppo della Corporate Social Responsibility e alla redazione di un bilancio sociale. La tematica viene affrontata non in maniera residuale, ma come parte attiva e sistematica di una strategia complessiva. In Italia, analizzando le società della Serie A, solo alcune di esse redigono un bilancio sociale e il resto affronta il tema non all’interno di una visione d’insieme, ma in maniera individuale.

In ultimo ti chiediamo, secondo te quale può essere il contributo della CSR per un club sportivo? Educare le persone ai valori più sani dello sport e della competitività, usare lo sport come mezzo di educazione ed inclusione. Inoltre, promuovere, attraverso partnership e sponsorizzazioni, l’attività fisica dei bambini e dei giovani in generale, incoraggiare gli adulti a fare più sport e scelte più salutari per la loro vita ha senza dubbio un impatto positivo sulla società, rafforza il legame tra il club e la comunità di fan, un notevole ritorno di immagine e, infine, benefici economici (merchandising e ticketing).

 

 

 

 

 

 

 

E’ POSSIBILE CONCILIARE STUDIO E SPORT? CHIEDERE A FEDERICA IANNUCCI: ATLETA, ALLENATRICE, STUDENTESSA E FUTURA SPORT MANAGER!

Attraverso il nostro blog ci piace dare visibilità a chi fa dello sport un lavoro e una passione. Abbiamo ascoltato giovani ed esperti del settore, oggi vogliamo scendere in campo con Federica Iannucci. Calciatrice della Bellator Ferentum e della Nazionale Femminile di Calcio a 5, allenatrice di Scuola Calcio, studentessa di Scienze Manageriali dello Sport. Ci siamo fatti catturare dalla sua energia, ci siamo incuriositi alla sua storia e sopratutto con lei abbiamo affrontato un pò la vita di chi riesce a perseverare nello sport con determinazione, entusiasmo e ambizione, riuscendo contemporaneamente a salvaguardare la propria passione e lo studio, guardando avanti e formandosi per raggiungere il proprio sogno. Siamo sicuri che questa chiacchierata possa essere stimolante per tutti, per noi è un esempio da seguire! 
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Atleta, studentessa di management sportivo e allenatrice. Parte tutto dalla passione, quando e come nasce la tua passione per lo sport e in particolare per il calcio? “Avere passione vuol dire concedersi di perdersi in qualcosa”. È proprio da questa frase che voglio iniziare a raccontare brevemente la mia passione per il pallone, che ha da sempre accompagnato, passo dopo passo, la mia vita. Il mio amore spassionato per il calcio nasce (penso un pò per tutto il gentil sesso) dal papà calciatore, da quello che odiavi la domenica a pranzo, perché ti costringeva a mangiare sempre allo stesso modo, ovvero troppo velocemente, “forza alle 15 devo stare al campo”, ma che amavi follemente quando lo seguivi con gli occhi innamorati di una bambina che vedeva in quei movimenti, in quel pallone calciato con poesia, in quelle corse frenetiche per accaparrarselo, in quel prato verde i tuoi sogni forse un pò già reali e realizzati. Ecco la mia passione nasce così, dal seguire mio papà, ogni maledetta domenica, dove stranamente invece di studiare o di giocare sotto casa con gli amichetti preferivo andare a vedere lui correre affannato dietro un pallone. Lui ha sicuramente visto in me pò di lui, e per questo da sempre ha voluto farmi crescere con un pallone sotto al braccio, con il desiderio di uscire da scuola per andare in un parco o su una spiaggia per giocare con lui, di imparare da lui, di divertirmi, di sentirmi semplicemente me stessa in uno sport che (diciamocelo apertamente) di femminile aveva ben poco, ma in cui io mi trovavo talmente a mio agio che anche giocando con i maschietti non faceva alcuna differenza. Innumerevoli i ricordi di partite sotto il sole cocente al mare o sui campetti sotto casa: solito appuntamento, stessa ora, stesse persone, stesse squadre, ma emozioni e sensazioni ogni volta più intense, troppo brevi perchè era già ora di cena (chi se la scorda la mamma preoccupata e premurosa che ti osservava dal balcone, che molto spesso era una tribuna) ma così lunghe da accompagnarti anche nei sogni durante la notte. Una passione che è nata da piccola e che fortunatamente giorno dopo giorno cresce e vive accanto a me, non lasciandomi mai davvero sola.
Come atleta giochi in Serie A Elite e sei nel giro della Nazionale: cosa significa per te indossare la maglia azzurra e cosa hai provato il giorno della prima convocazione?Penso che indossare la maglia della Nazionale sia il sogno di qualsiasi sportivo, indipendente dallo sport praticato. Per me è stata un’emozione ed un orgoglio indescrivibile, che ancora oggi pur ricordando tutto nei dettagli faccio fatica a raccontare con parole perlomeno comprensibili. Vedere il mio nome tra le convocate del Ct Menichelli è stato un bel colpo al cuore, una scossa che per un attimo mi ha fatto pensare se davvero stesse succedendo a me, ma che allo stesso tempo mi ha resa orgogliosa, fiera e soddisfatta di tutto il lavoro svolto fino a quel momento, di tutti i sacrifici fatti per non saltare neanche un allenamento, di tutte le domeniche a pranzo, pasta in bianco, prosciutto crudo e grana come abitudine vuole, con lo stomaco chiuso per la tensione, di tutte le persone che hanno accompagnato la mia vita sportiva, di chi mi ha fatta crescere ma anche e in particolar modo di chi in me non ha mai creduto. Vestire la maglia azzurra è stato da sempre un grande obiettivo che ha reso concreto e visibile il concetto del “lavoro che prima o poi paga”, ed è stato e sempre sarà un punto di partenza per continuare ad imparare, soffrire, crescere, emozionarmi, condividere ma soprattutto sognare.
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Si dibatte spesso sul rapporto o meglio la convivenza tra sport e studio. Come riesci a conciliare questi due elementi? Per capire concretamente la tua quotidianità, qual’è la tua giornata tipo? Grazie all’educazione datami dalla mia famiglia ho sempre messo lo studio al primo posto, perché credo sia l’elemento più importante della vita individuale e collettiva di ciascuno di noi, ma non per questo ho mai avuto la necessità di togliere tempo allo sport, che con lo studio stesso crea per me e secondo me un connubio perfetto, come pane e Nutella. Da sempre ho saputo organizzare attentamente e meticolosamente i miei tempi, tra allenamenti, scuola, studio, partite ed impegni vari; ed anche oggi riesco perfettamente a districarmi tra i vari impegni sportivi, lavorativi ed universitari che ho deciso di intraprendere. La mia giornata tipo si articola tipicamente così: la mattina frequento le lezioni all’università Foro Italico di Roma, il pomeriggio mi diverto ad allenare un gruppo di bambini presso una società calcistica di Roma (il Real Aurelio) e la sera stanca ma felice e soddisfatta viaggio verso Frosinone per dedicare le mie ultime energie alla squadra dove gioco, la ASD Bellator Ferentum.
Ultimamente hai intrapreso anche la carriera di allenatrice. Cosa ti ha spinto a sperimentare questo ruolo e qual’è secondo te il profilo ideale di un tecnico del settore giovanile? Da sempre ho desiderato di trasmettere la mia passione per il calcio ai più piccoli che si avvicinavano per la prima volta a questo sport, per fargli toccare con mano come attraverso lo sport si impari davvero a vivere la vita quotidiana, come esso stesso sia un’incubatrice di emozioni che ti formano ad essere migliore verso te stesso e verso gli altri, compagni od avversari. Questo è stato lo spirito che mi ha portato in questi anni ad intraprendere la carriera da allenatrice, dove nel mio piccolo cerco di insegnare e di trasmettere ai miei bambini non solo le semplici regole sportive, i fondamentali gesti tecnici tipici del calcio, la coordinazione motoria, gli schemi motori di base, la tattica individuale e collettiva dello sport in questione, ma soprattutto lo stare con gli altri e lo stare bene con gli altri, che si fonda costantemente sul rispetto reciproco e sull’aiutarsi l’un l’altro per affrontare le diverse situazioni in campo e fuori. Proprio partendo da questo assunto per me l’istruttore deve essere completo, non deve solo dunque (chiaramente) essere formato ed aggiornato puntualmente dal punto di vista fisico, tattico e tecnico, ma in particolar modo deve dare importanza a tutti gli aspetti emotivi, empatici e relazionali, poichè deve riuscire ad instaurare con il bambino un rapporto di reciproca fiducia, conoscenza, giusta confidenza e rispetto che per esperienza personale è la base per costruire poi qualsiasi tipo di altezza si voglia far raggiungere al singolo bambino o al gruppo squadra.
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Per concludere, studi Scienze Manageriali all’Università del Foro Italico: quale sono le tematiche che più ti interessano e in che vesti ti vedi in futuro? Appena terminata la maturità al Liceo Scientifico, avevo già ben in mente il percorso universitario che avrei intrapreso nei successivi cinque anni. Dopo essermi laureata in Scienze delle attività motorie e sportive presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti, mi sono trasferita infatti a Roma dove tuttora sto studiando Scienze Manageriali dello Sport presso l’Università del Foro Italico. Come ogni studente che si appresta ad uscire da un ambiente protetto come l’università per apprestarsi a calcare invece un terreno, quello lavorativo, piuttosto impervio e difficile, c’è un misto di eccitazione e voglia di iniziare un nuovo percorso. Sicuramente vedo il mio futuro all’interno del mondo sportivo, indipendentemente dalla tipologia di sport, perché la mia passione vive di un amore sconfinato per lo sport in generale che non viene confinato all’interno della disciplina sportiva praticata. Mi piacerebbe entrare a far parte di un gruppo di lavoro che curi l’organizzazione, il management, la programmazione, la pianificazione, il marketing e la comunicazione di una o più società sportive o perché no (d’altronde sognare non costa nulla) entrare a far parte con un ruolo in ambito amministrativo/manageriale in una società sportiva accompagnandola e supportandola con il mio lavoro e contributo nel suo percorso sportivo, mettendo in pratica tutti gli importanti studi teorici portati avanti con dedizione ed impegno in questi lunghi anni.

TRASPARENZA & RESPONSABILITA’: ANALISI DEL BILANCIO DI SOSTENIBILITA’ 2015 DEL COMITATO OLIMPICO NAZIONALE ITALIANO

Un documento completo, esaustivo, che analizza l’impatto sociale o meglio socialmente responsabile del CONI a 360°. Obiettivo presentare, descrivere e condividere all’esterno come all’interno le attività dell’organizzazione, evidenziando le aspettative e le relazioni con i vari interlocutori sui diversi livelli, rendicontando in maniera trasparente (la trasparenza è un concetto chiave del documento) l’utilizzo e l’applicazione di tutte le risorse nel sistema sportivo, nell’ambiente e nel contesto sociale, politico e culturale italiano.

OBIETTIVI & STRUTTURA Il Bilancio di sostenibilità 2015 traccia lo sviluppo del sistema sportivo nazionale e la creazione di valore dello stesso rispetto la comunità e il territorio in cui agisce.

  • Sostegno allo sport di alto livello
  • Sostegno al talento sportivo
  • Supporto alle Federazioni, le squadre, gli atleti nelle gare nazionali e internazionali
  • L’ottimizzazione delle risorse
  • Lo sviluppo e la valorizzazione delle strutture
  • La creazione di centri di eccellenza
  • La promozione dello sport di base
  • La diffusione della pratica sportiva in una prospettiva di salute, benessere e integrazione
  • Il sostegno e la salvaguardia del diritto allo sport
  • L’impulso alla sport come strumento di educazione

Questa la struttura del Bilancio di sostenibilità così come riportata nel documento:

  • Governace e rendicontazione trasparente
  • Il CONI e lo sport di alto livello
  • Il CONI e il ruolo sociale dello sport
  • L’attenzione alle persone
  • L’inclusione e il coinvolgimento degli stakeholder
  • Allegati

CONI

 INDICATORI Il documento rappresenta la continuazione dello studio avviato nel 2013 con la rendicontazione delle attività di responsabilità sociale del CONI  e di CONI Servizi. Quattro le macroaree utilizzate come indicatori del sistema: diritti umani; lavoro; ambiente; lotta alla corruzione. Alle imprese è richiesto di promuovere e rispettare universalmente i diritti umani riconosciuti nell’ambito dei rispetti settori di azione. In termini di lavoro alle imprese viene richiesto la libertà di associazione dei lavoratori, il diritto alla contrattazione collettiva, l’eliminazione di ogni tipologia di lavoro forzato, obbligatorio e minorile, l’eliminazione di ogni forma di discriminazione in materia di impiego e professione. In una ottica di responsabilità sociale diviene poi essenziale la riduzione dell’impatto dell’organizzazione all’esterno e quindi l’impegno nelle attuali sfide ambientali in particolare con campagne di sensibilizzazione del rispetto dell’ambiente (interno ed esterno) e la diffusione di tecnologie che rispettino l’ambiente. Infine, parlando di etica e integrità le imprese devono impegnarsi nella lotta alla corruzione con azioni di contrasto a partire dalle forme di estorsione e tangenti. Alla base c’è la presa di coscienza del CONI dell’importanza dello sport come strumento di sviluppo, educazione, formazione, sensibilizzazione e sviluppo dello stato psico-fisico della comunità in cui opera. In una visione interna, invece, è evidente l’attenzione alle persone, a partire dai propri dipendenti. Rispetto, sicurezza, benessere e dialogo: l’ente si impegna nel sostegno dei lavoratori CONI mettendoli in una situazione ottimale affinchè possano costantemente migliorare le proprie abilità, competenze e conoscenze per una crescita professionale personale e dell’organizzazione stessa. Il tutto può essere effettuato solo ed esclusivamente in un ambiente di lavoro che sia il più possibile stimolante e collaborativo. Cresce il singolo lavoratore, cresce il CONI, migliora il sistema sportivo nazionale.

INTERLOCUTORI La complessità del documento e anche del lavoro quotidiano del CONI è dato dall’elevato numero di stakeholder con cui si trova ad interfacciarsi ogni giorno. Le relazioni con questi portatori di interesse determinano le scelte strategiche (organizzative, politiche, sociali, economiche, sportive) del CONI. Di seguito la mappa completa dei soggetti che interagiscono con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano:

  • Personale
  • Comitato Internazionale Olimpico
  • Istituzioni Nazionali
  • Istituzioni Sportive Nazionali
  • Società e Associazioni Sportive
  • Tesserati
  • Gruppi Militari e Civili
  • Sponsor
  • Fornitori
  • Università e Istituzioni Scolastiche
  • Comunità ed Enti Locali
  • Ambiente e Generazioni Future
  • Media

DATI Entriamo più nel dettaglio. Parliamo di numeri? Ecco alcuni dati che probabilmente vi rendono più chiara la dimensione del CONI e quindi di tutto il sistema sportivo nazionale: 45 Federazioni Sportive Nazionali 19 discipline Associate; 15 Enti di Promozione Sportiva 19 Associazioni Benemerite; 118.723 Associazioni e Società Sportive Dilettantistiche; 1.066.395 Operatori Sportivi appartenenti alle Federazioni Sportivi Nazionali e alle Discipline Associate; 470.598 Operatori Sportivi appartenenti agli Enti di Promozione Sportiva. Per sostenere questi numeri CONI e CONI Servizi hanno sviluppato un sistema di gestione economico – patrimoniale che permettesse la valorizzazione delle risorse impiegate nelle varie attività, generando di conseguenza (o meglio come risultato) un valore condiviso per il sistema sportivo e una maggiore disponibilità economica da reinvestire all’interno del settore sportivo a vari livelli. Questa gestione ha consentito di ridurre il valore del contratto di servizio che ha avuto un andamento decrescente dal 2013 al 2015, passando da circa 179 milioni di euro a 102 milioni, con un risparmio pari a 77 milioni di euro in due anni, quindi con una riduzione del 43%. Un risultato sicuramente ottimo che ha consentito di contenere la spesa pubblica e quindi di aumentare le risorse da impiegare nel sistema sportivo valorizzando il patrimonio umano, economico e professionale. Altro dettaglio: da dove provengono i maggiori ricavi da mercato per il CONI? Dalla gestione del Parco del Foro Italico, dei Centri di Preparazione Olimpica, delle Società di ingegneria impegnate nella progettazione di impianti sportivi e in servizi di consulenza tecnica.

PARTNERSHIP Il raggiungimento degli obiettivi prefissati da parte del CONI è possibile anche grazie ad una serie di partnership istituzionali che mirano innanzitutto alla condivisione di principi, idee e valori per il raggiungimento di una missione comune. La condivisione di valore sul territorio, lo sviluppo di iniziative e progetti, la loro applicazione, la riduzione dell’impatto sull’ambiente esterno e lo sviluppo della comunità locale è realizzabile grazie alla collaborazione con Ministeri e altre organizzazioni istituzionali.

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Presentazione Bilancio di Sostenibilità CONI 2015

 

PERSONE Il successo del CONI parte dell’interno e quindi dal rispetto, dalla considerazione e dalla valorizzazione delle persone che lavorano nell’organizzazione. La gestione delle risorse umane passa attraverso una prospettiva di crescita professionale costante, dialogo continuo e un quotidiano confronto con tutti i dipendenti e le unità lavorative. Esprimere un forte senso di responsabilità sociale all’esterno e non applicarla all’interno sarebbe un clamoroso autogol. Infatti, conformandosi ai valori che lo sport esprime, aderendo alla Carta Olimpica e  rispettando lo stesso Statuto del CONI, la massima organizzazione dello sport italiano considera essenziale concetti quali l’inclusione, la partecipazione e le pari opportunità. Essenziali per un modello organizzativo di eccellenza: “La diversità – viene scritto nel Bilancio di Sostenibilità 2015 – rappresenta una opportunità di crescita e leva strategica per una azienda capace di adeguarsi al cambiamento e creare valore su tutto il territorio.” 

L’ATTENZIONE ALLE PERSONE IN NUMERI CONCRETI:

  • 669 dipendenti
  • 53,2% dipendenti donne
  • 46,8% dipendenti uomini
  • 98% contratti a tempo indeterminato
  • + di 1.000 ore di formazione erogate

PIANO STRATEGICO. Concludendo, dopo aver analizzato la struttura del documento, gli interlocutori, l’organizzazione interna e la sostenibilità economica, poniamo l’attenzione verso il piano strategico dell’organizzazione. L’applicazione concreta del concetto ampio di responsabilità sociale del CONI si divide in tre importanti direzioni: giovani e scuola; sviluppo sociale; salute e comunità. In ambito scolastico l’obiettivo innanzitutto è favorire la partecipazione all’attività motoria e sportiva dentro e fuori gli istituti, contrastando alcune problematiche dei ragazzi a partire dall’obesità. In relazione allo sport di alto livello il CONI vuole sostenere gli atleti nel percorso formativo scolastico e post – scolastico facilitando l’ingresso nel mondo del lavoro e garantendo una opportunità oltre la carriera sportiva. Altro obiettivo è sfruttare al meglio le potenzialità dello sport come strumento di sviluppo e crescita intervenendo in aree di disagio sociale ed economico per stimolare la creazione di una società sempre più multiculturale, inclusiva e integrata, diffondendo elementi chiave come cultura, educazione civica e legalità. Infine, utilizzare al meglio la funzione preventiva dell’attività sportiva (a qualsiasi livello) in termini di salute per migliorare il benessere psicofisico diffondendo corretti stili di vita a tutti i cittadini. Le iniziative più importanti?

SPORT A SCUOLA convenzione pluriennale in collaborazione con il MIUR per promuovere l’educazione motoria, fisica e sportiva in tutti i gradi delle istituzioni scolastiche.

DIRITTO ALLO SPORT Iniziative progettuali continuative, a garanzia del diritto allo sport per tutti, che grazie alla capacità di inclusione, agiscano soprattutto nelle realtà più disagiate.

SPORT, PREVENZIONE E CORRETTI STILI DI VITA Partnership istituzionali volte a promuovere i corretti stili di vita e lo sport come strumento di prevenzione e benessere psicofisico per favorire la pratica sportiva tra i giovani e nella terza età.

Chiudiamo qui il nostro articolo, abbiamo provato a fare una sintesi degli elementi principali del documento CONI: relazioni interne ed esterne, obiettivi e piano strategico, sostenibilità economica, organizzazione interna e valori applicati, collaborazioni e partnership. Lo consideriamo un report importante per tutti gli operatori del settore sportivo, un punto di riferimento che offre la panoramica completa, interna ed esterna, del Comitato Olimpico Nazionale Italiano.