Social Media per lo sport: intervista a Luigi Di Maso

Spunti interessanti, una chiacchierata piacevole e con un ritmo fluido. L’intervista a cura della Project SPORT Management a Luigi Di Maso, Social Media Editor per lo sport.

Partiamo dall’attualità. Dopo alcuni messaggi e contatti ci siamo conosciuti di persona e incrociati al Social Football Summit. Per noi è stato un evento importante, ben strutturato e soprattutto un qualcosa che probabilmente manca, ovviamente parlando di Calcio e Social. Qual è il tuo bilancio personale dell’evento? Quali i momenti e le tematiche che più ti hanno colpito? Ecco, una cosa che mi è piaciuta molto è aver conosciuto persone come voi, con cui c’è stato un primo approccio proprio sui social. Se un evento riesce a concretizzare questo step, per chi lavora in questo mondo, ha già centrato un obiettivo. Sul Social Football Summit dico che è andato tutto oltre le aspettative. La prima volta che Massimo Tucci mi parlò di questa idea era a maggio. Vederla realizzata ti regala una sensazione di piacevole soddisfazione che dura poi nel tempo. Mi è piaciuto molto il panel “The Italian Way”, anche se Massimo mi bocciò l’idea di chiamarlo “Di padre in fan”, vi do questa chicca 😊. Proprio perché secondo me piazze come Sampdoria, Parma e Cagliari esprimono al meglio la passione viscerale del tifoso della propria città. Un tifo che viene tramandato appunto di padre in figlio, quindi fan sui social. Per queste squadre credo che lo strumento digital sia davvero il vettore per diventare intimi con i propri supporters. In realtà come queste i social media sono davvero un gran strumento.

“Aiuto società sportive, enti e associazioni ad affermarsi sul web tramite lo Storytelling, l’ideazione della strategia digital e la creazione di contenuti creativi sul proprio sito e i social.”. Abbiamo rubato la tua breve descrizione dal profilo LinkedIn: breve ma estremamente chiara. In che direzione sta andando oggi la comunicazione social? È quasi impossibile dirlo. Dico questo perché se ci pensiamo nel primo Facebook non era possibile caricare video nativi, poi tutto si è evoluto in pochissimo tempo. Ora il video è e sarà il contenuto fondamentale in una strategia di social media. Si può dire che la complessità dei contenuti aumenterà, e per complessità intendo le tipologie di format e la diversificazione. Ci tengo a sottolinearlo perché complessità in teoria è una parola che non va d’accordo con questi strumenti. Come nella vita reale, contenuti e conversazioni devono essere semplici, diretti. L’unica direzione sarà quella già intrapresa, ovvero la strada che porta al coinvolgimento dei tifosi tramite intrattenimento. Cambieranno ovviamente le tipologie di contenuto e le piattaforme che lo ospiteranno, ma la narrazione come fondamenta da cui partire, non morirà mai.

Hai parlato di Storytelling. Per noi le potenzialità della narrazione e della comunicazione persuasiva trovano nello sport il palcoscenico ideale. Riusciresti a definire il tuo/vostro stile di comunicazione? Su quali elementi in particolare fai leva? Noi di Quei Bravi Ragazzi prima di cominciare con la nostra attività, abbiamo stilato un manifesto che si chiama appunto lo stile QBR. Che poi più che stile è una questione di mission e obiettivi. Il “nostro stile” si incentra su un modo di fare e su una comunicazione etica. La nostra mission è digitalizzare lo sport fiorentino. Missione ardua ma necessaria. Non arriviamo con la spocchia di chi ne sa, al massimo come diciamo, arriviamo come supereroi che hanno semplicemente gli strumenti per aiutare i nostri partner. Il nostro hashtag di riferimento per dirti una banalità è #DigitalizziAMOlosport. Che racchiude il nostro obiettivo e il come lo facciamo, amando il mondo dello sport e dei social. Se poi parliamo di stile estetico, quando produciamo video ad esempio, l’approfondimento come scelta narrativa, e la voglia di scavare nel sentimento della società sportiva o personaggio, sono i nostri punti fissi. Siamo cresciuti a pane e Sky, quindi ricreare “il servizio di approfondimento” trasportato alle logiche del social, è quello che proviamo a fare. Facciamo leva proprio su chi è davanti a noi. Vogliamo sempre tirare fuori quell’episodio o quel sentimento che poi chi usufruisce del contenuto coglie e apprezza. Quando dobbiamo iniziare qualsiasi tipo di lavoro pensiamo: “Ok, cosa vorrebbe trovarsi sui propri smartphone / pc chi sta dall’altra parte?”.

Abbiamo approfondito il tuo profilo, sei uno dei Co-Fondatori di “Quei Bravi Ragazzi”. Nella presentazione descrivete lo stile QBR attraverso trasparenza, creatività, rispetto e collaborazione. Condividiamo i vostri valori, ci muoviamo sulla stessa linea d’onda. Vogliamo quindi approfondire un concetto, la creatività. Ne abbiamo parlato anche di persona, oggi i contenuti video, immagini e grafiche sono quelli dal quale si ottiene una maggiore risposta. Sai dirci il perchè? Ti ricordi come eravamo a scuola? Il più delle volte sfogliavamo il libro guardando solo le immagini. Siamo guidati dal nostro cervello, che è predisposto a questo tipo di cose. Ci sarebbe da aprire un discorso enorme su neuroni a specchio o più genericamente la neuroscienza, che spiega il perché reagiamo meglio a video o immagini. Ad un certo tipo di colore anziché un altro. È una questione di percezione e attenzione. È un mondo favoloso e su questo punto, visto che mi capita spesso di farlo, consiglio di seguire Gianmarco Terraciano, esperto in materia in Italia.

Se non lo avete già fatto, vi invito a guardare questo video: https://www.youtube.com/watch?v=S-a4rz1H99Q

Possiamo quindi capire che la creatività non è l’immagine bella o simili, ma la risposta migliore che si può dare ad un problema, ad una richiesta. La creatività, vedi nell’architettura, ha sempre risolto problemi, magari facendole nel modo più bello e semplice possibile.

Torniamo alla prima domanda. Cosa ti ha lasciato il Social Football Summit? Noi siamo stati entusiasti, la cosa che più ci ha entusiasmato è la struttura dell’evento: tanti casi di studio, tanti club e partner importanti, molta concretezza e poca teoria.  Il Social Football Summit mi ha triplicato la voglia di continuare a lavorare in questo mondo. Che è la cosa migliore che può lasciarti un’esperienza: l’entusiasmo.Poi c’è stato il dietro le quinte del dietro le quinte. Gli speaker si sono fatti coinvolgere talmente tanto dalla bella atmosfera, che hanno raccontato anche i particolari di come sono nati alcuni contenuti. Cosa che difficilmente ho trovato in altri eventi di formazione. Così come la disponibilità al dialogo di tutti. I casi studio e i panel differenziavano anche negli ambiti trattati, altra nota positiva. Chiudo dicendo che l’anno prossima si andrà verso il miglioramento, ma non come si è consueti dire alla fine di un percorso, sarà davvero così. Quindi una grande bomba.

Di alcuni dei nostri lavori mi piaceva segnalarti questo video con Romei (quello che ha scoperto Chiesa praticamente): https://www.facebook.com/queibraviragazzifirenze/videos/217716208732572/

Oppure questa mini serie sulla calciatrice femminile Deborah Rinaldi, campione d’Italia con la Fiorentina e grazie al percorso iniziato anche con noi, oggi atleta Adidas: https://www.facebook.com/queibraviragazzifirenze/videos/250140852156774/

 

 

Comunicazione, Marketing e Pubbliche Relazioni: intervista a Stefano Marchesi!

Torniamo alla grande con il nostro blog e apriamo la nuova stagione con l’intervista a Stefano Marchesi, Sports Public Relations Specialist, con una carriera fatta di importanti incarichi nel mondo della comunicazione sportiva e oggi tra le tante attività, PR Manager del Campione del Mondo 2006 Marco Amelia. Onestamente lo seguiamo da tempo, per la nostra realtà emergente è sicuramente uno di quei punti di riferimento che seguiamo per apprendere e aggiornarci sempre più. Una intervista dal quale abbiamo tratto ancora una volta importanti spunti di riflessione. Buona lettura!  

Alle spalle le esperienze come Responsabile Comunicazione di Hellas Verona e Udinese. Ovviamente ogni club ha le sue caratteristiche e specificità, ma riflettendo su una prospettiva generale quali sono le priorità comunicative di un club di calcio? Tra informazione e coinvolgimento, quale deve essere lo stile? Le PR sono in evoluzione continua, grazie anche ai nuovi mezzi di comunicazione, ad esempio i social media, che creano un contatto diretto e immediato tra la realtà del club e il mondo esterno. Oggi le società di calcio possono usufruire dei propri strumenti di comunicazione per bypassare i media tradizionali, rendendo il rapporto con i tifosi e gli appassionati più diretto e meno filtrato. Ci deve essere il giusto equilibrio tra informazione e coinvolgimento, non sono un grande fan della gestione troppo “allegra” che alcuni social media manager adottano sugli account dei club. Le iniziative più leggere e divertenti a mio avviso vanno bene se i protagonisti sono direttamente calciatori, allenatori e dirigenti sotto la regia del club. Ma certe operazioni viste su alcuni account anche di club importanti mi sembrano più frutto di una sorta di onanismo digitale per dimostrare di essere bravi e spiritosi, che nulla ha a che vedere con la tutela e lo sviluppo di brand calcistici importanti e di grande valore.

Comunicazione e marketing oggi devono avere una visione integrata. Siamo molto interessati a questo binomio che, secondo noi, si deve esprime in una comunicazione unica, efficace e coerente. Oggi come si fidelizza un partner? Dalla zona hospitality allo Stadio passando per social, eventi e coinvolgimento di atleti e tifosi: come si può raggiungere l’obiettivo? Nel mondo del calcio, il  cambio  di  strategia  in tema di PR è  innanzitutto  un  cambiamento di  mentalità: il  focus  si  sposta  sui  clienti (nel  senso  più  ampio  del  termine)  e  sul  loro  miglior  interesse.  “Cliente”  è  inteso  come  qualsiasi soggetto  al  quale  si  rivolge  l’azione  della  società.  Paradossalmente  anche  i  calciatori,  i  tecnici,  i dipendenti  e  lo  staff  del  club  sono  clienti.  Sono  i  primi  clienti.  Così  come  sono  clienti  gli  sponsor,  i tifosi,  tutti  i  soggetti  che  a  vario  titolo  sono  coinvolti  nel  mondo  della  società. E  “avere  a  cuore  il  cliente”  significa  che  tutto  ciò  che si va  a  fare  –  ogni  comunicazione,  ogni azione,  ogni  aspetto  della  vita  della  società  –  sarà  progettato  per  migliorare  la  sua  vita,  la  sua soddisfazione,  la  sua  felicità. Significa lavorare su un livello diverso, alzare l’asticella e prendersi degli impegni precisi.

Da esperto di Pubbliche Relazioni, se le dovessimo indicare un modello da seguire in termini di comunicazione di un club italiano e uno estero, quale indicherebbe e perché? Il Milan di Berlusconi e Galliani, sotto la guida del Direttore della Comunicazione Giuseppe Sapienza, ha rappresentato per me un modello da studiare e dal quale prendere spunto nel corso degli anni: una gestione consapevole, forte, che sapeva dove voleva arrivare e ci arrivava sempre con stile, eleganza, attraverso una grande capacità di coinvolgere e influenzare i propri interlocutori. All’estero trovo affascinante e maledettamente efficace il Real Madrid di Florentino Perez, in cui nulla accade per caso, tutto è curato con grande attenzione e la strategia di comunicazione è sempre orientata a valorizzare la potenza del brand madridista e tutelarne l’immagine.

Oggi cura l’immagine come PR Manager di Marco Amelia, come è nata questa collaborazione e quali sono gli obiettivi? Ne approfittiamo e le facciamo anche una seconda domanda: come si comunica il profilo di un atleta importante come quello dell’ex portiere Campione del Mondo? È necessario fare un passo indietro per comprendere questo punto. In questo lavoro è importante il rapporto umano: ci devono essere una mentalità simile, un’affinità di pensiero, la disponibilità di mettersi in discussione e la volontà di migliorarsi, senza porsi limiti. Su questi presupposti si può costruire un percorso che nel tempo possa portare dei risultati in termini di miglioramento e tutela dell’immagine, valorizzazione del “personal brand”, creazione di una percezione positiva e di alto livello del personaggio. Marco è un ragazzo intelligente, curioso, che ama confrontarsi e affidarsi agli specialisti per migliorarsi professionalmente e umanamente. A volte i rapporti più belli e soddisfacenti nascono in circostanze fortuite, ma si consolidano nel tempo grazie a un mix di mentalità, personalità, ambizione e obiettivi comuni. Dopo aver iniziato la carriera da allenatore, il nostro obiettivo a livello di personal brand è mantenerlo sempre tra i top opinion leader del calcio italiano. Dietro c’è un grande lavoro di squadra, un confronto quotidiano su tutto ciò che può portare crescita e miglioramento. Sul lato sportivo tutto il lavoro è ovviamente focalizzato su una carriera da allenatore top level: un professionista che ha lavorato con Capello, Lippi, Mourinho e Hiddink ha ben chiaro il suo obiettivo ed è ben consapevole che per raggiungerlo nulla può essere lasciato al caso.

Per concludere l’intervista le proponiamo un “gioco”: social e definizione. Le proponiamo le principali piattaforme sociali per scoprire dal suo punto di vista pregi, difetti e sopratutto potenzialità.

Facebook: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? È una piattaforma storica e consolidata, credo però debba costantemente rinnovarsi per stare al passo con le grandi novità del calcio in streaming.

Instagram: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Immediato, poiché basato su immagini e video. E in costante evoluzione. Molto utilizzato dai calciatori e seguito dai tifosi. Indispensabile in una strategia di PR.

Twitter: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Molto istituzionale e sintetico, purtroppo ingestibile per l’impossibilità di moderare utenti e commenti.

Youtube: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Nella mia visione, uno strumento di secondo piano: lo streaming, i video e le dirette social lo hanno un po’ superato come media istituzionale.

LinkedIn: quali i pregi e quali i difetti per un club di calcio? Utile per raggiungere un target professionale, per il recruiting e le relazioni con sponsor e partner commerciali.

SOCIAL RESPONSIBILITY: FOCUS SULLA CERTIFICAZIONE UNI ISO 20121:2013. NE PARLIAMO CON ANDREA VINCENZI DI TÜV NORD ITALIA

 

E’ un argomento che ci interessa da sempre, un tema che cerchiamo di approfondire, conoscere e diffondere. Parliamo di responsabilità sociale applicata allo sport, parliamo di certificazioni ed eventi sostenibili. Dettagli, obiettivi, missione, impatto della CSR nel settore sportivo, con uno specifico focus sulla certificazione UNI ISO 20121: 2013. L’intervista ad Andrea Vincenzi, membro della Divisione Sistemi di Gestione dell’organismo internazionale di certificazione TÜV NORD Italia e responsabile tecnico e Lead Auditor per lo standard ISO 20121. 

Partiamo dalla definizione: quali sono le peculiarità della certificazione UNI ISO 20121: 2013? Prima di tutto, la ISO 20121 è un linguaggio universale. Si tratta infatti dello standard di riferimento della International Organization for Standardization per il settore degli eventi, e a differenza dei moltissimi pur validi disciplinari privati che sono in circolazione, questa copre l’intero spettro dello sviluppo sostenibile, nelle sue 3 dimensioni inscindibili: economica, ambientale e sociale.  Il suo linguaggio è riconosciuto e condiviso universalmente in tutto il mondo. Pertanto chi soddisfa dei requisiti della ISO 20121 è in grado di mettere in relazione la propria attività a quella dei maggiori organizzatori ed eventi a livello internazionale, come le Olimpiadi da cui lo standard trae origine, misurando il proprio livello e cogliendo soluzioni e spunti di miglioramento continuo. Non si tratta di vedersi imposto un metodo, ma requisiti comuni da soddisfare tramite le proprie procedure interne; un framework all’interno del quale far rientrare le specifiche attività svolte. La ISO 20121 porta il concetto di sostenibilità in un settore, quello degli eventi, che spesso per la sua particolarità (grandi spostamenti di persone in tempi ristretti, necessità di essere “live” senza possibilità di sbagliare, ecc.) tende a soprassedere a maggiore garanzia del risultato finale, mentre ha invece un grossissimo impatto sulla location e la comunità ospitante.  La 20121 è adattabile per intero al settore degli eventi, di qualsiasi tipo e dimensione, e permette di certificare singoli eventi o gruppi di eventi, organizzatori, location per lo svolgimento e fornitori.

Si parte dall’analisi dell’evento. Rischi, impatto ambientale, stakeholder. Quali le specifiche prese in considerazione? Hai giustamente menzionato tre dei principali requisiti della ISO 20121 che, unitamente a una approfondita analisi del contesto interno ed esterno, sono input alla pianificazione dell’evento/ degli eventi, consentendo di delineare cosa fare o non fare, quali sono i risultati da conseguire e le occorrenze da evitare, nonché il modo e gli strumenti migliori per farlo. L’analisi dei rischi è un concetto fondamentale per l’organizzazione di eventi, dove spesso non c’è una seconda volta in cui applicare azioni preventive generate da esiti indesiderati emersi durante lo svolgimento. Si tratta di cercare di prevedere qualsiasi cosa potrebbe andare storto o mettere a repentaglio la buona riuscita dell’evento, classificare il rischio secondo la sua probabilità e potenziale gravità e prevedere azioni e “piani B” da attuare per ridurne la portata (prevedendo il fatto stesso che non tutto è prevedibile a tavolino e in anticipo e prepararsi a reagire). Di nuovo c’è il concetto di impatto che, nel caso della ISO 20121, non può essere limitato alla dimensione ambientale. Benché questa sia cruciale, lo sono in maniera equivalente la stabilità economica e la dimensione etica e sociale, e la loro maggiore o minore pertinenza deve essere valutata caso per caso, in base al contesto. Proprio qui sta la sostanziale differenza tra evento sostenibile e evento “green”: le altre due dimensioni dello sviluppo sostenibile devono essere oggetto della medesima attenzione e di opportune azioni volte a ridurre gli impatti e obiettivi di miglioramento. Pensiamo per esempio alla piena accessibilità agli eventi per i diversamente abili, alle condizioni di lavoro, alla discriminazione. Gli eventi sportivi in quanto spesso motori di integrazione e educazione ai valori e al rispetto presentano terreno fertile per progetti sociali e sensibilizzazione verso l’interno e l’esterno, altro importante requisito.

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Ci occupiamo di comunicazione, siamo attenti alla pianificazione di ogni contenuto, cercando di potenziare ogni nostro processo in una prospettiva di responsabilità sociale: quali i vantaggi di immagine per chi decide di attivare un percorso del genere nella propria azienda o evento? Il fatto di ottenere una certificazione di terza parte per il proprio sistema di gestione ISO 20121 significa superare un audit di verifica sul proprio operato da parte di TUV NORD, organismo indipendente di verifica il cui marchio è riconosciuto a livello internazionale.  Il Certificato rilasciato e il marchio di certificazione di TÜV NORD sono garanzia di conformità ai requisiti dello standard e permettono darne dimostrazione a tutti gli stakeholder, Oltre agli indiscutibili benefici operativi in termini di sostenibilità, questo rappresenta un importante strumento di brand reputation e credibilità, che può essere usato per dare nuovo lustro e visibilità alla propria immagine societaria, a riqualificare la propria proposta sul mercato dell’organizzazione eventi e a differenziarsi notevolmente in positivo rispetto ai competitor.  Nel contesto italiano, infatti, la ISO 20121 denota ancora una certa avanguardia.  La fiducia e l’apprezzamento che possono generare e la dimostrazione di impegno nei confronti di pratiche sostenibili data dall’acquisizione della certificazione possono avvicinare praticanti, tifosi, investitori e facilitare i rapporti con le istituzioni. Infine, questa certificazione come detto è uno strumento attivo di CSR (o RSI) e supporta le organizzazioni nel fare la propria parte per il raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals fissati nell’agenda 2030 di COP21-Parigi, secondo cui ognuno di noi e ogni singola organizzazione è tenuta a dare il proprio piccolo ma significativo contributo verso un futuro maggiormente sostenibile.

Responsabilità sociale come percorso di valorizzazione dell’azienda e dell’evento: quali possono essere i benefici? La RSI è un argomento sempre attuale. L’importanza di andare in questa direzione è ormai comprovata e questo approccio è adottato non solo dai grandi gruppi internazionali, che per definizione hanno necessità di bilanciare il loro notevole impatto nel contesto socio-economico globale (e talvolta non solo) e hanno tutto l’interesse a generare valore e ricchezza sul territorio, favorevoli condizioni di lavoro e contentezza nei propri dipendenti, ma anche a livelli intermedi. Uno standard di riferimento per la CSR è la SA 8000, per la gestione della Responsabilità Sociale, che ha nell’Italia il paese di maggiore diffusione e ha già penetrato e permeato vari settori, tra cui quello dei servizi, il food&beverage, il tessile, ed è ora richiesto in bandi di gara del contesto industriale e produttivo. TÜV NORD ha recentemente portato la SA 8000 nel settore sportivo, con la certificazione etica della società ALMA Trieste Basket. Con la ISO 20121, rappresentano veri e propri strumenti operativi per dare concretezza al ruolo che il mondo sportivo dovrebbe ricoprire, come ho già detto in precedenza, di driver verso un comportamento etico e responsabile in ottica Agenda 2030 e non solo.

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Concludiamo, chiedendoti una riflessione personale del rapporto tra responsabilità sociale e sport. Cosa ne pensi? La ISO 20121 nasce nel contesto sportivo, è stato il responsabile della sostenibilità del Comitato organizzativo delle Olimpiadi di Londra del 2012 a richiedere espressamente una riflessione in questo senso alle organizzazioni internazionali di standardizzazione. Per questo lo standard non può che rispondere perfettamente alle esigenze di una società impegnata in attività e competizioni sportive, a partire dalla necessità di rendere migliore la permanenza e l’avvicinamento ai luoghi di svolgimento delle gare al proprio pubblico, passando per la necessità di avvicinare tanti giovani all’attività sportiva e ai valori di integrazione, comunità e rispetto che la caratterizzano, fino alla necessità di lanciare un messaggio importante di sensibilizzazione agli appassionati. Gli sportivi, come i musicisti, in quanto idoli dei più giovani, sono ottimi “testimonial” in questo senso, o “influencer” per dirla con il linguaggio di oggi e possono riuscire a piantare e far attecchire a dovere il seme della sostenibilità nelle generazioni più giovani. Fare sentire ad ogni singolo partecipante all’evento sportivo che il proprio contributo è importante ai fini del raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità che la società si è data è un ottimo inizio. Inoltre, la reputazione positiva che la ISO 20121 conferisce, può facilitare l’avvicinamento di grossi investitori, sempre alla ricerca di progetti di CSR pieni di valore da sostenere e desiderosi di legare il proprio nome a realtà che hanno dimostrato tramite la certificazione di essere virtuose e impegnate nella sostenibilità e di essere in un certo senso direttamente proiettate nel futuro (per esempio, ai tempi delle Olimpiadi 2012 una famosa bibita sostenne direttamente lo sviluppo tecnico per l’implementazione dello standard ISO 20121 nei Giochi).

CREATIVE SOCIAL RESPONSIBILITY APPLICATA ALLO SPORT: CONOSCIAMO IL PROGETTO THE SMALL NOW!

Conosciamo il progetto The Small Now Onlus attraverso le parole di Enrico Tamiazzo, uno dei fondatori, insieme a Michele Bianchi. Secondo noi, una delle migliori iniziative di responsabilità sociale applicata attraverso lo sport.

Partiamo da una domanda semplice e forse banale: come nasce l’idea di The Small Now Onlus? The Small Now nasce dall’idea mia e del mio socio Michele Bianchi. Tornati dopo un periodo di esperienze lavorative, in settori diversi, dal continente africano, abbiamo intuito le potenzialità di unire le nostre competenze per un obiettivo comune. Io, art director, e lui, cooperante, abbiamo deciso di fare ciò che ci piace: progetti di sport and development, ottimizzando le risorse della comunicazione e della progettazione.

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Uno dei concetti centrali è la Creative Social Responsibility: cosa volete intendere e su quali valori poggiate questa Onlus? La Creative Social Responsibility è ideare progetti di responsabilità sociale per aziende, brand, club sportivi aggiungendoci una forte componente creativa, sia nella comunicazione sia nell’implementazione del progetto. La nostra no-profit crede che con le competenze e la forza delle idee, le aziende possano formare un mondo migliore attorno ad esse. Lo strumento che più ci piace e ci fa divertire per attuare ciò è lo sport.

Ci occupiamo di responsabilità sociale anche noi come Agenzia cercando di diffondere la materia e soprattutto i casi di studio, i modelli di eccellenza diffusi: che leva può essere lo sport per la responsabilità sociale? Lo sport muove le persone ovunque, sia in senso letterale sia in senso figurato. In tutte le regioni del mondo e in tutte le culture del mondo lo sport è presente ed è il più grande catalizzatore di masse e attenzioni mediatiche. Per la responsabilità sociale, lo sport può essere anche questo: un linguaggio comune e strumento per affrontare nuove sfide. Le aziende e i brand, attraverso le loro azioni di responsabilità sociale, possono trasformare lo sport da prodotto dello sviluppo a produttore di esso.

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Andiamo nel concreto: quali sono i progetti attivi e quali le forme di raccolta fondi? We Football, progetto che promuove i life skills e l’empowerment comunitario attraverso il calcio in aree svantaggiate del mondo. Passa le Scarpe raccogliamo scarpe da calcio usate per dare loro nuova vita: sensibilizzando le nuove generazioni e allo stesso tempo promuovendo il diritto al gioco.  Campagna Altri Mondiali per promuovere la parità di genere nel mondo del calcio e the Social Cup torneo di calcio a 5 per agenzie pubblicitarie con l’obiettivo di far partecipare attivamente creativi e giocatori ai nostri progetti.

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Per farci un assist, queste le nostre forme di raccolta fondi: https://www.thesmallnow.org/it/contatti/sostienici/

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Sport, comunicazione e responsabilità sociale: sono gli elementi che ci uniscono a voi. Quanto è importante comunicare attraverso le principali piattaforme sociali e quali riscontri avete avuto nella diffusione del vostro progetto? Al giorno d’oggi i social sono il “the place to be”, per noi è essenziale usarli con il fine di raggiungere più persone possibili e coinvolgerle nelle nostre cause. Per le piccole realtà come la nostra che non hanno il potenziale delle grandi ONG saper usare bene queste piattaforme ci permette di amplificare il nostro messaggio. Per esempio grazie ai canali social siamo riusciti a raccogliere molte adesioni per il progetto Passa le Scarpe, in decine ci hanno contattato per portarci le scarpe e partecipare ai nostri eventi, ancora con The Social Cup con l’iniziativa “regala un rigore” abbiamo coinvolto positivamente un numero importante di persone, anche famose.

Chiudiamo con ciò che conta: cosa vi ha dato e cosa vi da l’esperienza in Africa? L’Africa, come il Sud America, come Milano e tutti i luoghi dove lavoriamo ci ispirano e offrono spunti e curiosità; i nostri team di lavoro e le persone che incontriamo siano essi keniani o italiani, ci danno grande soddisfazione per ciò che cerchiamo di fare, ci fanno divertire e soprattutto ci danno lo stimolo per far diventare “all the time bigger The Small Now.

SOCIAL INSIDE: IL RAPPORTO BASKETBALL & SOCIAL NETWORK AFFRONTATO CON ALESSANDRA ORTENZI

Intervista ad Alessandra Ortenzi: Consulente marketing della Federazione Italiana Pallacanestro; Founder & Digital Sport Trainer della piattaforma Sportdigitale; Giornalista Sportiva per Basketinside. Di seguito spunti, riflessioni e casi di studio. 

Da consulente Marketing digitale della Federazione Italiana Pallacanestro: quali sono le strategie, gli obiettivi e i valori in un’ottica social della FIP? Il mio lavoro con la Federazione è iniziato da fine 2017. In questi pochi mesi, durante i quali sono stata a stretto contatto anche con le Nazionali nelle due finestre di novembre e febbraio, ho iniziato a collaborare sia con l’ufficio marketing che con l’ufficio stampa. Di fatto io sono una figura nuova che mette in comunicazione i due comparti, già ben strutturati ed operativi, rappresentando un boost per tutte le attività, un acceleratore in chiave digitale che può rafforzare la strategia di comunicazione importando strumenti di business tecnici nel processo dell’elaborazione dell’informazione e della produzione di opportunità di marketing tradizionale e digitale sportivo.

Hoepli e Sportdigitale

 

Sul nostro blog abbiamo parlato di fan engagement citando alcuni esempi del mondo calcistico come Pordenone Calcio e Virtus Entella. A livello di Federazione Pallacanestro, quali sono le iniziative per coinvolgere e fidelizzare i tifosi appassionati? Il tifoso è al centro dell’attenzione del marketing digitale sportivo. La Federazione, in quanto tale, rappresenta tutti i club di pallacanestro in Italia e il fine principale è cercare di creare una forte coesione tra le persone e il movimento. La FIP non è assimilabile solo alle Nazionali ma rappresenta tutto il basket italiano: dal movimento giovanile agli arbitri, dalle piccole società ai grandi eventi, dalle Coppe di categoria alle Finali Nazionali giovanili. Abbiamo tanti eventi da seguire sul territorio e, a livello digitale, la promozione, il coinvolgimento durante gli eventi e l’aggregazione dei tifosi è il primo obiettivo della strategia di comunicazione che studiamo, giorno dopo giorno, sia con l’ufficio stampa che con l’ufficio marketing.

Lei ha un curriculum ampio e di livello. Diversi i ruoli ricoperti. Tra questi si occupa della rubrica SocialInside per basketinside.com, dove analizza ed evidenzia le iniziative social dei club nazionali ed internazionali. Ci piace essere concreti, se dovesse indicare delle Società di cui ammira lo stile e la tipologia di comunicazione sui social network, quali ci indicherebbe? Può farci due nomi di club nazionali e due internazionali. Così a freddo potrei dire che sono rimasta colpita dai Golden State Warriors che hanno già prodotto un contenuto per la piattaforma Facebook Watch (da noi in arrivo ma in America già ampiamente utilizzata nello sport), senza dimenticare Outside the NBA​ che è un vero e proprio show con Shaquille O’Neal, Charles Barkley and Kenny “The Jet” Smith come veri e propri protagonisti di un contenuto distribuito in esclusiva sulla piattaforma. Sicuramente l’America è molto più avanti di noi per quanto riguarda la digitalizzazione della pallacanestro ma anche in Italia ci sono degli esempi di impegno digitale corretto e in crescita. Proprio per il Bilancio Sociale 2017 come Federazione abbiamo prodotto uno studio approfondito sull’assetto digitale delle Società e quello che ne è venuto fuori è molto incoraggiante. Lavoreremo per implementare la presenza online di tutto il movimento cestistico italiano.

In campo in Serie A2

 

Parlando su un piano internazionale. L’ NBA è forse un mondo irraggiungibile ad oggi, però quali sono gli aspetti che la Federazione e i club da un punto di vista di comunicazione possono seguire e riportare nella propria realtà? Ci sono campagne o iniziative che l’hanno particolarmente colpita? Ho parlato diverse volte della NBA Pulse proprio in uno dei miei articoli di approfondimento su #SocialInside. Sfruttare i 280 caratteri di Twitter (visto il recente cambiamento) per fornire un indicatore preciso dell’audience e dell’indice di gradimento basato sulle conversazioni online di tutti gli atleti NBA sarebbe un esperimento interessante da replicare anche in Italia e servirebbe, soprattutto, a infondere i concetti base dell’educazione civica digitale anche agli atleti.

nba pulse

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Per concludere, altro ruolo, altro progetto, parliamo sempre di sport & social. Ci presenti il progetto Sport Digitale di cui è Founder & Sport Digital Trainer: come nasce, gli obiettivi, le attività e soprattutto quali sono i prossimi eventi in programma? Sportdigitale.com è nato a margine del mio libro “Digital Marketing per lo Sport” di Hoepli. Io e i colleghi che hanno collaborato al libro, abbiamo voluto creare un progetto incentrato sulla diffusione di percorsi di formazione per il corretto uso del web e dei social al servizio di società sportive, atleti, agenzie di stampa e procuratori sportivi e di tutti coloro che intendano dedicarsi allo studio ed alla professione del giornalismo della fotografia e della comunicazione sportiva. Siamo un gruppo ben strutturato: dagli esperti delle diverse piattaforme al fotografo sportivo, dal legale verticalizzato in media law al professionista dei tool business sportivi. Poi ci sono io, un paio di giornalisti sportivi ed un social team che copre gli eventi su Twitter. Gli eventi prossimi? Il Wellness Marketing Power di Roma a fine marzo, il Festival del Giornalismo di Perugia ad Aprile ed una data in UK a maggio a Shoreditch per la comunità italiana a Londra. Siamo come una squadra, con le nostre maglie, la concentrazione prima della gara ed il terzo tempo alla fine

SPORT INFLUENCER: IL PUNTO DI VISTA DI LUCREZIA PAOLINI. IANNONE, VIGNALI E CASTROGIOVANNI COME ESEMPI DI COERENZA E CREDIBILITA’

Partiamo diretti: si parla ogni giorno di Influencer in relazione ai social. Crediamo che la cosa stia un pò sfuggendo di mano. Vogliamo affrontare con te questo tema partendo dal concetto e dalla tua prospettiva/definizione: chi si può definire influencer? Quali le caratteristiche per esserlo realmente? Prima di tutto vorrei fare una piccola premessa: il mio lavoro di social media manager è ancora una figura controversa per molti. Con il mondo del web e l’utilizzo giornaliero del computer e del mobile, sono venute a galla nuove figure sicuramente curiose.  Il fatto che ancora non siano definite in maniera chiara ed univoca, dà spazio a molti di vendersi per qualcosa che non si è. Questo è riferito particolarmente al ruolo di influencer!

Un personaggio influente è ‘colui che è in grado di motivare l’interlocutore per coinvolgerlo in prima persona’. Non associo il concetto di influenza al numero dei follower collezionati, bensì all’impatto che si può svolgere all’interno di una nicchia o su una determinata fetta di “mercato”. Faccio un esempio: influencer da 200000 follower, modella X molto secca, campo fashion, senza un muscolo…Potrebbe mai fare la pubblicità per integratori sportivi?Si, ma non sarebbe credibile!

L’errore che spesso anche le aziende fanno, è di affidare il compito di pubblicizzare prodotti a persone che non hanno esperienza di settore, ma hanno semplicemente un seguito. L’influencer, crea moda e fa tendenza, ha competenze specifiche, crea audience, ha una community di nicchia e grandi doti di comunicatore. Non è un aspetto da sottovalutare dato che il concetto base da cui nasce questo nuovo mestiere è il passaparola.

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“C’è il boom della comunicazione:

tutti a comunicare che stanno comunicando” (Altan)

L’amico che consiglia una crema per le mani, dopo che ne ha provate diverse e dà il suo giudizio sincero, è sicuramente un influencer. Dunque a mio parere lo siamo tutti se abbiamo la capacità di spiegare e convincere l’altro ad acquistare un particolare prodotto. Reputo sicuramente meno influenti la maggior parte di coloro che si pavoneggiano su Instagram, esaltando numeri falsati e coinvolgimenti assenti del pubblico. Il grado di coinvolgimento è l’unica verità per testare la lealtà di un influencer.

Autorevolezza, credibilità, fiducia. Gli influencer (quelli reali) sembrano aver sostituito quelle figure professionali come promoter, agenti o brand ambassador nella promozione di prodotti, eventi, aziende, servizi. Cambia la tipologia di comunicazione e cambiano gli interpreti.  Quali credi sia la loro forza rispetto magari alla pubblicità tradizionale? Sicuramente la pubblicità tradizionale è passata e riporto una frase di Scott Cook che forse spiega molto bene il concetto di base: “un marchio non è più quello che l’azienda racconta ai consumatori, ma quello che dicono i consumatori sul marchio”. Una volta i consumatori subivano passivamente i prodotti e avevano poche possibilità di confronto. La reale forza di questa tipologia di comunicazione è, o quanto meno dovrebbe essere, la sincerità. Il fatto che le persone possano dare un giudizio equilibrato su qualsiasi tipologia di prodotto, è un incentivo all’acquisto. Non è più una comunicazione fredda e distaccata, ma una comunicazione più vicina alle persone. Quelli che un tempo erano vip ora sono per discendenza, anche influencer, cosa che reputo molto sbagliata. Con molta probabilità un attore può spiegare e coinvolgere motivando l’acquisto di un prodotto, ma spesso personaggi famosi non ne sono in grado, perché hanno semplicemente altre competenze.

“Sii quello che sembri” (Lewis Carroll)

Sappiamo che non ti occupi di sport ma essendo una social media manager non puoi “sottovalutare” il settore. Ti chiediamo di indicare e analizzare tre profili di sport influencer: perchè hai scelto loro? Quali pensi siano le loro capacità? Quale il loro grado di coerenza tra vita online e offline? 

Parto da Andrea Iannone (1 milione di Follower su Instagram)

Andrea Iannone

(Fonte Ph. Fanpage ufficiale Facebook)

Ho scelto lui perché è sulla cresta dell’onda. Iannone: colui che prima i fan conoscevano nell’ambito motorsport e ora lo conoscono praticamente tutti, anche grazie alla sua relazione che ha ampliato a dir poco il bacino d’utenza. Più che capacità immagino abbia qualcuno che gli curi la comunicazione perché al di là dei video e stories personali è un profilo sportivo doc. Instagram di nicchia sportiva, estremamente curato nella coerenza dei colori, foto di alta qualità inerenti soprattutto allo sport e canale con un altissimo engagement. Utilizzo modico delle stories e dei contenuti in evidenza a tema con il lavoro, lo sport e di carattere motivazionale. Poca interazione con il pubblico, importante per creare empatia ma comunque dato il seguito, non riuscirebbe a star dietro a tutto. Per quanto riguarda la coerenza tra vita online e offline sembrerebbe una persona piuttosto riservata, io se fossi un uomo e stessi con Belen, la spammerei ovunque! Ottimo profilo di sport influencer a mio avviso.

Sport Influencer 2: Valentina Vignali (13 milioni di Follower su Instagram)

Valentina Vignali

(Fonte Ph. Fanpage ufficiale Facebook)

Il primo aggettivo che mi viene in mente sulla Vignali è: atipica. Il suo profilo Instagram un pò confonde dato che essendo anche bella, ovviamente è anche testimonial di vari sponsor. I suoi contenuti in evidenza e la sua foto profilo però riportano subito allo sport. Il valore aggiunto è di sicuro la spontaneità, si nota, si vede e non può fare a meno di mostrarla. Appare evidente che sia una persona trascinatrice e vera. La trovo simpatica e diretta, non come molte influencer che pensano solo a far le pose. Atteggiamento coerente, online ed offline dato che sia in tv che sul campo rimane se stessa: qualità per nulla scontata.

Sport Influencer 3: Martin Castrogiovanni (168.000 Follower su Instagram)

Martin Castrogiovanni

(Fonte Ph. Fanpage ufficiale Facebook)

L’ho ‘conosciuto’ fuori dal campo, partecipando ad una sua intervista al Social Media Week Roma 2017. Campione di rugby conosciutissimo per la sua simpatia e per il suo essere celiaco ed appassionato di animali. La prima cosa che ho pensato ascoltandolo e osservandolo è stata che è veramente un personaggio, ma non di quelli che ti crei…ma di quelli che ci nascono. Mi ha fatto sorridere più volte e l’ho trovato spontaneo e coerente con il personaggio online. Immagini non troppo curate su Instagram, ma sempre inerenti a sport e vita privata. Non cerca per forza i riflettori, sembra essere comunque a suo agio senza modificare l’atteggiamento anche in ambienti formali.

GIORGIO BETRO’: RIFLESSIONE A VOCE ALTA CON IL DIRETTORE MARKETING DELL’ A.C. MESTRE

Siamo partiti da un suo post su LinkedIn: una riflessione, una provocazione, un motivo di discussione costruttiva sul ruolo del responsabile marketing in ambito sportivo. Da lì l’idea di intervistarlo certi di ascoltare l’esperienza e le parole di un uomo di settore, attendo alle dinamiche ed evoluzioni attuali del marketing sportivo. Abbiamo fatto una bella chiacchierata con Giorgio Betrò, attuale Responsabile Marketing e Club Manager dell’AC Mestre. Alle spalle esperienze nei settori di mobile e fashion, esperto di marketing si è occupato anche di organizzazione di eventi. Dopo 10 anni come Direttore Marketing del Calcio Venezia, da quattro anni ha sposato con entusiasmo la causa del Mestre. 
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Abbiamo notato, apprezzato, intercettato e analizzato un suo post su LinkedIn dove rifletteva “ad alta voce” sul ruolo ma sopratutto più in generale sulla situazione del marketing sportivo in Italia. Da cosa nasce questo suo post? Sottolineiamo che fin da subito non abbiamo notato la prospettiva polemica ma in realtà un punto di vista critico dal quale partire per una analisi della situazione.  Vi ringrazio, la mia riflessione non voleva essere in alcun modo polemica ma, soprattutto, voleva essere una constatazione a voce alta del ruolo del marketing sportivo e calcistico in Italia, ruolo spesso sminuito nelle società che si avvalgono di amici, di amici degli amici o parenti per il ruolo stesso a discapito della qualità del lavoro svolto dagli esperti nel settore. Ovviamente uno specialista di marketing con decine di anni di esperienza ha dei costi che spesso sono mal sopportati dalle proprietà che ancora oggi storcono il naso davanti a normali richieste non solo economiche di un direttore marketing per cui si intraprende la via del “conoscente” oppure del “porta 3/4 sponsor” automaticamente diventa direttore marketing creando anche una confusione di ruoli. Il DIRETTORE MARKETING non è un procacciatore di sponsor in senso lato ne  un agente di vendita ma, tramite il suo lavoro, se svolto correttamente, mette nelle condizioni la società sportiva/calcistica di essere appetibile nel mercato delle sponsorizzazioni garantendo all’investor precisi e garantiti feedback del proprio investimento pubblicitario. Vero è che  il Direttore Marketing a sua volta si attiva nel mercato delle sponsorizzazioni contattando le aziende e partner ma la sponsorizzazione è solo il coronamento di un lavoro, non l’UNICO SCOPO del marketing manager.
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Non è più il tempo di sponsorizzazioni economiche (definiamole) dirette. Oggi il marketing sportivo in particolare è tutt’altra cosa: operazioni di co-marketing, partnership tecniche o commerciali (scambio visibilità – fornitura materiale ad esempio), networking etc. Nella situazione attuale, guardando ai cambiamenti degli ultimi anni, secondo lei cosa ricerca uno sponsor che investe nello sport? Verissimo anche questo, diciamo che le grosse sponsorizzazioni economiche ci sono ancora fortunatamente, come è aumentato il cosiddetto “cambio merce”, ma, a meno che la società non si chiami Juve, Inter, Milan, Lazio, Fiorentina, Napoli, per cui le realtà top del calcio italiano, le piccole devono fare di necessità virtù quindi attivare leve di marketing diverse per soddisfare le esigenze dell’azienda partner. E’ finita l’epoca della mera esposizione del brand durante il match day o le classiche iniziative di visibilità come  backdrop, logo su sito internet o la sponsorizzazione di maglia ecc ecc.. Oggi le iniziative classiche vanno mixate con iniziative b2b e b2c a seconda del settore di attività del partner.  Sicuramente un vantaggio delle piccole società è quello di poter coccolare e seguire direttamente il partner offrendogli possibilità di business con altri sponsor della società, facendoli interagire tra loro o facendoli interagire direttamente con la fan base o con le famiglie che compongono il settore giovanile. Si parla di migliaia di persone che hanno un rapporto di fedeltà e fiducia con la società calcistica e che quindi di riflesso possono riporre la stessa fiducia nello sponsor anche  creando eventi ed incontri ad hoc ad esempio. In generale le aziende chiedono oltre alla visibilità : contatti, occasioni di business e feedback quasi immediati quindi a seconda del settore in cui operano, studiare iniziative mirate alla loro soddisfazione.
Dallo sponsor a chi deve valorizzarne il rapporto e l’investimento economico rispetto al club: in cosa deve essere bravo il Responsabile Marketing? Quali le qualità che deve possedere per svolgere il proprio lavoro? Studiare a fondo le aziende potenzialmente partner per capirne le esigenze, conoscere il mercato di riferimento, conoscere il mercato in generale, essere attento e curioso, monitorare gli investimenti che le aziende andranno a sviluppare nel territorio di riferimento, capire quali aziende possono essere interessate ad investire, essere fantasiosi e open mind, trovare sempre la leva giusta per far si che una azienda venga portata ad investire nella tua società e se non c’è ancora, crearla. Saper ascoltare, imparare sempre e mantenere sempre la modestia e l’amore per questo lavoro. Avere spirito di sacrificio, non abbattersi, essere rigorosi con se stessi e capire che non ci sono orari o ferie comandate.
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Dopo una premessa generale, andiamo sul campo: siamo molto interessati a capire quali siano le strategie del suo club attuale, l’AC Mestre. Territorio, fan engangement, social: quali le vostre strategie? Per capire meglio la situazione A.C. MESTRE dovremmo dilungarci un bel po’ facendo un salto a ritroso fino al 1987 anno della fusione tra il Venezia ed il Mestre che ha dato vita al Venezia 1907 di Zamparini e all’attuale Venezia F.C.. Non vorrei tediare troppo chi ci legge, diciamo che in 4 anni abbiamo ricostruito da zero una fan base partendo dal recupero della memoria storica e da chi non ha mai accettato la cosiddetta fusione, l’obiettivo è consolidarci come società e come realtà tra i pro e chissà. Un obiettivo che si è posto il nostro presidente è quello di uno stadio di proprietà visto che giochiamo a Portogruaro a 70 km da casa visto che non è stata concessa la deroga per la Lega Pro al nostro stadio il F. Baracca. Vista la distanza ci siamo subito attivati con ATVO (AZIENDA TRASPORTI VENETO ORIENTALE) e tramite una partnership portiamo GRATUITAMENTE durante le partite “casalinghe” circa 200 tifosi in autobus da Mestre. Nonostante la distanza, la media spettatori (in attesa dei derby in casa con Padova e Vicenza) è di circa 1.400 a partita. Abbiamo dovuto fare un lavoro doppio cercando di far breccia anche sui cittadini di Portogruaro con operazioni simpatia oltre che sui mestrini che, vivono questa avventura come una sfida. Molto clamore ha suscitato la nostra campagna abbonamenti con lo slogan “IL PREZZO LO FAI TU”: abbiamo deciso, primo caso in Italia (forse in Europa) di far decidere al singolo tifoso il prezzo del proprio abbonamento al momento della sottoscrizione partendo da una base minima (siae +spese di segreteria) di 20 EURO, lasciando facoltà a seconda della fiducia nella società e a seconda delle proprie tasche di dare un valore alla stagione dell’ A.C. MESTRE. Il risultato è andato ben oltre le nostre aspettative con un contributo volontario medio ben  al di sopra del prezzo che avremmo fissato per gli abbonamenti, teniamo conto che molti tifosi si sono abbonati nonostante non potessero venire tutte le domeniche (o sabati) a vedere le partite qualcuno solo per contribuire alla causa. Una grande dimostrazione di affetto e fiducia. Il Mestrino e l’A.C. Mestre sono una cosa sola, il mestrino si immedesima completamente nella propria squadra di calcio che lo rappresenta in toto, anche per questo abbiamo voluto dare un segnale aprendo Cas@ Mestre in centro città, non solo una sede ma un punto di ritrovo ed un simbolo di mestrinità dove oltre agli uffici prendono posto il Mestre store, merchandising ufficiale con oltre 200 articoli che vanno letteralmente a ruba e periodicamente a seconda delle festività viene implementato come nel caso del periodo natalizio con il panettone ed il prosecco brandizzato (sold out in pochi giorni) o i biscotti “I mestrini” esauriti in pochissimo tempo. Oltre allo store c’è un negozio di abbigliamento fashion di proprietà e al primo e secondo piano uffici e sale riunioni alcune delle quali offriamo gratuitamente ad associazioni sportive e non di Mestre per incontri oltre alla segreteria del consorzio Mes3 Sport da noi creato.
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Spesso ci soffermiamo sul concetto di territorio. Guardando al vostro caso specifico: quanto è importante legarsi e valorizzare la propria comunità locale? Come riuscite a farlo? Come dicevo prima nel nostro caso è fondamentale, noi facciamo leva sul sentimento di appartenenza e di rivalsa che ha il mestrino,  un concetto che va al di la dello sport, Per questo motivo è più la comunità locale che viene verso di noi e ci segue in tutto ciò che facciamo e ci vede un po’ come un faro.
Chiudiamo con un suo parere rispetto a casi di studio da seguire: andando oltre l’AC Mestre, da Nord a Sud, quali sono i club di Serie C  che secondo lei riescono ad attuare una ottima strategia marketing coinvolgendo al meglio i partner commerciali? Io credo che moltissime società e responsabili marketing  di Lega pro e serie B facciano un grande lavoro tra mille difficoltà per tenere a galla il movimento calcistico territoriale con grande passione e senza molti aiuti credo che se un direttore marketing sia capace di fare un ottimo lavoro in lega pro o (e ce ne sono di bravi) in serie D, può tranquillamente svolgere la sua mansione in un club titolato. La guerra (metaforica) è nella nostra serie se una persona riesce a dare frutti in questa categoria è un ottimo direttore marketing che nulla ha da invidiare alle categorie superiori.

IN CHAT CON..! LA VIRTUS ENTELLA SBARCA SU WHATSAPP PER CREARE UN FILO DIRETTO CON I TIFOSI. MOTIVAZIONI E DETTAGLI NELL’INTERVISTA A FILIPPO MONTELATICI.

Dopo l’approfondimento dedicato alla campagna Social e Instagram del Pordenone Calcio, abbiamo puntato gli occhi e riversato la nostra curiosità su un’altra interessantissima iniziativa di comunicazione di un club di calcio: la Virtus Entella. Stavolta il mezzo è WhatsApp e la sua applicazione nel mondo calcistico. L’app diviene strumento istituzionale, ponte tra tifosi e calciatori, tra appassionati e club. Un modo innovativo o alternativo (come preferite: dipende dalle prospettive) di attivare un processo di fan engagement. Ne abbiamo parlato con Filippo Montelatici, addetto stampa del club di Chiavari.   

Domanda semplice e diretta: come e da dove nasce l’idea di “sbarcare” su WhatsApp? La premessa è che onestamente non siamo stati i primi ad utilizzare il mondo delle chat in ambito sportivo. Diversi club in passato hanno utilizzato in particolare Facebook in quest’ottica ma noi cercavamo qualcosa di diverso: una comunicazione istantanea, fluida, non più macchinosa ma bensì concretamente in tempo reale. Come Virtus Entella facciamo parte della stessa famiglia dell’ incubatore di imprese Wylab e, in uno dei corsi di aggiornamento che abbiamo frequentato, si parlava dell’applicazione di WhatsApp nelle strategie di piccole – medio aziende o organizzazioni. Da lì lo spunto in più per attuare e mettere in pratica questa iniziativa. E’ stato quindi attivato il profilo WhatsApp, letteralmente preso d’assalto da tifosi, simpatizzanti e semplici curiosi. Non potevano credere di stare dialogando realmente e in tempo reale con una società professionistica. Quasi in simultanea abbiamo lanciato l’iniziativa “In chat con…” – fiore all’ occhiello dell’operazione WhatsApp – ed è ovviamente stato boom. Facevamo fatica a tenere il passo. Ora in qualche modo si è istituzionalizzata e quindi disciplinata. Ci arrivano domande e richieste in tutti i giorni della settimana con 30/40 contatti giornalieri e arrivando a 200/300 utenti durante la chat diretta con il calciatore di turno. Per noi sono numeri importanti che ci danno grande soddisfazione. Inoltre ha fatto da ulteriore traino per tutti i social dell’Entella e per il sito, grazie alla ribalta che ha dato l’iniziativa.

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L’obiettivo principale è avvicinare ancor di più il club ai tifosi attraverso un filo diretto come l’applicazione di messaggistica istantanea: qual è stata la risposta dei tifosi? Quali le domande più frequenti? La risposta dei tifosi è stata sorprendente anche perché abbiamo scoperto di avere diversi simpatizzanti in tutto il territorio nazionale e tanti ce li siamo conquistati grazie a questa iniziativa. È stata una bella scoperta, un dato fondamentale sul quale lavorare. Diciamo che anche grazie a questa chat abbiamo attivato una “Operazione Simpatia” che è utile per ampliare il nostro bacino d’utenza e far conoscere il nome di Chiavari e il modello della Virtus Entella. Siamo una realtà piccola ma cerchiamo di lavorare al meglio per farci conoscere. In termini di domande più frequenti, considerando che il 90% dei nostri utenti durante le chat con i calciatori ha dai 12 ai 14 anni, sono: “Come faccio a diventare calciatore?”, “Quale squadra tifi?” e in diversi chiedono video – saluti o video – auguri. E’ un momento divertente, simpatico che avvicina molto i nostri tesserati ai tifosi e agli appassionati di calcio.

Dai supporter ai calciatori: quale è stata la reazione e sopratutto il coinvolgimento degli atleti chiamati in causa sino ad ora? Assolutamente positivo. I calciatori si prestano a questo tipo di iniziative ed è un modo per misurare anche la passione e l’interesse intorno a loro e al club. Ci siamo messi tutti in gioco e il risultato è andato oltre le più rosee aspettative. La cosa che poi mi fa molto piacere è che avevamo inizialmente messo in conto di possibili interferenze negative (insulti, prese in giro o altro) e invece devo dire che niente di tutto questo è accaduto, anzi l’operazione simpatia continua a crescere giorno dopo giorno.

Un esperimento che sino ad ora si può definire molto positivo: pensi che ci possa essere un ulteriore utilizzo dell’applicazione nell’ambito delle attività del club? Avete già in mente qualcosa? WhatsApp è ancora agli albori. Non credo siano state valorizzate al 100% ancora tutte le potenzialità di questa applicazione. La versione business, adesso sicuramente, aprirà nuovi orizzonti per le aziende ma anche per i club sportivi. È un campo ancora inesplorato che noi andremo a conoscere sicuramente per potenziare la nostra area comunicazione e creare nuove opportunità. Questo è il futuro.

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Concludiamo parlando del coinvolgimento dei tifosi. Le vostre iniziative evidenziano come il club sia attento ai propri tifosi ed in particolare a potenziare ancor di più l’interazione con loro. Come pensi si possa continuare a fidelizzare gli appassionati? Su quali elementi bisogna lavorare? La nostra esperienza ci porta a dire che è fondamentale creare un legame sempre più reale, diretto e vero con tutti coloro che seguono il mondo del club. La politica dell’area comunicazione dell’ Entella, e in questo il mio responsabile Matteo Gerboni, la presidentessa Sabina Croce ed io siamo in totale sintonia, è improntata all’ apertura e al fan engagement. Da sempre, oltre WhatsApp, attraverso i social ed altre iniziative ci siamo fatti conoscere con contest, iniziative, regali e premi. Per una realtà come Chiavari, per un club come la Virtus Entella, è fondamentale “andare a cercare”le persone e farsi conoscere per quello che siamo. Lavoriamo molto nelle scuole e con i bambini coinvolgendo direttamente i calciatori della Serie B. Non abbiamo la pretesa di far cambiare squadra alla gente, però vogliamo farci notare e far conoscere il nostro modo di vivere, interpretare e comunicare la passione per i nostri colori.

 

TRA IL SUCCESSO DI INSTAGRAM & LA POTENZA INALTERATA DI FACEBOOK: INTERVISTA A SERENA GALLETTI!

Lo sviluppo e il successo di Instagram, la potenza inalterata di Facebook nelle parole di Serena Galletti, esperta in web & social marketing.

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Se dicessimo che oggi viviamo nell’era di Instagram piuttosto che di Facebook, andiamo lontani dalla realtà? Beh…non tanto lontani, non solo per quanto riguarda le statistiche di utilizzo, che vedono Instagram in costante crescita anche se non ancora ai livelli di Facebook, ma soprattutto per l’efficacia data dall’ immediatezza di questo social, che più di altri offre opportunità di visibilità e di crescita in tempi decisamente più rapidi. Ovviamente richiede lavoro, attenzione al contenuto che postiamo e una grande cura. Facebook rimane fondamentale: per aumentare l’efficacia dei post è sempre consigliabile, anche con un ottimo copywriting, aggiungere un’immagine o un video, per creare maggiore coinvolgimento. Se siamo in ambito business non possiamo non dedicare un budget anche alle campagne ads. Facebook è uno strumento molto potente, ma non senza investire!

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Come spieghi il successo del Social network delle immagini? Il grande successo è dato da più fattori: le foto attirano e coinvolgono gli utenti, stabiliscono un legame emotivo più profondo rispetto ad un testo. Proprio per questo è diventato un linguaggio fondamentale per le imprese: rendono l’azienda e il brand immediatamente riconoscibili, e riescono a raggiungere un vasto pubblico. Inoltre Instagram si è evoluto negli anni, in particolare dopo l’acquisizione da parte di Facebook, a cui tende ad assomigliare sempre di più, soprattutto per quanto riguarda tutte quelle funzioni che permettono di interagire meglio con i propri follower: commenti e like, Stories, video in diretta e DM (Direct Message). Aggiungo che non si può tralasciare l’uso degli hashtag, che rappresenta una delle strategie più importanti per raggiungere i propri target: gli # si possono seguire, un ulteriore opportunità di cui approfittare.

Ti occupi di web marketing anche attraverso consulenza e formazione. Parlando di Profili Instagram per le Aziende: quali possono essere gli elementi sul quale puntare? Quali gli step per creare un profilo capace di attrarre, interessare e coinvolgere nuovi e vecchi clienti? Pensando di creare un profilo da zero, sicuramente la prima cosa da fare con grande attenzione è la scelta dell’immagine del profilo. Per un profilo aziendale il logo è una scelta vincente, che permette subito di associare il profilo Instagram al Brand di riferimento o all’immagine coordinata aziendale. Per il profilo di un professionista (cosa che vale anche per un profilo personale) è meglio scegliere un’immagine che permetta di essere riconosciuti e che possa rimanere impressa, grazie a un particolare look o una posa particolare. Io consiglio anche di non cambiare troppo spesso l’immagine del profilo, come molti fanno, perché in alcuni casi può rendere più difficile una certa “riconoscibilità immediata” anche in relazione alle Stories. Bisogna porre particolare attenzione alla Bio, inserendo parole chiave che identifichino il settore di appartenenza o le attività svolte, scegliendo una formattazione schematica, tipo elenco puntato che possa dare tutte le informazioni utili a chi entra nel profilo per la prima volta, incluse eventuali Call to Action, come ad esempio invitare i follower ad usare un particolare tag.

Vorrei però spendere qualche parola in più sulle stories, che sono una delle opportunità più importanti da sfruttare, al punto da essere, in tanti casi, più efficaci e performanti delle sponsorizzate! Bisogna saperle usare, trovando il modo giusto di interagire con i propri follower e usando tutti gli strumenti che possiamo, per portare traffico sul proprio sito web o blog e ovviamente….convertire! Potrei parlare molto a lungo di questo particolare strumento, perché le stories spesso sono oggetto di discussioni anche con i clienti che “non lo sentono troppo nelle loro corde”. Io rispondo sempre che è importante trovare il proprio personale modo di comunicare, che in qualche modo ci caratterizzi. Può essere un gesto come un saluto particolare, oppure un’azione come farsi vedere mentre camminiamo e nel frattempo parliamo di un argomento specifico, oppure un tipo di inquadratura. Per i più timidi le stories possono essere fatte anche utilizzando delle semplici foto, ma la cosa che funziona di più è sempre “metterci la faccia”, perché chi ci segue vuole interagire con noi personalmente e le stories offrono proprio questo livello di contatto!

Entrando nel nostro Settore di competenza, quali sono gli sportivi che secondo te utilizzano al meglio Instagram? E tra le Società o Federazioni Sportive? Se parliamo di sportivi la logica è un po’ diversa da quella aziendale e si parla soprattutto di strategie di personal branding. Ci sono sportivi che hanno saputo sfruttare la propria popolarità alla grande anche con i social, creando un’interazione con il proprio pubblico, a prescindere dall’appartenenza a un determinato team. In ambito calcistico si potrebbero fare tanti esempi, ma dato che siamo a fine anno non posso non citare Cristiano Ronaldo, molto presente nella classifica dei post più apprezzati del 2017, classifica rilasciata direttamente da Instagram.

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Per concludere, ci indicheresti dei profili di personaggi pubblici o organizzazioni che per te sono un esempio di strategia comunicativa vincente? E perchè? Qui ci potrebbero essere tantissimi esempi da fare, ma non è mai elegante fare nomi e cognomi. Personalmente preferisco di gran lunga i personaggi pubblici più disponibili a una comunicazione che li mostri anche nel quotidiano, in modo da creare una sorta di contatto con il pubblico più “reale”. Per quanto riguarda le organizzazioni si rimane spesso in un ambito istituzionale e forse anche troppo autoreferenziale. A mio parere quando ci si avvicina al proprio pubblico comunicando in modo diretto e “friendly”, si ottiene sicuramente un coinvolgimento maggiore, ma non sempre questo è possibile. E infine le strategie, altro tema caldo: forse la cosa più utile che posso dire è che le strategie non sono mai vincenti in assoluto, e se parliamo di Instagram in particolare, a causa degli aggiornamenti che vengono fatti costantemente a livello di algoritmo, non si può mai essere sicuri di niente! Tantissime volte ci troviamo ad avere una crescita veloce, più o meno costante che ci fa credere di “avercela fatta” e poi improvvisamente ci troviamo a dover affrontare un blocco o un rallentamento in termini di aumento dei follower, delle interazioni e delle conversioni. La cosa importante è fare sempre dei test e adattare la strategia costantemente, ponendo sempre grande attenzione prima di tutto ai contenuti, poi ovviamente anche alle source che scegliamo, cercando di rimanere sempre focalizzati sui nostri target. E se facciamo uso di bot o tool di vario genere, fare sempre test e sperimentare sempre strumenti nuovi.

 

LA FANTASIA NON SI PROGRAMMA. INTER – PORDENONE: STORIA DI UNA CAMPAGNA SOCIAL RIUSCITA. L’INTERVISTA A MARCO MICHELIN RESPONSABILE COMUNICAZIONE DEL PORDENONE CALCIO

Abbiamo il dono o il difetto della curiosità. Mescolata con la passione è un mix letale. Seguiamo costantemente i profili social dei principali club sportivi, non tralasciando le serie cosiddette “minori” che poi evidentemente così minori non sono. Abbiamo seguito con attenzione, curiosità e divertimento la campagna social del Pordenone Calcio prima dello storico match di Coppa Italia contro l’Inter a San Siro lo scorso dicembre. Lo riteniamo un modello da seguire, una comunicazione che possa essere un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano in un modo o nell’altro di comunicazione. Abbiamo provato a contattare i responsabili dell’iniziativa e abbiamo fatto centro, raccogliendo la testimonianza e le parole di Marco Michelin, Responsabile Comunicazione del Pordenone Calcio che ringraziamo per l’attenzione e la disponibilità.

Siamo stati letteralmente colpiti dalla vostra strategia di comunicazione che ha accompagnato la Squadra a San Siro per il match di Coppa Italia contro l’Inter lo scorso dicembre. L’abbiamo trovata una iniziativa intelligente, simpatica, divertente e creativa. Un qualcosa di nuovo che sicuramente andava, almeno per noi, evidenziato. Come è nata questa idea e, ti chiediamo subito, se fosse già in preventivo prima del passaggio del turno con il Cagliari?!!? Il tutto è nato qualche giorno dopo la vittoria di Cagliari. Prima, sinceramente, non ci avevamo pensato anche perchè espugnare la Sardegna Arena era un sogno. Abbiamo iniziato perchè c’erano venute delle idee che ci sembravano davvero simpatiche (esempio Berrettoni vs Icardi). Così io e il mio bravissimo collega Sebastiano (mi aiuta con il sito e i social, materia che conosce molto bene; cura in particolare e i video) abbiamo scritto su una lavagnetta quello che ci veniva in mente. Tantissime idee sono state poi sviluppate. Tanti sapevano che si sarebbe giocata Inter-Pordenone, volevamo lo sapessero tutti e con largo anticipo. Una delle scelte vincenti è stata quella del countdown, che ha creato una crescente attesa giorno dopo giorno.

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Nella tipologia di comunicazione abbiamo visto un concetto sicuramente al passo con i tempi, ci spieghiamo meglio. I riferimenti alla play station, il paragone Berrettoni – Icardi, lo stile ironico ci hanno ricordato molto dei fenomeni mediatici come Calciatori Brutti, Calciatori Ignoranti etc.. Ci sbagliamo? Oggi credi che questi tipi di blog o siti abbiano cambiato un pò le strategie dei club professionistici rendendoli molto più “umani” e meno distanti dai tifosi? Credo che siamo riusciti a “istituzionalizzare” l’ironia. Mi spiego meglio. Solitamente l’ironia nel calcio è materia di questi (seguitissimi) siti e pagine. La novità è stata che una squadra di calcio (in Italia, perchè all’estero diverse realtà lo fanno abitualmente) abbia in parte usato il linguaggio di queste pagine. Noi crediamo molto in questo “stile” e vogliamo, stando sempre attenti a rispettare certi equilibri, continuare a sperimentare nuove idee/iniziative. I tifosi hanno dimostrato di apprezzare.

Parliamo di dati: quale il ritorno statistico in termini di like, visualizzazioni e visitatori di ritorno? Quando abbiamo iniziato il countdown, il 4 dicembre, i numeri sui social erano più o meno questi: Facebook 22 mila, Instagram 4 mila, Twitter 3 mila. Durante Inter-Pordenone su Facebook abbiamo toccato quota 30 mila, su Instagram 10 mila e su Twitter 5 mila. Nelle ore successive il boom più grande: Facebook oltre 34 mila, Instagram oltre 24 mila (!) e Twitter oltre 6 mila. Alla vigilia di Inter-Pordenone abbiamo lanciato anche il nuovo sito e ha avuto molto successo.

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Parlaci della comunicazione del Pordenone Calcio. Su quali canali siete presenti? Su quali aspetti in particolare vi soffermate? Spesso, ci piace sottolineare il legame con il territorio che come vediamo avete anche voi in maniera spiccata. Quali sono le iniziative sviluppate online e offiline? Siamo presenti su Facebook, Instagram e Twitter. Il territorio è fondamentale, il legame si può rafforzare sia dal vivo (in primis) che anche online (più per i simpatizzanti che vivono altrove). Abbiamo un bellissimo Progetto Scuole, oltre che – restando in casa – un Settore giovanile di primissimo livello: la società, in primis il presidente Mauro Lovisa (con i soci Giampaolo Zuzzi e Maurizio Orenti), ci credono molto. Su questi ambiti, come sul settore femminile, cerchiamo di essere molto presenti con foto, video e post sui social. La Prima squadra è la Prima squadra, ma il Pordenone è una realtà a 360 gradi che vuol crescere sempre più. Ci tengo a dire, a tal proposito, che il bello della nostra comunicazione è stata la condivisione delle idee veramente con tutti. Durante l’avvicinamento a Inter-Pordenone è stato bello confrontarsi ogni giorno con i colleghi d’ufficio (li cito, oltre a Sebastiano ci sono Alessia, Fabio e Sara, amici oltre che compagni di scrivania), il presidente (che ci ha da subito sostenuto), lo staff tecnico, i giocatori e tutti le altre persone che operano nel nostro centro sportivo (il De Marchi, sede degli allenamenti oltre che degli uffici).

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Per concludere, non ci è sfuggita una storia di Instagram sul vostro Profilo ufficiale dove verso le 6 del mattino eravate in sede: quanto è dura la vita del Social Media Manager del Pordenone Calcio? Quali capacità in particolare deve avere un social media manager che si occupa di sport? Siamo rientrati a quell’ora, ma non ci pesava… Era stata una notte unica e storica. Dopo quella storia ho preso i giornali e fatto la (ricca) rassegna stampa, solo poi colazione. E così, senza dormire, è iniziata una nuova giornata neroverde. Le caratteristiche di un social media manager? Secondo me deve avere sicuramente tanta passione, attenzione e pazienza, saper programmare ma anche saper cambiare tutto all’ultimo secondo (la fantasia non si programma), riuscire a creare contenuti di immediata comprensione (l’utente ti dedica qualche secondo, non di più; se non lo convinci ti “boccia”). Concordi?